L’ascesa di Huawei in Italia: i numeri di questo terzo incomodo tra Samsung ed Apple

La Cina sta cercando di porre la propria leadership anche nel settore della telefonia. Con il marchio Huawei, il quale punta a spezzare il duopolio costituitosi tra l’Americana Apple e la coreana Samsung. Certo, la prima mostra tutta la sua eccellenza e peculiarità con una sola linea di telefoni: l’iPhone. Che quest’anno peraltro festeggerà a settembre il proprio decennale. Mentre la coreana Samsung punta molto anche sulla quantità, dato che offre varie linee di smartphone per più fasce di prezzo. E sembra aver già recuperato dalla batosta dovuta al clamoroso flop dello scorso anno del Galaxy Note 7, ritirato dal mercato dopo che una quarantina di dispositivi (anche quelli sostitutivi di seconda produzione) sono esplosi a causa dello slot che conteneva la batteria. Un errore dettato dalla fretta di far uscire il dispositivo ad inizio agosto, anziché fine mese come avviene solitamente. Il brand coreano si è riscattato con il Galaxy S8, portatore di varie novità, tra cui l’Infinity display.

In questo quadro concorrenziale così complicato, Huawei non si è comunque scoraggiata. E, in pieno stile cinese, ha letteralmente dichiarato guerra ai due colossi della telefonia. Soprattutto con due linee di telefono: il Mate, lanciato nel 2014, e il più popolare P. Di cui Huawei lancia ogni volta tre diverse versioni per tutte le tasche. Dopo la diffidenza iniziale, dovuta al fatto che i prodotti cinesi vengono visti dagli italiani soprattutto come imitativi e di scarsa qualità (in parole povere, acquistati per risparmiare), Huawei si sta facendo strada anche nel nostro Paese. Con una cavalcata impressionante. Vediamo di seguito i numeri registrati da Huawei nel nostro Paese e alcune curiosità su questo brand.

La crescita di Huawei in Italia

Le ambizioni di Huawei in Italia sono tutte nel suo amministratore delegato, Edward Chan, il quale ritiene che l’Italia sia il posto giusto per superare Apple nel cuore dei consumatori. Il quale ammette come l’obiettivo della multinazionale asiatica sia quello di raddoppiare il fatturato entro il 2022, offrendo contemporaneamente qualità e design. Nel nostro Paese, l’azienda che rappresenta ha già investito 162 milioni di euro nel 2016, di cui circa solo 30 milioni in pubblicità negli ultimi due anni. Ad oggi conta una quota di mercato di telefoni consegnati del 25,7%, ovvero 139 milioni di cellulari venduti nel 2016. Collocandosi così seconda dopo Samsung e davanti ad Apple. E pensare che a fine 2014 erano solo al 10% di telefoni venduti sul totale (un milione di telefoni venduti). Ed è stato proprio l’arrivo di Chan a far registrare questa crescita di più del doppio in meno di 3 anni.

Per Huawei in Europa l’Italia è tra i Paesi più importanti dove investire, insieme a Germania e Regno Unito. E ciò è dimostrato dal fatto che i ricavi di Huawei Italia sono saliti del 40%, arrivando a 1,27 miliardi. Di cui quasi la metà viene dagli smartphone. Nel 2016 gli utili sono stati pari al 7,5% dei ricavi. Huawei punta anche alla pubblica amministrazione. Non a caso, lo scorso mese di maggio ha partecipato al Forum della Pubblica amministrazione, durante il quale il Ministro della Funzione pubblica Marianna Madia ha parlato dell’importanza della trasformazione digitale. Un campo di battaglia degli investimenti che il guerriero cinese non può ignorare. In realtà, già da tempo Huawei collabora con colossi della telefonia quali Telecom, Fastweb e Vodafone. Di recente, ha iniziato anche a gestire la fibra ottica per Open Fiber, la società di Cdp ed Enel che ha rilevato Metroweb. La quale deve rientrare negli obiettivi dell’Agenda digitale europea e il mese scorso si è aggiudicata la gara Infratel per portare Internet veloce nelle prime cinque aree bianche del nostro Paese. Per aree bianche si intende quelle aree che non vengono considerate con gli stessi metodi del mercato. Il tutto, aspettando la diffusione del 5G.

