Governo Macron impone tassa a compagnie aree e Big Data

Tra Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese, e Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti d’America, non corre di certo buon sangue. I due si sono già visti più volte, sfoderando il massimo della diplomazia di circostanza. Ma nei fatti, di fondo, ci sono profonde divisioni.

Macron ha riportato la Francia in un rapporto paritetico con la Germania, dopo gli anni di assoggettamento francese alle volontà della Merkel durante la presidenza Hollande. Ha così co-impostato lui la politica economica e sociale dell’Unione europea, danneggiando ancor di più il nostro Paese (la chiusura della frontiera francese con Ventimiglia è un esempio lampante).

A livello mondiale, invece, ha continuato la politica aggressiva della Francia nei confronti di Africa e Medioriente (su tutti, il fronte siriano). Beccandosi spesso le critiche del Tycoon alla Casa Bianca. Ma dove i due si sono maggiormente divisi è sul clima (Trump si è rifiutato di firmare l’ultimo trattato internazionale, credendo nel ritorno al carbone), nonché sugli accordi di scambio commerciali. Dato che The Donald ha deciso di imporre diversi dazi, specie nel settore agro-alimentare.

La questione dell’albero regalato da Macron a Trump in segno di un’amicizia che deve crescere tra i due Stati, è l’emblema della frizione tra i due. Prima è sparito (con tanto di foto dello sradicamento) dopo che il Presidente francese aveva lasciato gli States. Poi è notizia di qualche giorno fa che si sarebbe addirittura seccato.

Ma questione potanica a parte, il rapporto tra i due già profondamente logorato da una diversa visione dei propri interessi, ha subito un ennesimo colpo: il Governo Macron ha deciso di imporre una tassa alle cosiddette Big Data americane. Il che ha subito provocato l’ira di Donald Trump.

Tassa francese alle Big Data, la reazione americana

Stando a quanto riferisce il Financial Times, il governo degli Stati Uniti indagherà se il piano francese di tassare le società tecnologiche americane sia equo. E potrebbe potenzialmente emettere tariffe di ritorsione in risposta.

Il rappresentante commerciale statunitense, Robert Lighthizer, ha affermato che avrebbe eseguito un’indagine della sezione 301 sulla tassa sui servizi digitali in Francia. Lighthizer ha detto che le tasse penalizzano ingiustamente le compagnie americane. La mossa potrebbe potenzialmente portare a tariffe su articoli francesi come vino o automobili, anche se entrambe le parti dovrebbero cercare di raggiungere un accordo negoziato prima che si arrivi a ciò.

“Gli Stati Uniti sono molto preoccupati che la tassa sui servizi digitali che approvata dal Senato francese si rivolga ingiustamente alle compagnie americane”, ha detto Lighthizer.

“Il presidente ha affermato che investigheremo sugli effetti di questa legislazione e determineremo se è discriminatoria o irragionevole e ostacola o limita il commercio degli Stati Uniti”.

Una fonte del ministero delle finanze in Francia ha detto al FT che la tassa era completamente conforme a tutte gli accordi internazionali e che non era appropriato minacciare potenzialmente le tariffe commerciali a causa di esso.

Cosa prevede la tassa? Una commissione del 3% sul fatturato di un’azienda se ha entrate superiori a 750 milioni di euro in tutto il mondo e 25 milioni di euro in Francia. Le aziende coinvolte includeranno anche Apple, Facebook e Amazon. Il presidente francese Emmanuel Macron e il ministro delle finanze Bruno Le Maire hanno così giustificato la decisione: “rendere il capitalismo più equo”. Per loro un argomento prioritario e vogliono assicurarsi che le aziende tecnologiche in Francia stiano pagando una quota equa.

Il presidente Trump sarebbe irritato dalla tassa e l’ha considerata un attacco diretto alle imprese americane. Gli Stati Uniti hanno fatto un’indagine sulla sezione 301 prima: nel 2017, ha esaminato le azioni della Cina contro la tecnologia e la proprietà intellettuale americane. Di conseguenza, le tariffe sono state aumentate sulle importazioni cinesi, per un valore di $ 250 miliardi. Il che è stato il catalizzatore per l’attuale guerra commerciale tra i due paesi. Quindi, si può dire che chi di dazi ferisce, di dazi patisce.

Jennifer McCloskey, vicepresidente della politica dell’Information Technology Industry Council, un’organizzazione che rappresenta le società tecnologiche in tutto il mondo, ha affermato che occorre adottare misure più rigorose.

“Mentre speravamo che l’escalation di questo problema potesse essere evitata, ora riconosciamo che i paesi colpiti dalla misura della Francia devono agire più energicamente per convincere la Francia e altri ad astenersi da misure unilaterali e riprendere le discussioni dell’OCSE”, ha detto.

“Appoggiamo gli sforzi del governo degli Stati Uniti per indagare su queste complesse questioni commerciali, ma esortiamo a perseguire l’indagine 301 in uno spirito di cooperazione internazionale e senza utilizzare le tariffe come rimedio”.

Francia, non solo web tax: arriva anche la tassa sugli aerei

E pensare che Macron è un liberista. Insieme alla web tax, il suo governo ha deciso di imporre anche una tassa sui voli aerei, in nome dell’ambiente. Di fatto è già stata ribattezzata Greta tax.

Ad annunciarlo la ministra dei trasporti Elisabeth Borne: sarà prevista una ecotassa che varierà da 1,50 a 18 euro che si applicherà sui biglietti aerei di tutte le compagnie per i voli dalla Francia verso l’estero.

Il nuovo balzello sarà di 1,50 euro per le classi economiche nei voli all’interno dell’Europa e di 9 per le classi più elevate. Per i voli fuori dal Continente la tassa salirà a 3 euro per le classi economiche e 18 euro per quelle più alte.

Saranno esclusi i voli verso la Corsica, i territori francesi d’Oltremare e le corrispondenze aeree.

Oltre alla questione ambientale, però, ci si mette ovviamente anche una ragione finanziaria. Con questa misura, il Governo afferma che entreranno nelle casse dello Stato 182 millioni di euro a partire dal prossimo anno. I quali saranno destinati però a finanziare modalità di trasporto meno inquinanti.

Sarà davvero così? E se la misura finirà per disincentivare i viaggi tra i cittadini d’oltralpe. Sarà il tempo a dirlo. Certo che il Governo Macron già vive una certa impopolarità, col suo partito – La Republique En Marche – che alle ultime europee ha preso meno voti della Le Pen di 2 punti percentuali (24 a 22).

Il rischio è che questa tassa, che sicuramente le compagnie aeree operanti in Francia faranno ricadere sui viaggiatori, faccia perdere altri voti al Presidente.

Vedremo poi se sarà imposta anche per i voli dall’estero alla Francia (il che potrebbe disincentivare il turismo d’importazione) e se sarà presa da esempio da altri paesi dell’Unione europea. Del resto, sono bravi a copiarsi a vicenda. Soprattutto nelle cose negative.

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