Liberalizzazione droghe leggere: i possibili benefici

Si può prendere come caso-studio quello del Colorado

Da anni in Italia la politica dibatte sulla liberalizzazione (o legalizzazione) delle droghe leggere. A introdurre la discussione nel nostro Paese sono stati i Radicali, da anni paladini delle libertà individuali, grazie ai quali abbiamo avuto riforme quali divorzio e aborto. Nonostante la forte influenza del Vaticano. Ma anche l’obiezione di coscienza, per quanti sono contro le armi e non se la sentivano di affrontare la leva obbligatoria militare (soppressa ormai da oltre un decennio). I pro sostenuti da chi è favorevole alla liberalizzazione droghe leggere sono diversi e li vedremo di seguito. Prendendo come caso-studio l’esempio del Colorado. Mentre i contrari temono una maggiore diffusione e abuso di stupefacenti.

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Cannabis sequestrata: se arrivasse la liberalizzazione…

Liberalizzazione droghe leggere: il caso del Colorado

Come detto, prendiamo come esempio quello dello Stato americano del Colorado, che ha applicato una legge molto simile a una da alcuni anni nel cassetto del nostro Parlamento (qui potrete leggere il testo) nel gennaio 2014. I primi dati che balzano agli occhi dai dati diffusi dalle ricerche sul caso Colorado, sono i mancati aumenti significativi dei costi sanitari, nonché una riduzione di furti in totale del tre percento, mentre specificamente per quelli con scasso addirittura del 10 percento.

Ancora, una società che si occupa di analisi dei mercati, la Convergex con sede a New York, ha monitorato il mercato della marijuana in Colorado e ha evinto quanto segue: se per un’oncia nel 2014 si pagavano 300-400 dollari (10,6-14,11 dollari al grammo), con la legalizzazione il prezzo medio è diminuito l’anno seguente, arrivando a 250-300 dollari l’oncia (8,81-10,6 al grammo). E dato ancor più rilevante è che, al cospetto di una riduzione del prezzo, nel 2015 si è verificato un aumento del fatturato addirittura della metà. Quanto alle tasse, è prevista l’accisa al 15% (pagata dai produttori), il 2,9% di tasse statali, Iva al 10%, sebbene la si voglia ridurre all’8% nel 2017 e le tasse locali che però cambiano a seconda della città. Insomma, tanti introiti per lo Stato da più parti.

Liberalizzazione droghe leggere: quali benefici ipotetici per lo Stato italiano

Quanto ai benefici fiscali che ne trarrebbe lo Stato italiano, occorre dire che secondo una stima dell’Istat risalente al 2011, il nuovo Pil derivante dal traffico di stupefacenti sarebbe di 10,5 miliardi. Ciò comporterebbe effetti positivi sui conti pubblici giacché, aumentando il Pil, diminuisce al contempo il rapporto deficit/Pil. Quanto poi alla relazione della Direzione nazionale antimafia, la liberalizzazione droghe leggere punterebbe a:

  • reprimere in modo più efficace il traffico di droghe pesanti,
  • impiegare più risorse per la lotta contro altri reati,
  • ridurre contemporaneamente la liquidità delle organizzazioni criminali

Infine, si verificherebbe una riduzione dei costi sostenuti in favore dell’applicazione della normativa vigente in materia di proibizionismo e nuovi introiti derivanti dalle imposte riscosse sulle vendite.

Come si evince dalle stime effettuate, i costi derivanti dalla repressione sul mercato delle droghe leggere, è costituito dal costo dei carcerati che hanno commesso il reato di detenzione e traffico di stupefacenti (il 37% del totale), che si aggira intorno al miliardo di euro, e dalle risorse impiegate per la lotta al mercato illegale delle droghe leggere per opera di forze dell’ordine e magistratura.

Liberalizzazione droghe leggere: tutti i pro

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Il dibattito in Italia è ancora acceso

Ricapitolando, dai calcoli effettuati nel 2011, si evince come il calcolo ipotetico dei benefici fiscali derivante dalla legalizzazione delle droghe leggere nel nostro Paese vari tra i cinque e gli otto miliardi di euro annui, di cui quasi 600mila euro di risparmi in termini di costi sostenuti per la repressione del fenomeno e tra i cinque e gli otto miliardi di potenziale gettito fiscale. Queste stime possono variare per eccesso se si prende in considerazione il fatto che si possa coltivare la cannabis in proprio (la cosiddetta autocoltivazione e la cannabis social club), o per difetto, se si considera il potenziale indotto di questo nuovo mercato che avvierebbe nuovi mercati collegati: agricoltura, industria dolciaria, industria tessile, produzione di farmaci. Insomma, secondo gli esperti lo Stato ne avrebbe solo da guadagnare. In termini economici ma anche istituzionali, dato che forze dell’ordine e magistratura potrebbero spendersi meglio per altri generi di crimini. Infine, si assesterebbe un grave colpo alle organizzazioni criminali, che nella droga traggono i propri maggiori introiti.