Legge Fornero pronta alla modifica: ecco le novità

La tanto temuta Legge Fornero è pronta a cambiare. Un’altra volta. E’ lo stesso Matteo Renzi a spiegarne i contenuti. In definitiva: cosa succederà ai pensionati? La prima risposta si rifà ad un nuovo concetto, chiamato “flessibilità”. Facciamo un po’ d’ordine.

La riforma pensionistica, varata dal governo Monti, aveva innalzato l’età pensionabile a 66 anni e 3 mesi. Molti lavoratori, in seguito a questo cambiamento, si sono ritrovati nel limbo. Stiamo parlando dei cosiddetti “esodati”, ovvero quelle persone rimaste senza stipendio, e senza avere la possibilità di incassare il proprio assegno pensionistico.

A questo proposito, sul tavolo del governo sono state varate varie ipotesi, tra le quali spicca concretamente quella di Tito Boeri, presidente dell’Inps (l’Istituto di previdenza sociale): Renzi sembrerebbe averla approvata, ma in cosa consiste?

Novità Legge Fornero, diminuzione età pensionabile

Tecnicamente, si parla di un’uscita anticipata dal lavoro che potrebbe avvenire già a 62 anni: ecco come.

Secondo una proposta di legge, firmata dal presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano e dall’attuale sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, i lavoratori potrebbero avere una flessibilità di uscita dal lavoro che potrebbe oscillare tra i 62 e i 66 anni.

Ovviamente, chi deciderà di uscire alla fine avrà una cifra piena, mentre chi deciderà di smettere prima vedrà il proprio assegno decurtato del 2% per ogni anno di anticipo. Questa proposta, però, ha un ostacolo difficile da aggirare, ovvero i costi.

Già, perché secondo tanti questo progetto potrebbe costare solo 4 miliardi di euro rispetto agli 80 che la Legge Fornero farebbe risparmiare con l’allungamento dell’età pensionistica. Secondo l’Inps, invece, andare in pensione a 62 anni costerebbe circa 45 miliardi di euro.

Cifre a parte, questo progetto potrebbe essere considerato una base di partenza, e il governo potrebbe lavorare su altri fronti, quali ad esempio la parte “retributiva” dell’assegno pensionistico. Non è un mistero, infatti, che Boeri da tempo chieda che le pensioni più elevate vengano calcolate completamente secondo il metodo contributivo.

In realtà, questa stessa possibilità viene già prevista dalla Legge Fornero che (solo fino a quest’anno) da’ la possibilità alle donne di lasciare il proprio lavoro in anticipo. Tuttavia, in questo caso si accetta un calcolo dell’assegno pensionistico solo sulla base dei contributi versati.

Il taglio della pensione, in questo modo, va dal 25% al 35%, e poche donne hanno usufruito di questa possibilità (in modo più che comprensibile!). L’ultima ipotesi presente sul tavolo del governo è una proposta su cui aveva già lavorato l’ex ministro Enrico Giovannini: stiamo parlando del prestito pensionistico.

In sostanza, si tratta di un meccanismo che prevede la possibilità di lasciare il lavoro ottenendo un anticipo della pensione. Questo, però, andrebbe restituito a rate. Insomma, il nodo pensioni potrebbe essere ad un giro di boa: si aspetta la decisione finale.