La Grecia non controllerà i capitali della chiesa

TOPSHOTS The leader of the leftist Syriza party, Alexis Tsipras, listens to a question during a televised press conference on January 23, 2015 at the Zappion Hall in Athens. Greeks vote on January 25 in a general election for the second time in three years, with radical leftists Syriza leading the polls with a promise to renegotiate the international bailout that has imposed five years of austerity on the country. AFP PHOTO/LOUISA GOULIAMAKI
Il premier Tsipras

Con una decisione che ha destato non poche polemiche il governo di Tsipras ha deciso di togliere i controlli sui capitali della chiesa, con un provvedimento esteso a tutte le confessioni.

Furiose le polemiche visto che oggi ai cittadini viene imposto un limite ai prelievi in contanti di 60 euro, ma le istituzioni religiose parlano di misura indispensabile per permettere di finanziare la beneficenza che in questi anni ha assunto un ruolo sempre più importante per i poveri, sempre più numerosi.

Ora ogni arcidiocesi avrà la possibilità di ritirare fino a 10 mila euro mensilmente, contro i quasi 1.300 euro del limite precedente, ma ad Atene, città più grande della Grecia, il limite arriva a 20 mila euro.

Il ruolo della chiesa ortodossa nel paese ellenico sta diventando sempre più importante non solo nell’impegno e il sostegno sociale, anche nelle connessioni politiche e probabilmente il governo di Tsipras non ha voluto o saputo rinunciare a questo alleato, a cui tiene in modo particolare anche la destra politica in parlamento.

Ma le polemiche sono accese anche dal fatto che sempre per questi legami politici, la chiesa ortodossa finora è stata evitata dai tagli di austerity imposti invece agli altri cittadini e alle aziende.

Con un miliardo di euro di patrimonio, la chiesa di Atene paga soltanto 2,5 milioni di tasse mentre il governo si fa carico per circa 220 milioni l’anno dello stipendio dei sacerdoti.

D’altra parte Tsipras sembra deciso a tenersi il sostegno della chiesa che in occasione dei negoziati con l’Unione Europea che sono poi sfociati nel referendum greco avevano appoggiato il premier sulla sua linea di fermezza contro l’austerity e dopo l’avevano di nuovo appoggiato quando dopo il referendum aveva scelto una strategia più morbida verso la Troika, sostenendo una ristrutturazione del debito più che uno scontro frontale.