L’economia italiana che parla cinese

Crescono gli investimenti cinesi in Europa, e l’Italia si afferma come prima meta dello shopping. Ecco le maggiori aziende italiane nel cui cda si parla cinese.

Nel primo semestre del 2015 l’Italia è stato il primo Paese europeo per investimenti cinesi, superando la Gran Bretagna su scala continentale. Le aziende italiane che hanno visto entrare capitali cinesi, con acquisizioni o quote di minoranza, sono attualmente oltre 300, e contribuiscono per quasi 10 miliardi al nostro Pil.

Industria, fashion, agro-alimentare: l’elenco delle partecipazioni cinesi in Italia è molto lungo e diversificato, e comprende alcune delle società più in salute nel panorama delle partecipate pubbliche. Ecco i principali acquisti effettuati negli ultimi tempi a Piazza Affari a suon di yean.

Eni

L’ex Ente Nazionale Idrocarburi, creato nel 1953 sotto l’egida di Enrico Mattei, è attualmente la principale società italiana per capitalizzazione di Borsa e il sesto gruppo petrolifero mondiale per giro d’affari, dietro a Exxon Mobil, Shell, Bp, Total e Chevron. Nel marzo 2014 People’s Bank of China, la Banca centrale cinese, ha messo sul piatto 1,4 miliardi di euro per rilevare il 2,1 % delle quote e diventare il secondo azionista in assoluto. Contemporaneamente, ha assicurato quasi la stessa quota di partecipazione in Enel, con un investimento di ulteriori 750 milioni.

Cdp Reti

Cdp Reti, emanazione della Cassa Depositi e Prestiti che fino all’anno scorso la controllava al 100 per cento, è una holding finanziaria con interessi in vari settori di rilievo nazionale, dalla fibra ottica alla rete elettrica ad alta tensione. Il suo impegno maggiore riguarda la rete che distribuisce il gas in tutta Italia, gestita attraverso la società controllata Snam. A fine luglio 2014 il colosso cinese pubblico State Grid Corporation of China, la maggiore società elettrica al mondo, ne ha acquisito il 35 % per circa 2,1 miliardi, conquistando la palma di investimento cinese più corposo nel nostro Paese.

Telecom

L’ondata di investimenti cinesi che l’anno scorso, nel giro di pochi mesi, ha versato su Piazza Affari oltre cinque miliardi di euro, non ha risparmiato il settore delle telecomunicazioni, con l’acquisizione da parte della People’s Bank of China di oltre il 2% delle quote di Telecom, per un valore di circa 330 milioni. Gli investimenti cinesi nel settore non sono però una novità: l’operatore di telefonia mobile H3G, quarto in Italia per numero di clienti, è di proprietà del gruppo Hutchinson Whampoa di Hong Kong.

Industria: Fiat, Ansaldo Energia e Pirelli

Gli investitori cinesi hanno da tempo messo l’occhio e i propri capitali sulle eccellenze dell’industria italiana. L’anno scorso nel portafoglio italiano della People’s Bank of China è entrata Fiat Chrysler Automobiles, con una quota partecipativa intorno al 2 % e un investimento complessivo del valore di circa 280 milioni. A dicembre 2014 era toccato ad Ansaldo Energia, il cui 40% è stato ceduto dal  Fondo Strategico Italiano della Cassa Depositi e Prestiti alla Shanghai Electric Corporation per un valore di circa 400 milioni di euro. L’ultima eclatante acquisizione è stata quella di Pirelli, quinto produttore di pneumatici al mondo, da parte del colosso Chem-China, che si appresta così a divenire leader globale del settore.

Nautica: Gruppo Ferretti

Il Gruppo Ferretti, holding industriale nel settore della cantieristica navale, è famoso in tutto il mondo per i suoi gioielli galleggianti, yacht e panfili dai 10 agli 85 metri di lunghezza. Negli ultimi anni ha conosciuto diversi cambi di proprietà, culminati nel 2012 con l’acquisizione per 75 milioni della maggioranza delle quote azionarie da parte del Gruppo SHIG – Weichai, controllato dallo Stato cinese.

Moda: Krizia

Ai cinesi piace molto la moda italiana, e lo dimostrano non solo in boutique. In rapida successione  sono passati in mani cinesi marchi di prestigio come Sergio Tacchini, Cerruti e Miss Sixty. L’anno scorso è stato il turno della casa di moda milanese Krizia, il cui pacchetto azionario completo è stato ceduto per 35 milioni. Il magnate Zhu ChongYun ricopre ora il ruolo di presidente e direttore creativo dell’azienda.

Agro-alimentare: olio di oliva Sagra e Berio

La Cina è una delle mete privilegiate della migrazione dei profitti dell’industria agro alimentare italiana, e non sono soltanto le aziende vitivinicole italiane a finire nelle mani degli investitori cinesi. Il gruppo Bright Food, di proprietà dello Stato cinese ha acquisito l’anno scorso la maggioranza societaria della toscana Salov, che controlla i marchi di olio di oliva Sagra e Berio. Sono così migrati nella terra del Dragone i profitti di un’altra delle aziende di punta dell’agro-alimentare italiano, con quote di mercato tra il 20 e il 30% nel mondo anglosassone.