Lazy portfolio: cosa sono e come si costruiscono
Guida ai lazy portfolio: cosa sono, modelli più famosi, ETF UCITS in euro, rendimenti storici e come costruirli.
Vuoi un portafoglio che lavora per te mentre tu fai altro? Da vent’anni la risposta più popolare nella comunità degli investitori si chiama lazy portfolio.
La logica è quasi banale, e forse per questo funziona. Prendi pochi strumenti, li scegli ben diversificati e a costi minimi, li lasci correre per anni. Una volta sola, di solito a gennaio, li rimetti in riga. Lazy non vuol dire svogliato. Vuol dire che non ti tocca aprire l’app del broker ogni mattina per controllare se la Fed alza i tassi.
In questa guida voglio approfondire il tema dei lazy portfolio. Vediamo prima cosa significa davvero costruire un portafoglio pigro, da dove arriva la filosofia e quali sono i modelli che ancora oggi si discutono nei forum di mezzo mondo.
Partiamo dalla definizione e poi ti farò vedere qualche numero.
Lazy portfolio: cosa significa davvero
Definizione e caratteristiche di un portafoglio pigro
Un lazy portfolio è semplicemente un portafoglio costruito con pochi strumenti, diciamo da uno a sette ETF o fondi indicizzati, e un’asset allocation strategica che resta più o meno la stessa nel tempo.
Serve diversificazione tra asset class poco correlate (azioni, obbligazioni, magari oro, materie prime, qualche REIT), gestione passiva basata su strumenti indicizzati a basso costo, manutenzione che si limita al ribilanciamento periodico. L’allocazione non si tocca perché si è letta una notizia su Bloomberg. Si tocca perché è arrivato il momento programmato per farlo.
Tradotto in pratica: decidi una volta sola che quota di azioni e obbligazioni tieni, scegli gli ETF UCITS più efficienti per ciascuna categoria, e poi ti limiti a riequilibrare quando le quote si scostano dal piano.
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La frequenza tipica è annuale, magari con una soglia di tolleranza tipo il 5%. Niente di magico. Ci sono però tre vincoli da prendere sul serio: gli strumenti devono essere coerenti con l’orizzonte, le commissioni vanno tenute basse, e l’investitore deve resistere alla tentazione di stravolgere tutto al primo ribasso. Quel terzo punto è il più difficile.
Perché si chiamano “lazy”: la differenza con la gestione attiva
L’aggettivo lazy (pigro) non è un giudizio sull’investitore. È la descrizione del carico di lavoro. Nei fondi a gestione attiva il gestore tenta di battere il benchmark scegliendo titoli e tempi: analisi quotidiana, decisioni discrezionali, costi più alti.
In un lazy portfolio si rinuncia alla caccia all’alpha e si accetta il rendimento del mercato, decurtato dalle commissioni degli ETF (in media 0,10-0,25% l’anno sui prodotti UCITS più diffusi).
A chi sono adatti (e a chi no)
Un lazy portfolio funziona bene per chi ha un orizzonte di almeno 8-10 anni, una tolleranza al rischio coerente con la quota azionaria scelta e soprattutto la disciplina di non interrompere il piano quando il mercato fa male.
Si adatta a chi lavora a tempo pieno fuori dalla finanza, a chi sta accumulando capitale in vista della pensione, a chi vuole tenere ben separati i risparmi di lungo periodo dalla liquidità per obiettivi a breve. Anche le società di consulenza indipendente lo propongono come base patrimoniale stabile, magari affiancata da posizioni tattiche minoritarie.
Non è invece adatto a chi vuole battere il mercato nel breve, a chi servono i soldi entro 2-3 anni o a chi non regge drawdown del 20-30%. In queste situazioni il rischio è di vendere proprio quando il mercato è ai minimi, trasformando la strategia in una sequenza di errori emotivi.
Chi gestisce patrimoni importanti (centinaia di migliaia di euro) potrebbe trovare insufficiente la diversificazione di tre-cinque ETF e voler aggiungere private equity, immobiliare diretto, strumenti più granulari. Il lazy può restare il nucleo del portafoglio principale, con qualche satellite intorno.
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I tre pilastri di un lazy portfolio ben costruito
Diversificazione tra asset class
Diversificare vuol dire distribuire il capitale tra strumenti che non si muovono nello stesso momento.
In un lazy portfolio la diversificazione lavora su tre livelli: tra asset class (azioni, obbligazioni, oro, materie prime, eventualmente immobiliare via REIT), tra aree geografiche (Stati Uniti, Europa, mercati emergenti, Giappone), tra settori (tech, finanza, consumi, salute).