I progetti Huawei già realizzati in Italia

Oltre alle tre sedi a Milano e Roma, il colosso cinese della telefonia vanta uffici in altre 10 città, quattro centri di Ricerca e Sviluppo e un Business Innovation Center. Già dieci anni fa, quando la multinazionale asiatica era ancora poco nota nel nostro Paese, ha partecipato alla realizzazione della rete HSDPA e HSUPA in alcune regioni del Sud Italia per conto di Telecom Italia. Nel 2011 ha realizzato il Centro Globale di Ricerca e Sviluppo per le Tecnologie Microwave, di livello mondiale. Qui viene sviluppata la tecnologia wireless per applicazioni 5G.

Diversi sono poi i progetti in divenire: la realizzazione della tecnologia FTTC (Fiber to the Cabinet), di quella FTTH (Fiber to the Home), lo sviluppo delle reti fisse di accesso e trasporto degli operatori clienti, la modernizzazione della rete mobile con Single RAN per tre colossi della telefonia: oltre a Telecom, anche Wind e Vodafone. Con i quali, tra il 2012 e il 2014, ha siglato altri accordi di collaborazione per lo sviluppo di varie tecnologie sul territorio nazionale.

Huawei e la tragedia di Rigopiano

L’importanza crescente di Huawei nei confronti delle istituzioni italiane, è dimostrata anche da un caso recente di cronaca: la valanga che travolse l’Hotel Rigopiano. In cui persero la vita 29 persone. E’ stato infatti il colosso cinese a fornire la tecnologia e il team per usarla composto da quattro persone, a quanti prestarono soccorso all’albergo con i cellulari. Il team e il macchinario «Rapid e-Lte emergency solution», partirono dal centro sardo di Pula in elicottero, consentendo così la comunicazione in 4G di voce e dati. E proprio a Pula, di connubio con la Regione Sardegna, che è stato a fine 2016 aperto il Joint innovation center, costato venti milioni di euro.

La proficua collaborazione con il colosso delle foto Leica

Huawei sa bene che tra i fattori che spingono all’acquisto di uno smartphone è la sua fotocamera. Del resto, viviamo in una società dove tutto viene condiviso. E dunque disporre di un’ottima fotocamera per scattare foto o girare video, è fondamentale. Non a caso, Huawei ha intrapreso una collaborazione con il colosso delle macchine fotografiche tedesco Leica. Il primo salto di qualità si è avuto con il P9, mentre il consolidamento con Leica con l’ultimo P10. Da maggio poi le fotocamere Leica sono subentrate nei due notebook Huawei e il convertibile MateBook.

Quanto ai dipendenti Huawei in Italia, se ne contano ottocento nelle tre sedi tra Milano e Roma. Con cento assunti nell’ultimo anno. La buona notizia, poi, è che il 90% degli assunti sono italiani.

Nascita di Huawei e significato di nome e simbolo

Huawei è un’azienda nata nel 1987 a Shenzhen, città che tra l’altro qualche anno prima ha dato i natali anche ad un altro colosso delle telecomunicazioni: ZTE. Fondatore è stato Ren Zhengfei, attuale CE dall’anno successivo. Il nome originario è dato da due simboli cinesi: 华为 In tanti si chiedono cosa significhi Huawei. E la spiegazione sta proprio nei due simboli suddetti: il primo si riferisce innanzitutto ad un fiore (che non a caso fa pure da logo del brand); ma anche al popolo cinese, evocando l’idea di magnificenza. Il secondo simboleggia invece l’idea del successo e della conquista. Messi insieme, pertanto, stanno per “fiore che si espande”. Proprio come il disegno rosso del suo logo.

In realtà, c’è anche un’altra versione. Il primo simbolo significherebbe magnifico o splendido. Il secondo azione o conquista. Abbinati, significherebbero quindi “magnifica conquista” o “la Cina è in grado”. Da parte dell’azienda però, non è mai stata diramata alcuna nota ufficiale in merito. E ciò alimenta varie versioni fantasiose e ufficiose in merito.

