La carta Fabriano parlerà americano: passa a Bain Capital

Chi alle scuole medie non ha mai usato un cartoncino, un quaderno o un altro prodotto cartaceo del marchio Fabriano? Dal calcio al settore tessile passando per quello alimentare. Il supermarket Italia sempre più preda dei miliardi stranieri. Ed ora anche la carta. Infatti, lo storico marchio Fabriano passa all’americana Bain Capital Private Equity, la quale ha firmato un accordo per l’acquisizione di Fedrigoni. Fedrigoni, oltre ad essere proprietaria di Fabriano, colosso italiano della carta, può essere considerata una dei maggiori produttori a livello mondiale di carte speciali e prodotti autoadesivi per l’etichettatura. La famiglia Fedrigoni manterrà comunque una partecipazione di minoranza in Fabriano. Il valore dell’operazione è di 650 milioni di euro.

Fedrigoni cede Fabriano, la preoccupazione dei sindacati

La notizia diventa dunque ufficiale dopo alcuni mesi di indiscrezioni sul cambio di proprietà, il quale, ovviamente, ha non poco preoccupato i sindacati. Come sempre accade quando c’è un passaggio di mano. I rappresentanti dei lavoratori ne hanno di recente solo accennato in una nota unitaria, a seguito di un incontro sulla perdita dell’intera commessa relativa alla carta per le banconote dell’India. Un duro colpo per lo stabilimento di Fabriano, che si era praticamente fermato, creando altresì problemi per la sede di Bollate. In tal caso, i sindacati avevano accennato all’interessamento di una multinazionale nei confronti del gruppo Fedrigoni, a cui si sommavano le varie affermazioni fatte dal Patron in alcune riunioni tenute nei vari stabilimenti del Gruppo.

Pertanto, le “Segreterie Nazionali di SLC- GCIL, Fistel CISL Uilcom Uil, si leggeva nella nota, avevano il dovere di porre “la massima attenzione agli sviluppi e all’evoluzione della trattativa in corso”. La priorità dei sindacati, ci tenevano a sottolineare è “la tutela dei livelli occupazionali e l’integrità dell’intero perimetro del Gruppo”.

Fedrigoni cede Fabriano a Bain Capital Private Equity: la dichiarazione delle parti in causa

Dunque, dopo la cessione di Alcoa, un altro colpo americano in Italia. Gli Usa stanno tornando protagonisti dello scenario industriale italiano, dopo aver lasciato un po’ il campo soprattutto a cinesi, francesi e russi. Fedrigoni è stata fondata a Verona nel 1888 ed è riconosciuta a livello internazionale per l’alta qualità della gamma di prodotto e per l’elevato livello di servizio. Nel 2017, la società punta ad arrivare ad un fatturato di circa 1,1 miliardi di euro. Oltre che in Italia, Fedrigoni ha stabilimenti pure in Spagna e Brasile, una rete di distribuzione globale e un numero di dipendenti complessivo che supera i 2.700 dipendenti.

Come spiega il managing director di Bain Capital Private Equity, Ivano Sessa, “Fedrigoni è un’azienda di forte attrattività e prestigio, che vanta brand consolidati e un’offerta diversificata di carte speciali”. Inoltre, è certo che “Fedrigoni abbia potenziale per crescere significativamente, sia sul piano organico che attraverso acquisizioni”. Ritiene importante la collaborazione con il management team per accelerare questo processo, come già fatto in altri contesti di livello internazionale. Sessa si dice soddisfatto di aumentare la presenza industriale in Italia, con l’investimento in Fedrigoni che fa il paio con quello in European finTyre Distribution.

Non manca poi un commento all’operazione da parte di Alessandro Fedrigoni, presidente di Fedrigoni. Rimarcando come “in 130 anni di storia, la famiglia Fedrigoni abbia supportato la crescita e lo sviluppo dell’omonima azienda, raggiungendo un posizionamento di leadership nel settore delle carte speciali e dei prodotti autoadesivi in Europa. Fedrigoni è diventato, prosegue il presidente, un player internazionale grazie all’espansione in Brasile e Usa. Ma proprio per questo, “che necessita di risorse ulteriori per supportare a livello globale le proprie ambizioni”.

E proprio in Bain Capital, ammette Patron Fedigroni, la società ha individuato “l’investitore ideale per poter guidare Fedrigoni nelle prossime fasi di sviluppo globale, data la profonda competenza industriale, le capacità gestionali e operative e la disponibilità di risorse” di cui gode il colosso americano (ndr).

Fedrigoni chi è

Chi è la società Fedrigoni? La Fedrigoni S.p.A. è una società produttrice di prodotti cartacei fondata dall’omonima famiglia, attiva fin dal 1717 nell’industria cartaria. E’ molto importante poiché è l’unica produttrice italiana di carta per banconote accreditata dalla Bce per la produzione della carta filogranata dell’euro. Inoltre, ha l’appalto per la produzione delle banconote indiane.