Più gli asset hanno correlazione bassa o negativa, più il portafoglio resiste alle fasi di stress. È l’intuizione che fruttò a Harry Markowitz il Nobel per l’Economia nel 1990, dopo essere stata teorizzata negli anni Cinquanta.
Nel 60/40 la diversificazione si limita a due asset class, ma quasi sempre basta grazie alla storica correlazione negativa tra azioni e bond di alta qualità.
Modelli più articolati come l’All Weather di Dalio aggiungono oro e materie prime per coprire scenari di inflazione, come quelli del 2022.
Per un investitore italiano, diversificare significa anche evitare l’home bias. Tenere il 70% del portafoglio in azioni italiane o europee è esporsi al rischio paese in modo eccessivo, soprattutto quando il PIL globale è guidato da Stati Uniti e Asia.
Un ETF UCITS su MSCI World o FTSE All-World copre il problema con un solo strumento.
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Asset allocation strategica e ribilanciamento periodico
L’asset allocation è il vero motore dei rendimenti di lungo periodo, più ancora della scelta dei singoli strumenti. Uno studio classico di Brinson, Hood e Beebower (1986) attribuiva oltre il 90% della variabilità dei rendimenti dei fondi pensione proprio all’asset allocation.
Ricerche più recenti hanno limato la quota verso il 70-80%, ma il principio resta lo stesso. Decidere quanta parte tenere in azioni è la prima e più importante scelta da fare. Va calibrata su orizzonte temporale, capacità di reggere drawdown e obiettivi personali. La regola pratica più nota è “120 meno la tua età” come quota azionaria, ma è solo un punto di partenza, non un dogma.
Una volta decisa l’allocazione, il ribilanciamento serve a riportare le proporzioni iniziali. Se l’azionario è cresciuto e il tuo 60/40 si è trasformato in un 70/30, vendi una quota di azioni e compri obbligazioni per tornare al 60/40.
Il ribilanciamento è una forma sistematica di vendi alto e compra basso: funziona perché molte asset class tendono a tornare verso le medie storiche.
La frequenza tipica è annuale, con tolleranza al 5%. Nei portafogli in accumulazione conviene riequilibrare con i nuovi versamenti, comprando l’asset sottopesato invece di vendere quello in eccesso. Si riducono costi di transazione e impatto fiscale.
Costi bassi e disciplina nel lungo periodo
Le commissioni sono il vero nemico del rendimento composto. Un costo annuo dell’1,5% (tipico di un fondo attivo italiano) su trent’anni erode circa il 35% del capitale finale rispetto a uno strumento allo 0,20%.
Gli ETF UCITS che compongono i lazy portfolio hanno TER tipicamente compresi tra 0,07% e 0,30%: un Vanguard FTSE All-World UCITS costa 0,22%, un iShares Core MSCI World 0,20%, un Amundi MSCI World 0,18%. A questi si aggiungono costi di transazione, variabili per broker, ed eventuale tassazione del 26% sui capital gain. Numeri piccoli che, moltiplicati per anni, fanno la differenza.
Il secondo grande vantaggio del lazy portfolio è la disciplina forzata dalla struttura. Meno strumenti uguale meno tentazioni. Niente trading sull’ultima IPO, niente rotazioni settoriali in base alle news macro, niente caccia ai massimi e minimi del momento.
Gli studi degli analisti, mostrano da decenni che l’investitore retail medio sotto performa il mercato di 3-5 punti percentuali all’anno per cattiva gestione emotiva. Un lazy portfolio ben strutturato neutralizza questo gap, semplicemente perché toglie il pulsante compra-vendi da sotto le dita. È una forma di auto controllo travestita da strategia.
I lazy portfolio più famosi a confronto
Portafoglio 60/40: il pilastro tradizionale
Il 60/40 è il portafoglio pigro più vecchio e più studiato. 60% azioni globali e 40% obbligazioni governative di paesi sviluppati, ribilanciato una volta all’anno.

La sua logica si fonda sulla decorrelazione storica tra equity e bond di alta qualità. Quando le azioni soffrono, i Treasury tendono a salire perché gli investitori cercano riparo, e viceversa. Negli ultimi quarant’anni il 60/40 ha reso tra il 6% e l’8% annuo in valute forti, con drawdown massimi nell’ordine del 30% in occasione delle grandi crisi (2008, 2020).
Il limite è uscito allo scoperto nel 2022, quando inflazione e stretta monetaria hanno fatto crollare contemporaneamente azioni e obbligazioni.
Il peggior anno per il 60/40 dai tempi della Grande Depressione, con perdite a doppia cifra su entrambe le componenti. L’evento ha riaperto il dibattito sulla validità del modello in un regime di tassi più alti e ha spinto molti investitori a integrarlo con oro o materie prime.
