Nuovo Ltro in arrivo: Mario Draghi imparerà dai suoi errori?

In una concitata conferenza stampa, il 4 luglio Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea, ha annunciato la realizzazione di un nuovo LTRO. LTRO, conosciuto anche come Piano di Rifinanziamento a Lungo Termine, è un provvedimento corposo che prevede la cessione alla banche commerciali e nazionali, da parte della Bce, di risorse ingenti. L’Europa non è nuova a operazioni di questo genere. Una sua prima versione, infatti, è stata adottata a due riprese nel biennio 2011-2012 e ha portato a risultati contraddittori.

Da un lato, è stata scongiurata una crisi bancaria che, in un momento di profonda recessione economica, avrebbe di fatto gettato il Continente nel baratro. Dall’altro lato, però, i 1000 miliardi di fatto regalati alle banche non hanno contribuito minimamente alla ripresa economica. Quest’ultimo punto è controverso. Soprattutto, sono controverse le interpretazioni che spiegano il fallimento. La vulgata ufficiale rivela che, a mancare, è stata la trasmissione tra banche e imprese-famiglie.

Il motivo di ciò sarebbe rintracciabile nella necessità degli istituti finanziari di incamerare capitale allo scopo di proteggersi dalle turbolenze che, in quel periodo, apparivano inevitabili. La versione non ufficiale, e sostenuta da chi condanna o critica fortemente l’assetto attuale delle istituzioni europee, rivela invece che LTRO è stato pensato per raggiungere un solo – poco nobile – obiettivo: favorire la Germania. Il paese tedesco, infatti, aveva “in pancia” una quota rilevante del debito dei paesi in sofferenza. Grazie al piano di rifinanziamento, le banche del sud hanno acquistato i titoli detenuti dai tedeschi, privandoli così di una pericolosissima patata bollente.

Da qualsiasi lato la si voglia guardare, l’unico punto fermo è proprio il fallimento – almeno da una prospettiva di crescita – del primo LTRO. Ora Draghi ci riprova. Perché? La sensazione è che il numero della Bce abbia imparato la lezione. L’LTRO annunciato il 4 luglio sembra infatti solo un lontano parente di quello attivato anni fa. Importantissima, a riguardo, è la conditio sine qua non che permetterà alle banche di ricevere il denaro dalla Bce: “passarlo” alle famiglie e alle imprese.

Niente acquisto di titoli dunque, niente accumulo di capitale. Solo prestiti. Pensata in questo modo, il nuovo piano sembra in grado di favorire la ripresa economica. D’altronde è proprio la liquidità l’elemento che manca agli attori sociali per tirarsi fuori dalle sacche della crisi. E’ il tema del credit crunch, così caro – almeno a parole – a Draghi.

Il quadro, però, resta incerto. A frenare una possibile ripresa economica, anche in presenza di un LTRO finalmente funzionale alla crescita, potrebbe intervenire la questione dell’inflazione. Ancora troppo bassa, ancora pericolosissima allo zero. Con un inflazione così bassa, già negativa per metà del paniere, gli investimenti non ripartono. E’ logico: se il valore del denaro aumenta di per sé, perché immetterlo nel sistema reale e rischiare di comprometterlo?

A tal proposito, Mario Draghi ha annunciato, a inizio giugno, nuove misure di politica monetaria espansiva. Sono in molti però, soprattutto tra i trader, a considerarle come il topolino partorito dalla montagna. Ci si aspettava il Quantitative Easing, e invece il mondo si è ritrovato con un Europa che, semplicemente, ha abbassato i tassi di interesse. Poco per risollevare i destini di un intero continente.