La Ferrari sbarca a Piazza Affari

A distanza di quasi tre mesi dall’esordio a Wall Street, questa mattina il titolo Ferrari ha debuttato alla Borsa di Milano. Proprio lo scorso ottobre l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, aveva detto “Speriamo di poter fare un grande regalo ai nostri azionisti prima della Befana” ed è stato di parola.

Palazzo della Borsa rosso Ferrari

L’avvio delle contrattazioni è scattato alle 9 in una Piazza Affari addobbata di bandiere rosse Ferrari e con l’intera gamma della casa di Maranello in esposizione. A Palazzo Mezzanotte presenti Sergio Marchionne, presidente della Ferrari, John Elkann, presidente di Fca, Piero Ferrari, figlio del fondatore Enzo, Amedeo Felisa, amministratore delegato Ferrari, Maurizio Arrivabene, direttore del reparto corse, Lapo Elkann.
Marchionne ha commentato questo importante appuntamento con queste parole: “Con la quotazione si è aperto un nuovo capitolo. E’ un nuovo traguardo, una nuova partenza. Competere sul listino di Milano per la Ferrari è come tornare alle origini”.
Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa italiana, ha annunciato che il titolo Ferrari entrerà immediatamente nell’indice Ftse Mib e ha sottolineato: “È con emozione e orgoglio che diamo il benvenuto oggi in Borsa Italiana a Ferrari, vera icona del lusso made in Italy e spesso considerato il brand globale più noto a livello mondiale. La scelta di Ferrari di quotarsi anche a Milano conferma il ruolo centrale di Borsa Italiana, sempre più riconosciuta a livello internazionale come piazza di riferimento per la valorizzazione di titoli espressione del lusso e dell’italianità. Con la quotazione si apre per Ferrari un nuovo mondo per poter rappresentare l’eccellenza anche in ambito finanziario“.

Un esordio complicato

Il debutto del titolo della Rossa, ammesso a 43 euro, non è stato facile. Le motivazioni sono da ricercarsi principalmente nell’ondata di speculazione successiva allo scorporo da Fiat Chrysler Automobiles, ma anche nella giornata negativa delle Borse internazionali. Ad un certo punto della mattinata, dopo essere scivolato sotto quota 42 euro, il titolo è stato sospeso, per essere poi riammesso a 42,79 euro. Ha recuperato terreno e dopo aver toccato un minimo di 41,5 euro, si è portato a 43,23 euro. In questo modo si è avvicinato ai 44 euro per azione della chiusura di New York del 31 dicembre, valorizzando l’intera società 8,17 miliardi di euro.
Le azioni Fca subito dopo l’inizio delle contrattazioni erano a quota 8,73 euro: hanno toccato un massimo a 8,89 euro per poi scendere a 8,48, per una capitalizzazione di circa 10,9 miliardi di euro, contro i 16,6 miliardi di euro dell’ultima seduta dello scorso anno quando, però, la società deteneva ancora l’80% di Ferrari.

Divorzio Fca – Ferrari

Lo sbarco della Ferrari sul listino di Piazza Affari comporta un riassetto nell’intera catena di controllo del Cavallino Rampante. D’ora in poi, infatti, Ferrari e Fca porranno fine ad un’unione iniziata nel 1969 quando Gianni Agnelli accettò la richiesta di aiuto arrivata da Maranello. All’epoca, in una sola notte l’Avvocato decise di acquistare il 50% del capitale, diventato poi il 90% alla morte di Enzo Ferrari. Ebbe così inizio la straordinaria cavalcata che ha portato il Cavallino Rampante da una produzione di poche centinaia di auto al recente record di settemila (ora si punta alle diecimila unità all’anno).
Il divorzio si compie attraverso la distribuzione dell’80% del capitale della casa di Maranello ai possessori di azioni e di obbligazioni Fca a conversione obbligatoria. Il rapporto di assegnazione è di una Ferrari ogni dieci azioni Fca. La Ferrari, che avrà sede ad Amsterdam, passa ora sotto il controllo di Exor che deterrà il 23,5% del capitale (pari, secondo la legge olandese, al 33,5% dei voti in assemblea); Piero Ferrari manterrà il 10% (pari al 15,4% dei diritti di voto).