Detto questo, il 60/40 resta la spina dorsale di consulenti, robo-advisor e fondi pensione. Su un orizzonte di vent’anni ha continuato a battere la maggior parte dei portafogli a gestione attiva.
Three-Fund Portfolio (Bogleheads)
Il Three-Fund Portfolio nasce sul forum Bogleheads come traduzione operativa del pensiero di John Bogle. La composizione classica prevede 40% azioni domestiche, 20% azioni internazionali e 40% obbligazioni domestiche, ma le proporzioni si adattano in base all’età e alla tolleranza al rischio.
XTB propone una variante ancora più snella: 40% S&P 500, 40% MSCI World ex USA e 20% obbligazioni governative. La sostanza non cambia. Copertura globale dell’azionario, una quota difensiva di bond, costi minimi.
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Per un investitore europeo basta sostituire Vanguard Total Stock Market con un MSCI USA o S&P 500 UCITS e adattare la quota internazionale.
Sui trent’anni il Three-Fund ha reso in media il 7-9% annuo nominale, con drawdown massimo del 35% (2008-2009) e un rapporto rendimento/rischio paragonabile al 60/40 ma con maggiore esposizione azionaria. Una buona scelta se hai orizzonte lungo e stomaco saldo.
Permanent Portfolio (Harry Browne)
Il Permanent Portfolio è stato ideato negli anni Ottanta da Harry Browne, analista politico e finanziario americano, autore del libro Fail-Safe Investing.
La composizione è studiata per affrontare quattro scenari macroeconomici fondamentali: 25% azioni (crescita economica), 25% obbligazioni a lungo termine (recessione e deflazione), 25% oro (inflazione e crisi geopolitiche), 25% liquidità o titoli di Stato a breve termine (preservazione del capitale).
L’allocazione equa tra i quattro pilastri serve a non scommettere su un singolo scenario, mantenendo sempre almeno un’asset class che lavora a favore.
Il Permanent ha attirato molti investitori difensivi grazie alla bassa volatilità. Il prezzo da pagare è un rendimento contenuto: 5-6% annuo nominale in dollari nelle simulazioni di lungo periodo, che diventano 3-4% reale al netto dell’inflazione.
È un modello indicato per chi mette il controllo del rischio davanti alla massimizzazione del rendimento. Per esempio in fase pre-pensionistica, o per la gestione di una riserva patrimoniale che non vuoi vedere oscillare troppo.
All Weather / All Seasons (Ray Dalio)
L’All Weather è il portafoglio strategico ideato da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, per il patrimonio della sua famiglia.

La versione divulgata pubblicamente da Tony Robbins nel libro Money: Master the Game prevede 30% azioni, 40% obbligazioni a lungo termine, 15% obbligazioni a medio termine, 7,5% oro e 7,5% materie prime. La logica è il risk parity. Ogni asset class contribuisce con un rischio simile al portafoglio, indipendentemente dal capitale investito. È il modello “all weather” per definizione, pensato per funzionare in qualunque stagione economica.
Negli ultimi 10 anni l’All Weather ha reso quasi il 6% annualizzato con volatilità del 7% e Sharpe Ratio di 0,65. Il drawdown più lungo è stato di 2 anni e 11 mesi . In periodi di crisi come il 2008 ha perso appena il 6,7% contro il -25% delle azioni globali.
Limite principale: l’esposizione del 55% complessivo a bond ne ha tarpato la performance nel ciclo post-2020 di rialzo tassi.
Promemoria utile: nessun lazy portfolio è davvero immune ai regimi macroeconomici estremi, neanche quello chiamato “all weather”.
Golden Butterfly
Il Golden Butterfly è un’evoluzione recente del Permanent Portfolio, sviluppata dal blog Portfolio Charts.
La composizione classica è equa al 20% tra cinque asset: azioni large cap di paesi sviluppati, azioni small cap, obbligazioni a lungo termine, obbligazioni a breve termine e oro.
La doppia esposizione obbligazionaria (long e short) bilancia rischio tassi e duration.
Negli ultimi 10 anni il Golden Butterfly ha reso il 7% annualizzato circa con volatilità poco inferiore all’8% e Sharpe Ratio di 0,80, il più alto dei tre lazy portfolio principali.
Drawdown massimo intorno a -15%, con piena copertura su orizzonti triennali.
XTB ne propone una variante più dinamica (40% large cap, 20% small cap, 20% bond LT, 10% bond BT, 10% oro) che alza la quota azionaria al 60% mantenendo lo schema a cinque asset. La scelta tra versione classica e variante XTB dipende dalla tua tolleranza alla volatilità.
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La classica è più conservativa, la variante punta di più sulla crescita.
