Ltro, le aste sono iniziate: ecco cosa sono e come funzionano

Tra la delusione generale degli analisti più ottimisti, Mario Draghi ha scelto di non introdurre il Quantitative Easing ma di continuare per la strada intrapresa già da qualche anno: taglio ai tassi di interesse e rifinanziamento delle banche. Quest’ultima misura, però, è stata riproposta in una variante forse in grado di risolvere uno dei problemi che attanaglia l’economia europea: il credit crunch, ossia la difficolta per famiglie imprese a garantirsi i prestiti alle imprese. Non a caso, il programma i rifinanziamento prende il nome di Tltro, mentre la versione precedente si chiamava semplicemente Ltro.

La “t” sta per targeted. In questa parola è riassunto l’elemento di novità. I finanziamenti della Bce saranno infatti limitati – quindi targhettizzati – solo a quegli istituti che dimostreranno di aver utilizzato il denaro per finanziare a loro volta famiglie e imprese. Questo, ovviamente, sulla carta. I metodi per escludere i “furbetti”, secondo alcuni, lasciano a desiderare.

Ma partiamo con ordine. La Bce mette a disposizione 1000 miliardi per tutte le banche commerciali europee (o meglio quelle che faranno richiesta) in sei tranche trimestrale. Ciò significa che ogni tre mese ci sarà una sorta di asta alla quale parteciperanno gli istituti che si saranno iscritti al programma, con in dote richieste variabili. La prima asta è stata realizzata il 18 settembre (la sottoscrizione invece si è conclusa due giorni prima).

Per le prime due aste, Intesa Sanpaolo ha chiesto 13 miliardi; UniCredit 14 miliardi, Monte dei Paschi 6 miliardi, Mediobanca 1,6 miliardi, Bper 2 miliardi, Credem 700 milioni. Alla prima, sono stati ottenuti rispettivamente 4 miliardi, 7,75 miliardi, 3 miliardi, 500 milioni, 2 milioni, 735 milioni. Banca Popolare Milano e Ubi Banca parteciperanno alla seconda asta.

Ltro è nei fatti un prestito dalle condizioni vantaggiosissime. Si parla di una scadenza triennale con un interesse dello 0,15% (quindi dieci punti base sopra i tassi di riferimento) e comunque inferiori all’inflazione che attualmente si attesta allo 0,4%.  Proprio la questione degli interessi è al centro del discorso sui metodi per contrastare chi, tra le banche, intende perseverare nel funding e ignorare le incessanti richieste di prestito da parte di famiglie e imprese. Semplicemente, si è pensato a un disincentivo. Se negli ultimi tre mesi le banche non avranno utilizzato il denaro a loro prestato per finanziare l’economia, dovranno restituire il “maltolto” prima del termine naturale e con un interesse maggiorato. Per la precisione, a partire dal 2016.

Basterà? Sono in molti a storcere il naso. Tra i più scettici figura l’agenzia di rating Fitch, che si dice sicura del fallimento dell’operazione proprio in virtù della pochezza del vincolo. D’altronde, l’Ltro di due anni fa non ha funzionato affatto – la banche hanno utilizzato i soldi per comprare titoli di Stato italiani – dunque perché mai dovrebbe funzionare un’operazione leggermente diversa?

Senza contare poi che il Tltro non potrà essere utilizzato per finanziare uno dei settori nevralgici per l’economia e attualmente in forte crisi: il settore immobiliare. A pesare, in questo caso, è stato il diktat della Germania, che teme la bolla speculativa per il mattone.