Liberalizzazione Taxi: vantaggi e svantaggi

Cerchiamo di fare chiarezza su un tema sul quale si dibatte da anni

Di tanto in tanto sentiamo parlare di liberalizzazione Taxi, e della rivolta copiosa da parte sei tassisti che scendono in massa in piazza ogni qualvolta un Governo vuole metterci mano. Del resto, oggi esistono servizi paralleli a quelli ormai storici svolti dai Taxi, come quelli offerti da Uber e da Ncc. Sta crescendo poi la pratica del car sharing tra privati cittadini. Tutti servizi poggianti su applicazioni per smartphone che li rendono immediati, economici ed efficienti. Inoltre, contro gli stessi Taxi vengono rivolte ormai altrettanto storiche accuse, come quelle di vendere caro il proprio servizio, approfittare dei turisti, non utilizzare il tassametro ma chiedere un conto a forfait, ecc. Ma in cosa consiste davvero la liberalizzazione Taxi? Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi per i tassisti stessi e l’utenza? Vediamolo di seguito.

Liberalizzazione Taxi: come ottenere la licenza

liberalizzazione taxi
Una lunga coda di Taxi

Innanzitutto, dobbiamo partire col dire come si diventa tassisti. Per definirsi tali, non basta ottenere la patente B e l‘iscrizione all’albo dei conducenti alla Camera di commercio. Il passo più duro è ottenere una licenza di taxi, che in teoria viene distribuita da un Comune con un concorso gratuito. Il problema però è che tali concorsi sono sempre più rari e il numero di licenze rilasciate ogni anno è spesso esiguo. Inoltre, ci sono i costi molto esosi. Tanto che chi ne ha una se la tiene ben stretta e arrivato alla pensione la cede a parenti o amici a prezzi rilevanti: si va dai 50 mila euro di Bari ai 150 mila di Milano fino ai 300 mila di Firenze. Discorso che fila ancor di più oggi, con la disoccupazione che c’è. E il mestiere del tassista è un’ottima alternativa, considerando anche che in molte città (specie del centro-sud) i trasporti pubblici non funzionano certo come dovrebbero.

Il problema però non è solo la licenza, ma anche l’acquisto e la gestione di una vettura. Si pensi alla manutenzione ordinaria e straordinaria (che è costante visti i tanti km che si fanno ogni anno), l’Rc Auto e il carburante (che in alcuni periodi diventa un salasso). Quanto alle assicurazioni, esse pure rappresentano una battaglia che si svolge da anni, dato che i tassisti chiedono che i Taxi non siano equiparati alle auto a rimorchio. Il che la rende ancor più gravosa. Ecco perché chi oggi fa il tassista, storce il naso quando sente parlare di liberalizzazione taxi. Perché pensa ai sacrifici fatti e non accetta che nuovi soggetti facciano questo mestiere con più facilitazioni. Oltre a costituire loro ovviamente nuova concorrenza su piazza. Quanto ai costi, facendo due conti, per guadagnare 1500-2000 euro al mese, un tassista deve incassarne più di 4mila. Cifre raggiungibili solo con un alto numero di clienti giornaliero.

Liberalizzazione Taxi: vantaggi per utenti

Il tassinaro
Una scena de Il Tassinaro

Negli ultimi dieci anni, a voler procedere spedito con la liberalizzazione Taxi è stato il Governo Prodi II (2006-08) e il Governo Monti (2011-13), che però si sono ritrovati strade bloccate da tassisti scesi in massa in piazza. Il governo Monti, ad esempio, voleva aumentare il numero di licenze in circolazione (ad oggi sono circa 40.000 in tutta l’Italia), fissando una scadenza entro la quale i Comuni saranno costretti a rilasciarne di nuove. Quali vantaggi e svantaggi avrebbe comportato ciò? Più taxi a disposizione dei clienti avrebbe incrementato la concorrenza tariffaria, soprattutto in alcune grandi città a vocazione turistica e sovrapopolate, come Milano, Roma, Napoli e Firenze. In esse, infatti, secondo l’Antitrust il rapporto tra licenze e abitanti risulta inferiore a quello delle principali città europee di dimensioni analoghe. Quindi si punta a più corse per i cittadini e i turisti e in teoria tariffe più basse.

