L’euro e le promesse mancate: ecco perchè l’Italia è in crisi

A distanza di anni l’Euro come moneta, in Italia non ha mai convinto, la crisi economica in cui verte il nostro Paese infatti, per molti intenditori, è dovuta anche all’introduzione della moneta comunitaria, la cui circolazione è iniziata nel lontano 1997.

L’ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio ha voluto pubblicare su Avvenire.it le sue riflessioni riguardo alla situazione economica dell’Italia di oggi, soffermandosi sui suoi rapporto con l’Euro.

Antonio Fazio spiega su Avvenire.it perchè l’Italia è in crisi

Antonio Fazio, su Avvenire.it, afferma che tenendo in considerazione il trattato di Roma del lontano 1957, l’Italia non ha per niente raggiunto l’obiettivo dell’Unione Europea, ovvero lo sviluppo economico.

Il Trattato esponeva la necessità di dover rispettare un principio fondamentale, quale quello della sussidiarietà, invitando l’Unione Europea ad aiutare quelli Stati che hanno difficoltà ad inserirsi nel processo di crescita.

L’ex governatore di Bankitalia ricorda come la politica economica che aveva già lavorato sull’introduzione dell’Euro in Italia, tra il 1996 e il 1997 era riuscita sicuramente a frenare l’inflazione, ma non aveva potuto ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil al di sotto del 60%, come richiesto dai Trattati europei.

La notte del 24 marzo 1997 a Francoforte si è svolta una riunione in cui si è discusso sulle reali possibilità dei vari Paesi di entrare nell’euro: in conclusione Italia e Belgio non avevano i giusti requisiti per fare ciò. Altri casi particolari, furono poi la Grecia, l’Inghilterra, la Danimarca e la Svezia.

L’Italia, l’Euro e i debiti: una situazione aggravata in partenza

Nonostante la preoccupazione sull’Italia che gravava nei debiti, il Paese entra comunque nell’Euro, e come riferisce l’ex governatore di Bankitalia, il rapporto fra debito e Pil è continuato fino al 2015, e per far fronte alla risoluzione del problema e soprattutto per far luce alla natura dei problemi, ricorda gli insegnamenti di Keynes. L’economista inglese pensava che in un’economia dove c’è disoccupazione, il risparmio lo formano gli investimenti: Effettuando gli investimenti aumenta il reddito e si forma il nuovo necessario risparmio.

euro crisi economica, problemi con l'euro

Il discorso di Antonio Fazio continua con lo spiegare che attualmente in Europa si fa il contrario, pensando che i soldi siano già in cassa, come è solito fare per i contabili, non tenendo dunque una corretta considerazione della macroeconomia.

La disoccupazione, seguendo il ragionamento espresso nelle riflessioni dell’ex governatore di Bankitalia, è una conseguenza dell’Euro, la domanda globale è insufficiente, e l’economia di un Paese ma anche quella mondiale può essere incentivata se il surplus di bilancia dei pagamenti di alcuni Paesi si impiega in investimenti reali, non finanziari, o in altri Paesi dell’area.

L’economia italiana e il debito pubblico: ecco perchè non si raggiunge un miglioramento

Nel 2007, come suggerisce la riflessione sull’economia italiana, il rapporto tra debito pubblico e Pil era pari a 103, d è arrivato a ben oltre il 130 in seguito alle politiche di aumento dell’imposizione fiscale suggerite dalla Commissione.

E’ dunque evidente il perchè del proseguimento della crisi e della disoccupazione: se in una economia già in difficoltà, spiega l’ex governatore di Bankitalia, si accresce il livello di imposizione fiscale, l’attività economica viene ulteriormente frenata, causando disoccupazione.

Per l’ex governatore, l’unica soluzione per ridurre il rapporto tra debito e Pil è stimolare la crescita, e se la politica italiana non ha questo risultato, non si esce dal pericolo circolo vizioso.

  • Teo

    Il governatore ha ragione, l’unica soluzione (non per ridurre il debito pil che è un parametro da euroburocrati che non “esisteva in natura” prima di maastricht) per far ripartire l’Italia è stimolare la crescita.

    Peccato che quando il ciclo economico è negativo l’unico soggetto che può intervenire investendo “contro il ciclo” è lo stato. Peccato che i nostri stati non possano. Non per scelta politica della “cattiva Germania” ma per impossibilità tecnica.

    Essendoci l’Euro i singoli stati spendono una moneta privata e straniera che non possono emettere e che devono restituire con interessi dettati dal mercato dei capitali, di conseguenza i singoli stati sono diventati come i singoli cittadini, soggetti pro ciclici…

    Addio investimenti pubblici, addio domanda aggregata da essi causata, addio crescita. Lo vedete fuori dalla finestra dal 2009.

    Ho semplificato e accorpato per far stare le centinaia di concetti (già dati per scontati all’estero) nell’orecchio italiano che ancora crede il nemico dell’Euro sia l’ignorante medio leghista…

    Come il premio Nobel Krugman, per esempio.

    Per favore compatrioti, iniziamo a parlare di COME uscirne, del SE il resto del mondo non ne parla dal 2008.