Altri portafogli pigri meno noti
Ci sono in realtà altri modelli di lazy portfolio meno noti come la variante dinamica del 60/40 (40% azioni, 60% obbligazioni con focus su preferred shares ed emerging market bond), oppure il Larry Portfolio (alta concentrazione su small cap value bilanciata da bond di alta qualità)
Sono varianti per chi vuole affinare l’esposizione al rischio senza abbandonare la filosofia pigra di fondo.
| Portafoglio | Azioni | Obbligazioni | Oro | Materie prime | Liquidità |
| 60/40 | 60% (globale) | 40% (gov sviluppati) | — | — | — |
| Three-Fund (Vanguard) | 70% (40 USA + 30 intl) | 30% | — | — | — |
| Permanent (Browne) | 25% | 25% (LT) | 25% | — | 25% |
| All Weather (Dalio) | 30% | 55% (40 LT + 15 BT) | 7,5% | 7,5% | — |
| Golden Butterfly | 40% (20 large + 20 small) | 40% (20 LT + 20 BT) | 20% | — | — |
Composizione percentuale dei principali lazy portfolio.
Quanto rendono davvero i portafogli pigri?
Rendimenti annualizzati in euro: 60/40, All Weather, Golden Butterfly
Per capire quanto rende davvero un lazy portfolio proviamo a lavorare su dati in euro. Sin 10 anni il portafoglio 60/40 in euro ha reso il 6% annualizzato, il Golden Butterfly il 7% e l’All Weather il 5,70%.
Tradotto in capitale: 10.000 euro messi nel 2006 sarebbero diventati a fine 2025 circa 32.500 euro nel 60/40, 35.200 euro nel Golden Butterfly e 27.400 euro nell’All Weather.
Sono cifre nominali, bisogna togliere ovviamente l’inflazione (mediamente 2% annuo sul periodo) per ottenere il rendimento reale.
Il confronto con un’ipotetica obbligazione governativa decennale italiana del 2006 (rendimento medio 3,5%) mostra che il premio per il rischio del lazy portfolio è concreto. Soprattutto per le versioni più orientate all’azionario.
Volatilità, drawdown e Sharpe Ratio
Il rendimento da solo non racconta tutto. Devi guardarlo insieme alla volatilità (deviazione standard) e al drawdown massimo, cioè la perdita peggiore subita rispetto al picco precedente. In 10 anni il 60/40 ha mostrato volatilità dell’8% circa e drawdown massimo del -29%, durato 5 anni e 4 mesi prima del recupero.
L’All Weather ha avuto volatilità più bassa (7,5%) e drawdown massimo -18,7%, ma con un recupero che ha richiesto 2 anni e 11 mesi tra dicembre 2021 e novembre 2024. Il Golden Butterfly si colloca a metà: volatilità 7,70%, drawdown -15%, recupero in 2 anni e 6 mesi.
Lo Sharpe Ratio sintetizza in un numero il rapporto tra rendimento e rischio assunto. Più è alto, migliore è la qualità del rendimento. Nella classifica 2006-2025vince il Golden Butterfly con 0,80, seguito dal 60/40 con 0,67 e dall’All Weather con 0,65.
La differenza tra 0,80 e 0,65 sembra modesta, ma su trent’anni di investimento si traduce in migliaia di euro di rendimento aggiuntivo per ogni 10.000 euro investiti.
Il Golden Butterfly sembrerebbe essere (almeno negli ultimi 10 anni) il miglior compromesso storico, fermo restando che la sua quota di oro al 20% lo espone più di altri all’andamento di un singolo asset rifugio.
| Portafoglio | Rendimento annualizzato EUR | Volatilità | Sharpe Ratio | Drawdown massimo |
| 60/40 | 6% | 8% | 0,67 | -29% |
| All Weather (Dalio) | 5,70% | 7,5% | 0,65 | -18,7% |
| Golden Butterfly | 7% | 7,70% | 0,80 | -15% |
Performance dei tre principali lazy portfolio in euro, periodo dicembre 2006 – dicembre 2026.
Come hanno reagito alle crisi del 2008 e del 2022
La cartina al tornasole di un lazy portfolio è come si comporta nelle grandi crisi. Nel 2008, anno di Grande Recessione e crollo Lehman, il 60/40 ha perso circa il 20%, mentre l’All Weather ha limitato la perdita al 6,7% e il Golden Butterfly all’8,5%.
La differenza è figlia della diversificazione spinta di questi due modelli: oro e titoli di Stato a lungo termine hanno fatto da contrappeso al crollo azionario. Per l’investitore questo si traduce in minor stress emotivo e meno tentazione di vendere ai minimi, che è statisticamente la peggior decisione possibile per un portafoglio.