Liberalizzazione Taxi: svantaggi per tassisti

sciopero taxi
Uno dei tanti scioperi dei tassisti

Quanto ai tassisti, però, significherebbe meno corse per che dovrebbero contendersi più o meno lo stesso numero di clienti. Così il timore delle associazioni di categoria è che il loro mestiere diventi sempre meno redditizio. Ma l’ostacolo forse più grande per realizzare la liberalizzazione Taxi, come sottolineava l’Istituto Bruno Leoni, è rappresentato da una questione di “equità”: ossia dai “disagi creati a coloro che possiedono già queste autorizzazioni” e che, “nel momento in cui aumentassero, perderebbero valore”. Una guerra tra poveri, insomma, tra chi è già sul mercato con tutti i problemi che già ha e chi vi subentra. Per rendere il tutto più equo, come ha sovente suggerito l’Antitrust, si potrebbe utilizzare il meccanismo di “compensazione”. Ovvero assegnando gratuitamente agli attuali titolari una seconda licenza che potrebbe essere utilizzata o venduta, consentendo di recuperare la perdita di valore della licenza originaria.

Liberalizzazione Taxi: il caso Roma

taxi driver
Altro film famoso: Taxi driver

La città dove la questione taxi è più spinosa è ovviamente la Capitale. “L’Agenzia della mobilità – sostiene Francesco Artusa, presidente del F.A.I. Trasporto Persone, in un’intervista a Formiche.net – conta 1.700-1.800 noleggi che lavorano a Roma ma che per assurdo hanno autorizzazioni che provengono da altre regioni: Lombardia, Toscana, Umbria, Abuzzo specialmente. Per risolvere la questione, Alemanno ricorse alle ordinanze locali che però gli furono sistematicamente cassate dal Tar. A quel punto con l’aiuto dell’amico Governo Berlusconi IV, da poco subentrato, riuscì in una notte a infilare una modifica di legge che, di fatto bandì tutti i noleggi con conducente, in un decreto blindato con la fiducia già in corso”. Del resto, Gianni Alemanno nella sua campagna elettorale per la corsa a Sindaco di Roma, puntò molto sulla questione Taxi. Scendendo in piazza in prima persona contro il precedente Governo Prodi, che, come detto, voleva attuare le liberalizzazioni in questo settore.

Artusa prosegue poi spiegando come “Roma rappresenta il problema maggiore per il settore del noleggio, ci sono troppe distorsioni che si ripercuotono sull’intera categoria a livello nazionale. Ogni anno viene fatta una proroga e non sappiamo se l’anno dopo saremo in regola. La legge 21 del 1992 è fatta dai tassisti per favorire i tassisti stessi e per mettere gli altri fuori legge (…) il punto cruciale è che di questo se ne dovrebbe occupare la Regione non lo Stato, che può esprimersi solo in materia di concorrenza”. Poi, conclude amareggiato: “noi non riusciamo a crescere, siamo ingessati, non possiamo assumere”.

Insomma, la questione liberalizzazione taxi è ancora ferma al palo. Il Governo Renzi pareva volersene occupare ad inizio 2015 mediante il Ddl concorrenza, ma poi la questione si è nuovamente arenata. Come visto, troppi nodi da sciogliere, troppi interessi in ballo. Al punto che tutti ci rinunciano.

  • Gino

    Buonasera , state parlando di liberalizzazione , quando proprio il 19 il comune di firenze lancia il bando per 70 licenze nuove alla modica cifra di 175.000€ + obbligo di acquisto auto elettrica che costa il doppio circa di un auto dello stesso segmento termica .

    Come la mettiamo tra un comune che chiede soldi in cambio della licenza e liberalizzazione , con che spirito uno dovrebbe acquistare la licenza ; poi una domanda e’ regolare che un comune chieda denaro in cambio di licenza , perche’ non viene fatta allora lo stesso per altre merceologie , bar , negozi etc ?

    grazie

  • ALESSANDRO

    LIBERALIZZAZIONE TAXI SUBITO BASTA QUESTA CASTA CHE RICATTA I POLITICI PER I VOTI .LA CRISI E’ IN CRESCITA IL POPOLO HA BISOGNO DI OCCUPAZIONE LA LIBERALIZZAZIONE E’ STATA FATA SU TUTTE LE ATTIVITA’ MENO CHE I TAXI E FARMACIE .UNA LICENZA DI TAXI HA IL COSTO DI € 150.000 MILA PER UN DISOCCUPATO E’ IMPOSSIBILE ACQUISTARLA ,I TASSISTI SI LAMENTANO CHE CI SONO GLI TAXI ABUSIVI CERTO QUESTO LO VUOLE LO STATO CHE NON LIBERALIZZA I TAXI REGOLARIZZA ANCHE GLI ABUSIVI AVENDO PIU’ ENTRATE NELLE CASSE DELLO STATO.ALLORA LIBERALIZZAZIONE SUBITO.