Per quanto concerne invece la pronuncia di Huawei, in Italia siamo abituati a dire “uawèy”. Tuttavia, non è quella giusta. In dialetto mandarino, il primo carattere “hua” va letto come “qua”, quindi va letto come “quawei”. In dialetto cantonese, invece, la pronuncia è “wawei”. In fondo, molto simile a quella che diamo noi italiani erroneamente.

Altro errore che si compie, oltre alla pronuncia, è quello di ritenere Huawei azienda preposta solo alla produzione di smartphone. In realtà, la multinazionale cinese ha un certo spessore anche nel settore delle telecomunicazioni ICT (Information Technology and Communication). Non a caso, in Germania, come detto tra i principali Paesi europei in cui il colosso cinese investe, Huawei collabora con Telekom per la diffusione della rete 4G nel Paese. Non mancano poi altri dispositivi, come le chiavette internet 3G. La multinazionale asiatica investe molto anche in Ricerca e Sviluppo, con 170 mila dipendenti. Ossia, il 10% del proprio fatturato (11 miliardi di dollari nel 2016) e circa il 45% dei suoi dipendenti. Per un totale di 48 miliardi negli ultimi 10 anni.

Controlla pure altre importanti aziende. Come Hisilicon, importante nel settore hardware con la produzione, tra gli altri, dei processori Kirin, e controllata al 100% dai cinesi. Senza dubbio però, l’azienda più importante controllata da Huawei è Honor, che produce smartphone di fascia bassa. Honor è partita con la vendita di cellulari solo su internet, ma ora, grazie anche agli investimenti di Huawei, conta pure su tradizionali negozi fisici.

Nel Huawei ha registrato ben oltre 50 mila brevetti. Diventando così la prima azienda al mondo per richieste di brevetti internazionali nel 2015 con quasi 4 mila richieste. E’ altresì la prima azienda cinese a entrare nella classifica dei ‘Top 100 Best Global Brands’ stilata da Interbrand, arrivando al 72° posto lo scorso anno. Mentre nel 2015 figurava in 99 posizioni indietro. Il colosso si è posizionato altresì al 129° posto nella classifica 2016 Fortune Global 500.

Huawei organizzata come Microsoft

Un curioso aneddoto riguarda l’organizzazione aziendale di Huawei. Infatti, il CEO Zhengfei detiene solo una piccola quota pari all’1.4%. il resto è ripartita soprattutto dai suoi dipendenti, come fatto da Microsoft. Inoltre, la legge cinese vieta agli stranieri di detenere partecipazioni azionarie in aziende del comparto delle telecomunicazioni. Così come vieta di essere quotate in Borsa, basando tale scelta sulla filosofia che bisogna puntare al successo al lungo termine e non nell’immediato. Quindi, niente stranieri tra gli azionisti di Huawei e niente quotazione in Borsa. Una reminiscenza legata al comunismo, che ormai appare anacronistica a fronte del capitalismo rampante che ha fatto anche di Huawei una multinazionale in ascesa.

Huawei accusata di spionaggio

Se negli Usa Samsung è abbastanza accettata, tanto che lo smartphone dell’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello dell’attuale e vituperato Donald Trump, è proprio un Note del colosso coreano (anzi, Trump ha pure avviato una guerra contro Apple e le altre multinazionali americane che furbescamente producono al di fuori dei confini americani per poi rivendere i propri prodotti come se fossero prodotti in America), . verso Huawei c’è una certa diffidenza. Si ritiene infatti che contribuisca allo spionaggio cinese in Occidente. E questo sospetto è nutrito dal fatto che il suo fondatore Ren Zhengfei ha lavorato in passato anche per l’esercito cinese.

Inoltre, Edward Snowden, ex impiegato della CIA e della NSA che un paio di anni fa ha svelato come il governo americano spiasse mezzo Mondo – compresi leader stranieri e i cittadini americani nelle loro mail e numeri di telefono – ha anche divulgato svariati documenti che dimostrano come la NSA sia entrata illegalmente nei server e nei canali di comunicazione Huawei. In un’operazione denominata Shotgiant e che si presume sia stata messa in piedi nel 2007. Da parte sua, la NSA ha invece affermato che l’obiettivo di questa operazione era solo quello di trovare tracce del legame tra Huawei e l’esercito cinese. Ad oggi, comunque, non c’è alcuna prova su questo caso.

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