Il 2022 è stato la prova del fuoco opposta. Inflazione al 9% in Europa e Stati Uniti, banche centrali in rialzo tassi aggressivo, drawdown simultaneo di azioni (-15%) e obbligazioni (-15%) per la prima volta dalla Grande Depressione.
Tutti i lazy portfolio hanno sofferto: il 60/40 ha perso circa il 17%, l’All Weather il 16%, il Golden Butterfly l’8% grazie all’oro che ha tenuto botta.
Il 2022 ha mostrato che nessun modello è davvero a prova di tutto, ma ha confermato il valore di asset class alternative (oro, materie prime) per attutire scenari di inflazione e tassi in rialzo simultaneo.

Mappa rendimento-rischio dei principali lazy portfolio in euro (2006-2025).
Lazy portfolio ETF: come costruirlo
Scelta degli ETF UCITS armonizzati
Per un investitore italiano il primo criterio di scelta è la struttura giuridica dell’ETF. Serve un fondo UCITS armonizzato, riconosciuto dalla normativa europea, domiciliato in Irlanda o Lussemburgo e quotato su Borsa Italiana.
Solo gli ETF UCITS rientrano nel regime fiscale ordinario italiano (capital gain 26%, possibilità di compensare minusvalenze entro quattro anni) e sono ammissibili nei piani di accumulo automatici dei broker. Strumenti non UCITS come gli ETF americani VTI o BND, dal 2018 non sono più accessibili dalla MIFID II per i clienti retail europei. Anche dove comprabili indirettamente, complicano fiscalità e successione. Meglio lasciar perdere.
All’interno dell’universo UCITS le scelte tipiche sono:
per l’azionario globale
| # | ETF | Ticker | TER | AUM | Perf 1Y | Perf 3Y | Voto | Compra |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Vanguard FTSE All-World UCITS ETF (USD) Accumulating | VWCE.DE | 0,19% | 56,2 mld € | +22,6% | +59,2% | 9.4 | Compra → |
| 2 | iShares Core MSCI World UCITS ETF | SWDA.MI | 0,20% | 122,3 mld € | +20,7% | +58,5% | 9.4 | Compra → |
| 3 | Lyxor Core MSCI World (DR) UCITS ETF | LCWD.L | 0,12% | 5,1 mld € | +0,0% | +33,4% | 8.4 | Compra → |
Fonte: webeconomia.it, dati al 17 Giugno 2026. Voto calcolato secondo la nostra metodologia.
per le obbligazioni aggregate
| # | ETF | Ticker | TER | AUM | Perf 1Y | Perf 3Y | Voto | Compra |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | iShares Core Global Aggregate Bond UCITS ETF | EUNU.DE | 0,10% | 2,3 mld € | -2,3% | -6,2% | 8.2 | Compra → |
Fonte: webeconomia.it, dati al 17 Giugno 2026. Voto calcolato secondo la nostra metodologia.
per l’oro:
| # | ETF | Ticker | TER | AUM | Perf 1Y | Perf 3Y | Voto | Compra |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | Amundi Physical Gold ETC | GOLD.MI | 0,12% | 10,5 mld € | +33,0% | +113,0% | 9.4 | Compra → |
| 2 | Invesco Physical Gold ETC | SGLD.MI | 0,12% | 27,3 mld € | +28,2% | +105,4% | 9.4 | Compra → |
Fonte: webeconomia.it, dati al 17 Giugno 2026. Voto calcolato secondo la nostra metodologia.
Per varianti più granulari Lyxor, Xtrackers e SPDR offrono cataloghi completi su small cap, mercati emergenti, obbligazioni governative europee e high yield. Scelta abbondante.
Copertura del cambio (hedging EUR) sì o no?
La decisione sull’hedging del cambio è meno banale di quanto sembri.
Per un europeo che compra un ETF azionario globale denominato in dollari, il rischio cambio EUR/USD può aggiungere o togliere fino al 10% l’anno alla performance.
Sul lungo periodo la teoria dice che le oscillazioni di cambio si bilanciano, e i dati confermano: il rendimento di un MSCI World hedged e non hedged tende a convergere su trent’anni.
Per la quota azionaria, quindi, evitare la copertura del cambio è la scelta dominante. Riduce i costi (lo hedging costa lo 0,1-0,3% l’anno) e mantiene una diversificazione valutaria che torna utile in caso di crisi europea.
La logica si ribalta sulla quota obbligazionaria. Le obbligazioni hanno rendimenti attesi più contenuti e una volatilità del cambio del 10% può cancellare facilmente il 3-4% di rendimento atteso del bond.
🛠 GUIDA PRATICA Come funzionano le obbligazioni
Per la componente fixed income di un lazy portfolio europeo conviene scegliere ETF in EUR (obbligazioni governative europee, corporate europee) o ETF globali con copertura EUR hedged.
