Liberalizzazioni, Italia batte Francia e Germania

Mercato libero luce e gas
C'è ancora molta diffidenza sulle liberalizzazioni

A partire dagli anni ‘90, complice l’esigenza di fare cassa e una necessità di ammodernare il proprio comparto economico, l’Italia ha messo in piedi una serie di riforme volte a liberalizzare settori strategici. E lo ha fatto al punto che, stando all’edizione 2017 dell’Indice delle liberalizzazioni dell’Istituto Bruno Leoni, il voto conseguito dall’Italia nel 2016 è di 71 punti. Superando di fatto Francia e Germania. Un ottimo trend, che ci ha visti avanzare dai 66 punti del 2014, ai 67 del 2015 fino ai 70 dello scorso anno. Dunque 5 punti in più nel giro di 3 anni.

Il massimo raggiungibile sono 100 punti, il che vuol dire essere un Paese totalmente liberalizzato. Quello europeo che ci si avvicina di più è la Gran Bretagna, che torna a 95 punti dopo i 94 dell’Indice 2016. Tuttavia, occorre capire cosa accadrà dopo la Brexit, che potrebbe comportare un dietrofront in chiave nazionalista. Del resto, è proprio l’Unione europea a chiedere maggiormente che si proceda con le liberalizzazioni. potrà esserci un riassetto, a partire dalla regolamentazione delle tariffe dell’energia. Già sul trasporto ferroviario il Regno Unito fece retromarcia, riportando la rete sotto l’ala pubblica dato che i privati non provvedevano alla manutenzione dovuta, con la conseguenza che i prezzi salivano continuamente.

Liberalizzazioni: bene Italia, ma…

Ma attenzione. La liberalizzazione non sempre si traduce con il successo. Infatti, Secondo i dati diramati lo scorso anno in occasione del convegno tenutosi presso l’Acquirente unico, a 15 anni dalla liberalizzazione totale del mercato dell’energia, più del 50% degli utenti britannici ha deciso comunque di non cambiare fornitore. Motivo? Si sono trovati dinanzi a poca chiarezza e scarsa possibilità di confrontare le offerte. Lo stesso sta accadendo in Italia, che nella classifica delle liberalizzazioni fra i 28 Paesi Ue risulta ottava. Davanti ad essa Polonia, Svezia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna e Paesi Bassi. E nel 2016 era pure sesta. Come è possibile visto che aumenta come visto di punteggio? Poiché gli altri stanno aumentando di più.

A spiegarlo è Serena Sileoni, vicedirettore generale dell’Istituto Leoni: «Si configura una graduale convergenza verso un mercato aperto che dipende anche dall’uniformazione delle direttive europee». Pertanto, il nostro Paese si sta avvicinando al Regno Unito per effetto di un adeguamento che riguarda tutti a questo modello comune. Tuttavia, se il Regno Unito è già avanti da tempo su questa strada (come detto punteggio 95), a noi ci vorranno ancora anni per arrivarci.

Liberalizzazioni: quali sono i settori italiani più aperti al mercato

Quali sono i settori italiani maggiormente liberalizzati? Senza dubbio quello delle Telecomunicazioni, ce guadagna 91 punti. Quarto posto in Europa, per la presenza di tanti operatori di telefonia mobile, ma anche per la graduale riduzione della concentrazione del mercato nella banda larga fissa. Inoltre, rispetto al 2016 siamo scesi di 3 punti. Qualcosa potrebbe smuoversi l’anno prossimo, visto che la francese Vivendi è stata definita da Consob controllante di fatto di Telecom. E potrebbe cedere la rete. Al secondo posto dei settori più liberalizzati troviamo il settore elettrico, che si attesta su di un 79 punti. In questo caso, molto ha influito la legge Bersani del 2007. Tuttavia, ha ancora un freno che dovrebbe essere rimosso con la completa apertura nel 2019, in seguito alla rimozione del servizio di maggior tutela.

Al terzo posto dei settori più liberalizzati troviamo Televisioni e Aerei, con 78 punti. Rispetto al 2016, il settore televisivo ha guadagnato sei punti. Ma la zavorra resta ancora la presenza della Rai. Il trasporto aereo ha invece guadagnato un solo punto. Tuttavia, l’anno prossimo potrebbe esserci una regressione, dato il commissariamento di Alitalia. Quest’ultimo infatti significa trattamento pubblico di una compagna privata. Comunque, la presenza di tante compagnie private, in primis Ryanair ed Easyjet nei nostri cieli, ha reso il mercato aereo italiano molto aperto. Specie quello del low cost.

