La città più cara al mondo? In Africa

Se vi chiedessero qual è la città più cara del mondo, cosa rispondereste? New York? Londra? Oppure Parigi? Tutte opzioni errate. Dal rapporto annuale Mercer sul costo della vita, emerge infatti che è Luanda, in Angola, la prima della lista tra le duecento città più care del mondo per i lavoratori stranieri. Ed è il terzo anno consecutivo che questo accade.

Nel paese dell’Africa centrale, dove milioni di persone devono vivere con meno di due dollari al giorno e che la Banca mondiale reputa essere il settimo peggiore al mondo per disuguaglianza sociale, un paio di jeans costa più di 240 dollari e per cenare in un fast food si spendono 18,9 dollari. Come è possibile tutto ciò? La ragione sta nell’industria petrolifera, che rappresenta più della metà del PIL dell’Angola e che fa della sua capitale un’attrazione per i lavoratori provenienti da tutto il mondo. Lavoratori che sono disposti a pagare molto sia per la loro sicurezza che per i beni d’importazione.

Al secondo posto della classifica troviamo Hong Kong; al terzo, Zurigo; al quarto, Singapore e al quinto, Ginevra. Tutti distretti finanziari che risultano molto cari per l’acquisto di immobili, trasporti, cibo, abbigliamento, articoli casalinghi e divertimenti. Tutti i duecento beni presi in considerazione da Mercer, vengono messi a confronto con il valore degli stessi beni a New York.

Eca International, un’altra società di consulenza, stila una sua propria classifica: Luanda si piazza al secondo posto, superata da Juba, in Sud Sudan. Terza posizione, Zurigo. In questo caso, l’aumento del prezzo delle merci è causato dalla difficoltà nell’importare beni di uso comune dall’estero, in un paese che ha vissuto decenni di guerra civile.

Chiudiamo parlando dell’Intelligence unit dell’Economist (Eiu). In controtendenza, nella sua ultima ricerca sul costo della vita, troviamo al primo posto Singapore, il centro finanziario e dell’hi-tech del sud-est asiatico, carissima in particolar modo per abbigliamento e trasporti. L’Eiu prende in esame i prezzi di 160 beni (dal filone di pane alle auto di lusso) e utilizza sempre New York quale parametro di riferimento.