Per l’oro la copertura è solitamente non disponibile e si accetta l’esposizione naturale alla valuta in cui è quotato, il dollaro. Va detto: anche questa, in fasi di dollaro forte, può aiutare.
Fiscalità italiana: regime amministrato e tassazione 26%
La fiscalità degli ETF UCITS in Italia segue il regime ordinario: aliquota del 26% sui capital gain (12,5% per la quota di titoli di Stato in white list nei portafogli misti, ossia Italia, paesi UE/SEE white list e organismi internazionali).
I dividendi distribuiti dagli ETF a distribuzione sono tassati alla stessa aliquota. La scelta più semplice per un lazy investor è il regime amministrato: il broker (banca o piattaforma) calcola e versa l’imposta a ogni operazione, sollevando l’investitore dalla dichiarazione dei redditi.
🛠 GUIDA PRATICA Migliori ETF Dividendi 2026
Risparmio di tempo e meno errori.
Un dettaglio importante riguarda la gestione delle minusvalenze. In Italia le minusvalenze realizzate vendendo ETF in perdita si possono compensare solo con plusvalenze da redditi diversi, non con plusvalenze da redditi di capitale (che includono dividendi e cedole).
In pratica: vendere un ETF in perdita non ti permette di compensare con il dividendo dell’azionario, un’asimmetria che penalizza chi usa solo ETF a distribuzione.
La soluzione tipica è preferire ETF ad accumulazione, che reinvestono automaticamente i proventi e differiscono la tassazione al momento della vendita. È la struttura più efficiente per chi accumula nel lungo periodo. Sembra un dettaglio, ma non lo è.
Broker e piattaforme adatti al lazy investing
Per un lazy investor il broker giusto è quello che offre PAC automatici a basso costo, accesso ampio agli ETF UCITS quotati su Borsa Italiana e regime amministrato.
Ecco i broker più adatti:
- 701 ETF senza commissioni
- 701 ETF in PAC gratuiti
- Regime Sostituto d'imposta
- Sostituto d'imposta: fiscalità automatica
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
- 1171 ETF senza commissioni
- 2294 ETF in PAC gratuiti
- Regime Report fiscale fac simile
- PAC totalmente gratuiti
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
- Regime Nessun supporto fiscale
- Copy Trading: copia i migliori investitori
- Smart Portfolios per diversificare
- Zero commissioni su azioni reali
52% dei conti degli investitori al dettaglio perde denaro quando opera con questo fornitore di CFD. Dovreste valutare se potete permettervi di correre il rischio elevato di perdere il vostro denaro.
- 2118 ETF in PAC gratuiti
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- Carta di debito inclusa con cashback
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Secondo elemento da valutare: il costo della singola operazione. Commissione fissa, percentuale o ibrida. Per chi accumula 100-200 euro al mese su tre-cinque ETF, una commissione fissa di 2-5 euro per ordine inizia a pesare.
Trade Republic e Scalable abbattono il costo a zero o quasi grazie al modello payment for order flow (PFOF), in discussione a livello europeo ma per ora legale in Italia.
Per importi più alti (500-1.000 euro a versamento) la commissione percentuale diventa più conveniente. Buona prassi: simula con un foglio di calcolo il costo totale annuo del piano sulla base del numero di operazioni previste.
Cinque minuti che ti risparmiano qualche centinaia di euro l’anno. Qui sotto alcuni ETF che trovi nel nostro motore di ricerca “Cerca ETF”.
| Asset class | ETF UCITS suggerito | ISIN | TER | Hedging EUR |
| Azionario globale | Vanguard FTSE All-World UCITS (VWCE) | IE00BK5BQT80 | 0,22% | No |
| Azionario globale (alt.) | iShares Core MSCI World (SWDA) | IE00B4L5Y983 | 0,20% | No |
| Obbligazioni globali | iShares Core Global Aggregate Bond UCITS ETF (EUNU) | IE00BDBRDM35 | 0,10% | Sì |
| Obbligazioni gov. EUR | Xtrackers II Eurozone Gov Bond (XGLE) | LU0290355717 | 0,15% | — |
| Oro fisico | Invesco Physical Gold (SGLD) | IE00B579F325 | 0,12% | No |
| Small cap mondo | iShares MSCI World Small Cap (WSML) | IE00BF4RFH31 | 0,35% | No |
Esempio di ETF UCITS quotati su Borsa Italiana per costruire un lazy portfolio Three-Fund italiano. TER aggiornati a maggio 2026.
Tre lazy portfolio Italia pronti all’uso
Proviamo a fare qualche esempio di portfolio a scopo didattico per vari profili di investimento. Non sono consigli finanziari ma sono usati per spiegare il concetto di Lazy Portfolio.