Fedigroni origini

Qual è la storia della Fedigroni? Tutto ha avuto inizio il 17 gennaio 1725, quando Giovanni Fedrigoni acquistò un terreno di 705 pertiche sul torrente Leno nei pressi di Rovereto. Indebitandosi, avviò una cartiera che produceva “carta da scrivere, cartoni sortiti, carta da libro, carta da strazzo”. Nel 1744 ci fu il passaggio di consegne al figlio Marco, che ne espanse l’attività e riuscì ad estinguere le ipoteche che ancora gravavano sulla fabbrica. Marco morì nel 1762 lasciando l’azienda nelle mani del nipote Giuseppe. Giuseppe fu affiancato da un socio paritario: Giovanni Sarcletti. Nel 1806 l’azienda aveva prodotto 12.412 lire in carta e 4.593 lire in strumenti di lavoro. Nel 1815 la cartiera venne venduta a Luigi Jakob, che la tenne fino al 1837, per poi chiuderla e aprire una sede più a valle.

Le cartiere Fedrigoni tornarono ad esistere il 9 gennaio 1888, quando Giuseppe Antonio Fedrigoni costituì una società in accomandita semplice fondando la cartiera di Verona. Lo scopo era quello di utilizzare la forza motrice offerta dal canale industriale Camuzzoni appena realizzato nei paraggi. Non a caso, Fedrigoni fu uno dei primi imprenditori a chiedere di utilizzare le acque del canale. Ottenendo così la concessione di poter usare 10mila metri quadrati di terreno in località Basso Acquar, pagando i 223.300 lire in 29 rate annuali.

Fedrigoni riuscì ad ottenere la costruzione dei macchinari da parte di una delle più prestigiose officine dell’epoca: la svizzera Escher Wiess di Zurigo. Inizialmente la cartiera occupava circa 60 operai. Presto arrivò una seconda macchina. Negli anni anni successivi, le cartiere si espansero ulteriormente, con l’assunzione di nuovi operai e una maggior potenza motrice dal canale. Nel 1896 gli operai arrivarono a 147 unità e il volume di carta prodotta passò in un anno da 14mila quintali a 20mila.

Il 20 ottobre 1910 Giuseppe Antonio Fedrigoni morì lasciando l’impresa ai figli. Una ulteriore espansione si ebbe nel biennio 1934-36, tramite l’acquisizione di terreni e forza motrice.

Fedrigoni, dal dopoguerra al nuovo millennio: espansione in Europa e acquisizione di Fabriano

Nel 1945, però, le cartiere di Verona subirono un duro colpo, essendo state distrutte da un bombardamento aereo. Ma prontamente ricostruite nel dopoguerra. Nel 1963 fu aperto il terzo stabilimento ad Arco, provincia di Trento, per la produzione delle prime schede perforate per i computer IBM. Fu anche costituita in Sudafrica la S. A. Acamas Fibreboard & Paper Company ltd, che però sarà ceduta l’anno successivo.

Tra gli anni ‘80 e ‘90, la Fedrigoni si espande in tutta Europa. Nel 1987 furono aperte filiali in Germania e Spagna, e poi in Inghilterra e Francia nel 1993. Sempre nel 1993 fu acquisita la Manter di Girona, in Spagna, per la produzione di carte autoadesive. Ma già nel 1989 era stata inaugurata in Italia Arconvert, una nuova azienda per la produzione delle carte autoadesive

Nel 2002 furono acquistate dal Poligrafico e Zecca dello Stato le cartiere Miliani di Fabriano. Si tratta di un grande colpo: la carta Fabriano vantava già allora 750 anni di storia, ed era di fatto parte del patrimonio culturale italiano. E ogni anno è scelta da milioni di studenti e artisti in Italia e nel mondo. Ma oltre ad un valore storico, la Fabriano custodisce anche un importante valore industriale. Di fatti, Fabriano ha introdotto 3 modifiche fondamentali alle tecniche di produzione dei fogli di carta degli arabi e dei cinesi:

  • l’uso della pila idraulica a magli multipli, prima forma di meccanizzazione dell’industria cartaria
  • la collatura con gelatina animale ricavata da carniccio ovino, la quale dà resistenza al foglio
  • l’invenzione del segno evolutosi poi nella filigrana il cui esemplare cittadino più antico risale al 1293, che dà al foglio di carta un segno di riconoscimento, un marchio di fabbrica ante litteram.

Come detto, le Cartiere Miliani Fabriano rientrano nel novero – peraltro tra le pochissime ad avere tale fregio – delle Cartiere autorizzate dalla Banca Centrale Europea a produrre la carta per le banconote in Euro.