Bene anche assicurazioni e lavoro. Le Assicurazioni si piazzano quinte con 76 punti, e anche qui grosso peso ha avuto la legge Bersani del 2007. Fino a quel momento, infatti, le compagnie tendevano a “fare cartello”. Inquinando così la liberalizzazione di un mercato che dovrebbe esserlo per antonomasia. Avanzano guadagnando 11 punti in due anni. Al sesto ci troviamo il mercato del Lavoro con 71 punti. Ma Renzi non esulti, perché anche qui potrebbe essere presto sconfessato (come già successo per il lavoro femminile in aumento, il cui merito va ascritto alla Legge Fornero e non al Jobs Act). Infatti, l’indicatore, nella parte sulle regole costruita sulla base di dati Ocse, non tiene ancora conto del Jobs Act.

Anzi, come scrive Fabiana Alias: «Nonostante la flessibilità introdotta dal Jobs Act l’Italia continua a connotarsi come un Paese a basso tasso di occupazione strutturale, costantemente inferiore alla media europea del 10%». Un indicatore di ciò sono i cosiddetti Neet, vale a dire i giovani dai 15 ai 29 anni che non studiano, non lavorano, né si formano. Sono il 24,3% della popolazione. E si tratta della percentuale più alta tra i Paesi dell’Ue, dove la media è del 14,2%.

Cala il Gas, salgono Poste

Se c’è un settore particolarmente liberalizzato in Europa è quello del Gas. In Italia il settore del Gas naturale si piazza al settimo posto, mercato libero dal 2003: fa segnare 70 punti, ma due in meno rispetto al 2016. Il fenomeno riguarda tutta l’Europa: il motivo va ricercato nel calo della domanda dovuto alla crisi e al contempo alla forte crescita delle rinnovabili. Bene invece Poste italiane, che salgono all’ottavo posto con 69 punti, +15 in due anni. Ad incidere pure l’avvenuta quotazione in Borsa. Dovrebbero guadagnare ancora posizioni, in vista dell’abolizione effettiva nel 2018 dell’esclusiva sugli atti giudiziari.

Noni si piazzano i Carburanti, con 52 punti. Un bel balzo, visto che avevano 44 punti lo scorso anno. Ad incidere anche il fatto che l’Istituto Bruno Leoni ha modificato il metodo di valutazione e sono stati resi disponibili dall’Unione petrolifera dati più precisi su self service e vendite di prodotti diversi. Ma è anche vero che ad incidere è l’efficace dispiegarsi della competizione, che ha consentito di allineare i prezzi industriali alla media europea.

Liberalizzazioni, non volano i trasporti ferroviari

Il trasporto ferroviario, scusateci il gioco di parole, non decolla. E’ infatti fermo a metà, vale a dire a 50 punti. Una posizione che rispecchia da un lato l’alta velocità, visto che l’Italia è stata l’unica a liberalizzarla, ma dall’altro l’arretratezza del trasporto locale. La situazione potrebbe cambiare il prossimo anno, quando a livello regionale dovrebbe esserci una concorrenza a Ferrovie dello Stato. Società che per ora si quota in Borsa, ma resta pubblica.

Liberalizzazioni: approvata nel 2017 prima Legge sulla concorrenza

Nel 2017 è stata approvatala la prima Legge sulla concorrenza. Sebbene sia in attesa di alcuni decreti esecutivi sui punti chiave, come la maggior tutela nell’energia e il trasporto pubblico non di linea (caso Uber). La legge è stata realizzata in base alle segnalazioni dell’Antitrust, ma l’autorità garante delle comunicazioni avrebbe preferito interventi più mirati settore per settore. Si pensi ad energia elettrica, gas e telecom, su cui l’Autorità ha in corso ben otto accertamenti per intese, abusi o concentrazioni: tre su Enel, A2A e Acea, tre su Telecom, una su Tim-Fastweb, una su 2I Rete Gas. Ma noi in Italia siamo fatti così: facciamo sempre le cose a metà.

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1 commento

  1. Francia e Germania non svengono il loro patrimonio, mentre noi lo diamo in mano a grosse corporazioni che non fa manco contratti decenti ai nostri figli.
    Bella merda.

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