Asset allocation dei tre profili di lazy portfolio modello per investitori italiani.
Profilo prudente: 30% azioni / 70% obbligazioni
Il profilo prudente è per chi ha un orizzonte temporale di 5-10 anni, non sopporta drawdown sopra il 10-15% e vuole proteggere il capitale già accumulato.
La struttura più sensata è 30% azioni globali, 60% obbligazioni miste, 5% oro e 5% liquidità.
In ETF UCITS si implementa così: 30% Vanguard FTSE All-World (VWCE), 40% iShares Core Global Aggregate Bond EUR Hedged (AGGH), 20% Xtrackers Eurozone Gov Bond 1-3Y per la parte breve, 5% Invesco Physical Gold (SGLD) e 5% in liquidità (conto deposito o fondo monetario).
Fineco
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- Servizi bancari integrati
- 701 ETF senza commissioni d'acquisto
Compatto, prevedibile, poco emozionante.
Il rendimento atteso di lungo periodo è 3-4,5% reale al netto dell’inflazione, con volatilità contenuta intorno al 5-7% annuo. È un profilo che storicamente ha tenuto bene nelle crisi del 2008 e del 2020, mentre nel 2022 ha registrato perdite più contenute del 60/40 (sul -10%).
Rovescio della medaglia: rinunci a una buona parte del rendimento azionario di lungo periodo. Su trent’anni questo profilo restituisce circa il 60% del capitale finale di un 60/40 e meno della metà di un 100% azionario. È la natura dei trade-off: tranquillità in cambio di crescita.
Profilo bilanciato: 60% azioni / 40% obbligazioni
Il profilo bilanciato è il classico 60/40 evoluto, per investitori con orizzonte 10-20 anni e tolleranza al rischio media.
La composizione: 60% azioni globali (di cui 45% sviluppato e 15% emergenti), 30% obbligazioni miste hedged EUR e 10% oro. In ETF UCITS: 45% Vanguard FTSE All-World, 15% iShares Core MSCI Emerging Markets IMI (EIMI), 25% iShares Core Global Aggregate Bond EUR Hedged (AGGH), 5% Xtrackers Eurozone Gov Bond 25+ per la parte lunga e 10% Invesco Physical Gold. Il 10% di oro aiuta a coprire scenari di inflazione e tassi in rialzo come quello del 2022.
Il rendimento atteso storico è del 6-7% nominale annuo in euro, con volatilità del 8-9% e drawdown massimi del -25/-30% nelle peggiori crisi.
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- Gestione patrimoniale
- Liquidità+
Per chi ha 30-40 anni e capacità di lavoro in entrata, il bilanciato resta una scelta razionale. Ancor più se accoppiato a un PAC mensile, che riduce il rischio di entrare al momento sbagliato.
Il timing, peggior nemico dell’investitore, viene neutralizzato dal versamento ricorrente.
Profilo dinamico: 80% azioni / 20% obbligazioni
Il profilo dinamico è pensato per investitori giovani con orizzonte temporale di 20-30 anni o per chi accetta drawdown anche del 35-40% pur di puntare a rendimenti attesi più elevati.
L’allocazione tipica è 80% azioni (di cui 60% sviluppato, 15% emergenti, 5% small cap) e 20% obbligazioni globali hedged EUR. In ETF UCITS: 50% Vanguard FTSE All-World, 15% iShares Core MSCI Emerging Markets IMI, 5% iShares MSCI World Small Cap (WSML), 10% iShares USD Treasury Bond 7-10yr EUR Hedged e 10% iShares Core Global Aggregate Bond EUR Hedged.
La quota bond residuale serve da polmone per ribilanciare nelle correzioni.
IG
- Regime Amministrato
- Affidabilità e Sicurezza
- Turbo24 e Barrier
Il rendimento atteso storico è dell’8-9% nominale annuo in euro, con volatilità del 14-16% e drawdown massimi nell’ordine del -40% durante le grandi crisi.
È un profilo che richiede vera convinzione e capacità di tenere la rotta: chi nel marzo 2009 ha venduto al fondo si è perso il rally più potente del secolo.
Per chi ha orizzonte effettivamente lungo, una buona prassi è abbinare il profilo dinamico a un fondo di emergenza separato (3-6 mesi di spese) tenuto in liquidità o conto deposito.
Così non sei costretto a toccare gli ETF in caso di shock personali, e la strategia di lungo periodo non viene interrotta da un imprevisto a breve.
Errori da evitare con il lazy portfolio
Cambiare strategia al primo ribasso
L‘errore numero uno è abbandonare la strategia nel momento sbagliato. Gli investitori retail tendono a comprare ai massimi e vendere ai minimi, riducendo strutturalmente il rendimento effettivo rispetto a quello del mercato.
