Liberalizzazione farmaci fascia C: a che punto siamo

Ad inizio gennaio sembrava finalmente esserci stata la svolta ma tutto è ancora fermo al palo

Da tempo si parla anche in Italia di liberalizzazione farmaci fascia C, ossia di quei farmaci che, per i loro effetti relativamente limitati sulla salute, potrebbero essere venduti senza ricetta medica e non solo in farmacia. Bensì anche in altri luoghi come i supermercati. Il comparto farmaceutico, tra quelli mai toccati realmente dalle liberalizzazioni (eccetto l’aumento del numero di Farmacie nelle città e la vendita di farmaci cosiddetti ”generici”), ne chiede dunque la liberalizzazione. Così come le Parafarmacie chiedono di essere equiparate alle Farmacie. A che punto siamo su queste questioni? Cerchiamo di fare chiarezza.

Liberalizzazione farmaci fascia C: cosa cambierebbe

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Un tipico cassettone di una Farmacia

Come detto, la svolta sembrava poterci essere lo scorso gennaio (dopo la precedente battuta d’arresto nello scorso autunno), tramite il ddl concorrenza all’esame della commissione Industria al Senato, per il quale sono piovuti ben 116 emendamenti. Un emendamento molto interessante, a firma Pd-M5S, mira a definire meglio il meccanismo di indennizzo previsto per le farmacie rurali (ossia quelle site in piccoli centri) che più delle altre rischiano di perderci qualora la liberalizzazione dei farmaci passasse. Al fine di tranquillizzarle, si voleva prevedere un indennizzo da parte degli esercizi commerciali a tutte quelle farmacie site nei piccoli centri. Tutto però sembra essersi ancora una volta arenato. Del resto, la questione è delicata. Nel campo dei farmaci di Fascia C parliamo di 2,9 miliardi euro di volume d’affari, ovvero il 16% dell’intero mercato al dettaglio. Il resto è costituito dal 70% dai Farmaci di Fascia A e il restante 14% dai Farmaci di Fascia B.

Altra questione è quella relativa alle società di capitali, ossia quelle grosse aziende che sono titolari di numerose farmacie. Un emendamento a firma dei senatori di Area Popolare (un nuovo gruppo parlamentare che raccoglie alcuni fuoriusciti di altri partiti), prevede che il capitale di queste società debba essere detenuto in maggioranza da farmacisti iscritti all’Albo. Al fine di preservare la partecipazione dei farmacisti stessi nelle società proprietarie degli esercizi. Un altro emendamento a firma Nerina Dirindin, capogruppo dem in commissione Sanità, chiede invece che nelle società di capitali sia vietata la partecipazione tramite società fiduciarie, trust o per interposta persona. Sempre per rendere la gestione di queste società trasparenti e quanto meno possibile volte al mero profitto.

Liberalizzazione farmaci fascia C: la questione Parafarmacie

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Una Parafarmacia

Altro nodo da sciogliere è quello delle Parafarmacie, sorte con il decreto Bersani del 2007, che diede vita sì a molte liberalizzazioni, ma anche a tanti temi irrisolti e con molte falle. Infatti, se è vero che è stata sancita la loro nascita, è anche vero che tali Parafarmacie siano comunque ostaggio di Federfarma, il sindacato delle farmacie. Le proposte in campo vorrebbero ad esempio che potessero essere assegnate nuove sedi anche ai titolari di parafarmacia laureati e in possesso di determinati requisiti. Così come rendere più facili le aperture di farmacie, pagando un importo di 100mila euro, avendo però locali idonei che rispettino per di più una distanza minima da una farmacia all’altra di 200 metri nei comuni al di sopra dei 5 mila abitanti e 1000 metri in quelli fino a 5 mila abitanti. Si aprirebbero così maggiori opportunità anche per chi vuole aprire una parafarmacia, avendo ovviamente un titolo di studio idoneo. Della liberalizzazione farmaci di Fascia C ne gioverebbero poi ovviamente le stesse Parafarmacie.

Per ora è tutto fermo al palo. Del resto, è in gioco la salute delle persone e la legittimazione delle Farmacie come servizio pubblico. Facilitare la vendita dei farmaci, benché di Fascia C, non è detto che vada tutta a vantaggio dei cittadini. Dunque la cautela è d’obbligo.

  • VALSANIA ALBERTO

    NON E’ LA FARMACIA CHE FA IL SERVIZIO ECCELLENTE MA E’ IL FARMACISTA.
    LA FARMACIA NON E’ UN MUSEO DI ALAMBICCHI E DI PROFUMI ORIENTALI PIU’ O MENO STUPEFACENTI.