Liti fiscali: come risolverle con l’acquiescenza

Si chiama “acquiescenza“, ed è uno strumento non troppo noto, che tuttavia si pone come valida alternativa per cercare di porre un congruo termine alle lite fiscali. Ma cosa è l’acquiescenza? E perchè potrebbe essere conveniente approcciare a tale strumento di risoluzione delle liti fiscali?

Procedendo con ordine, evidenziamo come con il termine acquiescenza si intenda la sostanziale accettazione dell’atto di accertamento ricevuto dal contribuente, e con il quale si forniscono dati e valutazioni che sono difficilmente contrastabili. In altri termini, il contribuente che accetta l’avviso di accertamento e le segnalazioni in esso contenute, rinunciando pertanto a proporre ricorso, può ottenere una riduzione delle sanzioni – sia di natura amministrativa che di ordine penale – particolarmente importante.

L’accettazione dell’atto attraverso acquiescenza, infatti, comporta il taglio delle sanzioni amministrative a un terzo, e la diminuzione fino a un terzo delle sanzioni penali, oltre alla mancata applicazione delle pene accessorie. In cambio, come già anticipato, è tuttavia necessario che il contribuente rinunci a impugnare l’avviso di accertamento, rinunci a presentare istanza di accertamento con adesione, e si impegni a pagare – entro 60 giorni dalla notifica dell’atto – le somme che sono dovute, tenendo conto delle riduzioni.

Ancora, si tenga in considerazione che le somme che sono dovute a seguito di acquiescenza, possono essere versate – alternativamente – in un’unica soluzione o in forma rateale: in quest’ultimo caso di può beneficiare di una rateizzazione in 8 rate trimestrali di pari importo o – qualora l’importo complessivo da pagare superi i 51.645,69 euro – un massimo di 12 rate trimestrali. Solamente per la prima rata non sono dovuti interessi, mentre per quelle successive alla prima si dovranno aggiungere gli interessi, calcolati secondo il tasso legale attualmente in vigore (1%).

Si ricorda infine che entro 10 giorni dal versamento dell’importo complessivo o – nell’ipotesi in cui si sia proceduto a godere della rateizzazione – della prima rata, il contribuente dovrà far pervenire all’ufficio la quietanza attestante l’avvenuto pagamento. Qualora invece il contribuente non paghi anche una rata del piano di rateizzazione entro il versamento della rata successiva, il totale delle somme sarà iscritto a ruolo, mentre le sanzioni per ritardati e omessi versamenti verranno raddoppiate, dal 30% al 60%.