Un lazy portfolio richiede una promessa fatta a se stessi. L’allocazione scelta non si cambia per due-tre anni, se non in risposta a un evento di vita reale (matrimonio, casa, figli, cambio di lavoro).
Le notizie di stampa, i crolli temporanei, le previsioni dei guru non sono motivi sufficienti per ridisegnare l’asset allocation.
Sovrastimare la propria tolleranza al rischio
Secondo errore frequente: dichiararsi più tolleranti al rischio di quanto si è davvero.
Quando il mercato sale tutti pensano di poter sopportare -30%, ma davanti a un drawdown reale del -25% molti scoprono di non riuscire a dormire.
La regola pratica è simulare l’impatto in euro. Se hai 100.000 euro e un profilo dinamico, prova ad accettare l’idea che potresti vedere il portafoglio scendere a 60.000 senza fare nulla. Se l’idea ti angoscia, riduci la quota azionaria al 60% o al 40%. Se invece devi investire 10.000 euro quindi cifre più basse, il discorso cambia.
Meglio un portafoglio meno aggressivo tenuto per vent’anni che uno aggressivo abbandonato dopo tre mesi. La matematica non perdona la fuga.
Trascurare ribilanciamento e accumulazione dividendi
Terzo errore: ignorare la manutenzione minima del portafoglio.
Anche se il lazy portfolio è pigro, non è inerte. Senza ribilanciamento annuale le proporzioni si sbilanciano e l’allocazione effettiva diventa diversa da quella pianificata.
Dopo dieci anni di mercato rialzista un 60/40 può ritrovarsi all’80/20 senza che l’investitore se ne accorga, esponendolo a un rischio molto più alto di quello scelto.
Stesso discorso per la scelta tra accumulazione e distribuzione. Gli ETF a distribuzione obbligano a reinvestire manualmente i dividendi (con commissioni), mentre quelli ad accumulazione lo fanno gratis e differiscono la tassazione.
Lazy portfolio: le domande più frequenti (FAQ)
Non esiste un minimo tecnico: puoi avviarlo con poche centinaia di euro tramite PAC su ETF. Sotto i 1.000-2.000 euro però i costi fissi di commissione iniziano a pesare sul rendimento. Una soglia ragionevole per il versamento singolo è 3.000-5.000 euro, con accumulazioni mensili successive che fanno crescere la base in modo regolare.
La prassi è ribilanciare una volta all’anno o quando un asset si scosta dall’allocazione target di oltre 5-10 punti percentuali. Studi accademici mostrano che ribilanciare più spesso non migliora i rendimenti, mentre aumenta costi e impatto fiscale. Una data fissa (per esempio il primo weekend di gennaio) aiuta a non procrastinare.
No, di norma non lo battono in fasi di mercato fortemente rialziste: la quota obbligazionaria riduce il rendimento medio rispetto a un portafoglio 100% azioni. Il vantaggio sta nel rapporto rendimento/rischio e nella tenuta durante i drawdown, non nella performance assoluta. Detto altrimenti: rinunci a un po’ di altezza in cambio di molta più stabilità.
Considerazioni finali
Costruire un lazy portfolio è meno difficile di quello che sembra, ma richiede tre cose: chiarezza sul tuo profilo di rischio, scelta consapevole di pochi ETF UCITS efficienti, disciplina nel mantenere la rotta.
La parte più importante non è la composizione esatta ma la coerenza tra strategia e comportamento. Un 60/40 mantenuto per vent’anni rende quasi sempre più di un Golden Butterfly abbandonato dopo tre. Regola pratica: scegli il portafoglio più semplice tra quelli che riesci a tollerare nelle fasi peggiori,.
Se parti da zero il consiglio operativo è cominciare con un Three-Fund Portfolio basato su tre ETF UCITS (azionario globale, obbligazioni aggregate hedged EUR, oro fisico) e impostare un PAC mensile sul broker che preferisci.
Dopo il primo anno, ribilancia confrontando le percentuali effettive con il target. Se ti senti pronto, puoi aggiungere una quarta posizione su small cap o mercati emergenti.
Nel contesto attuale di tassi più alti rispetto al decennio 2010-2020, la componente obbligazionaria torna a giocare un ruolo positivo.
L’ultimo punto, spesso sottovalutato, riguarda la fiscalità. La scelta tra ETF ad accumulazione e distribuzione, tra ETF italiani e lussemburghesi, tra regime amministrato e dichiarativo, può cambiare in modo significativo il rendimento netto sui trent’anni.
Un lazy portfolio ben costruito, ribilanciato con disciplina, ottimizzato sul piano fiscale, resta ancora oggi una delle migliori architetture disponibili per costruire patrimonio nel lungo periodo.
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