Legge Fornero: i consigli dei Consulenti del Lavoro

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Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha prodotto un documento che illustra alcune proposte di modifica alla Legge Fornero sul lavoro (ufficialmente legge 92/2012).

La Legge Fornero non ha generato nessun entusiasmo, né tra gli imprenditori, né – men che meno – che tra i lavoratori. Anzi, è considerata dai più come la causa di un deterioramento della condizione lavorativa e occupazionale (vedi la marea di suicidi che riempe le cronache dei giornali). A raccontare questa verità sono sempre stati operatori dell’informazioni o esperti, anche se solo a titolo personale. E’ la prima volta che viene prodotto un documento così completo da un organo ufficiale.

Il Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro ha analizzato la legge e ne ha individuato le criticità. La legge è fallita, principalmente, perché è stata pensata come se il mercato fosse già in ripresa e dunque ha dato risposte a domande che non erano state ancora poste. Nel documento si legge: “Non ha centrato gli obiettivi occupazionali che si prefiggeva, forse perché pensata per un modello di mercato del lavoro già in espansione”. L’effetto collaterale più catastrofico è la maggiore difficoltà in entrata che ha concretizzato nel mondo del lavoro. Insomma, essere licenziati è sempre più facile (a causa della crisi), essere assunti (grazie alla Fornero) è sempre più difficile.

Tra le proposte dei consulenti spicca l’intervento sulla questione Partita Iva. Una delle conseguenze della “fornerata” è la proliferazione delle partita Iva, utilizzate per vincolare i professionisti agli oneri del lavoro dipendente e ai diritti da lavoro indipendenti. Ebbene, i consulenti propongono il divieto di trasformare le prestazioni a partita Iva in collaborazioni continuative se si verificano due di queste tre condizioni:

1) rapporto superiore a 8 mesi all’anno (nell’arco di due anni);

2) reddito da partita Iva eccedente l’80% del redditi complessivo (sempre nell’arco di due anni);

3) attività lavorativa presso una sede del datore di lavoro.

La legge ha fatto danni anche per quanto riguarda il contratto di associazione, visto che ha imposto un limite al numero di associati e alla tipologia di mansioni che si possono coprire. I consulenti, in merito, propongono semplicemente di tornare alla situazione ante-riforma.

Per quanto riguarda l’apprendistato, invece, le proposte del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro sono più corpose, sebbene in larga percentuale si riducano a uno scioglimento dei vincoli che la legge ha imposto a questo particolare tipo di contratto. In particolare, si chiede l’eliminazione degli obblighi di stabilizzazione che le aziende devono adempiere (attualmente la metà degli apprendisti deve essere stabilizzata). Importante anche la proposta di standardizzare i percorsi formativi degli apprendistati, materia che, allo stato attuale delle cose, è interamente appannaggio delle Regioni, che ovviamente decidono in maniera scoordinata tra di loro.

Infine, il piatto forte: le misure di contratto alla disoccupazione giovanile. La proposta, condivisa tra le altre cose anche da alcuni soggetti politici, è la concessione di sgravi fiscali del 50% per cinque anni alle aziende che assumono lavoratori al di sotto dei 35 anni.