Attraverso Fabriano Boutique, il Gruppo Fedrigoni produce e commercializza anche prodotti di cartoleria fine venduti tramite 11 boutique monomarca di proprietà. Nel 2004 nacque Fabriano Securities grazie ad un investimento nella ditta Mantegazza, specializzata in sistemi di sicurezza e anti-contraffazione.

Fedigroni, vicende recenti

Nel 2006 fu inaugurata Fedrigoni Asia e fu anche aperto lo stabilimento di cartotecnica di Castelraimondo (Fabriano). Nello stesso anno, viene messo in atto un riassetto familiare con l’uscita di scena di Giuseppe Fedrigoni che cedette il suo 40% e la presidenza al fratello Alessandro. Attuale Patron. Nel 2009 fu aperto Arconvert Brasil, subito seguito dall’avvio di consociate in Austria e Benelux. Nel gennaio 2011 dalla fusione di Fedrigoni Cartiere, Cartiere Miliani Fabriano e Fabriano Securities, nasce un unico gruppo: Fedrigoni SpA. Nel 2014, la società decide di non farsi quotare alla Borsa di Milano, in conseguenza del deteriorarsi dei mercati finanziari. Mentre l’anno dopo ha acquisito per 80 milioni di euro l’americana GPA (Gummed Papers of America) con sede a Chicago e per 85 milioni la brasiliana Arjo Wiggins Ltda. Unico produttore sudamericano di carta per banconote. Poi diventata Fedrigoni Brasil Papers Ltda.

Fedrigoni numeri

Questa costante ascesa ha portato la società a vantare 2.700 dipendenti (di cui 1700 solo in Italia), 13 stabilimenti (9 in Italia, 2 in Spagna e 2 in Brasile), 14 impianti di fabbricazione a macchine continue, 7 impianti di macchine spalmatrici e oltre 13.000 referenze prodotto in catalogo. Il gruppo Fedrigoni Spa vende prodotti in oltre 110 Paesi nel mondo. L’estero incide sui ricavi per il 70,1%. Purtroppo però la sede di Pioraco, in provincia di Macerata, in cui si producevano 70-80 mila tonnellate all’anno di carta pregiata, è stato semidistrutto dal terremoto. Subendo danni per una decina di milioni di euro. E ciò ha interrotto, oltre che la produzione, anche la cessione dell’intero Gruppo Fedrigoni a una cordata formata da Edizione della famiglia Benetton e Investindustrial di Carlo Bonomi.

Nell’ottobre del 2017 Fabriano Spa ha annunciato di aver perso due commesse importanti: la Bce ha deciso che per la carta moneta non si servirà più dell’Italia perché vuole acquistarla per almeno la metà in Francia. Così anche per l’India, che ha deciso di togliere l’appalto a Fabriano e di prodursela in casa propria. Forse anche queste batoste hanno portasto alla scelta di cedere il gruppo al fondo americano di private equity Bain Capital. La famiglia Fedrigoni rimane nel capitale sociale con circa il 10%.

Bain Capital chi è

Chi è Bain Capital che ha acquisito la prestigiosa Fabriano Spa? Si tratta di una società statunitense di private equity, specializzata in acquisizioni, venture capital e investimenti alternativi. Bain investe in diversi settori industriali e aree geografiche. Agli inizi del 2012 contava la gestione di beni per un controvalore di circa 66 miliardi di dollari. La compagnia è stata fondata nel 1984 dai soci della società di consulenze Bain & Company. Sin dalla data di fondazione, ha investito o acquisito centinaia di aziende, tra cui le più blasonate: AMC Entertainment, Aspen Education Group, Brookstone, Burger King, Burlington Coat Factory, Clear Channel Communications, Domino’s Pizza, DoubleClick, Dunkin’ Donuts, D&M Holdings, Guitar Center, Hospital Corporation of America, Sealy Corporation, The Sports Authority, Staples Inc., Toys “R” Us, Warner Music Group e The Weather Channel.

Alla fine del 2011, Bain Capital contava circa 400 professionisti, molti dei quali provenienti dal mondo della finanza. Bain ha la sede principale nella John Hancock Tower a Boston (Massachusetts) mentre altre sedi si trovano dislocate a New York, Chicago, Palo Alto, Londra, Lussemburgo, Monaco di Baviera, Mumbai, Hong Kong, Shanghai e Tokyo.

Il caso Mitt Romney

Il suo co-fondatore, Mitt Romney, si è anche candidato alle presidenziali americane nel 2012, nelle fila dei repubblicani contro il Presidente uscente Barack Obama. Era già stato governatore dello Stato del Massachusetts dal 2003 al 2007. Ci aveva già provato nel 1994, ma senza successo. Romney ha avuto una lunga carriera come dirigente d’azienda. È stato amministratore delegato, dal 1977, della società di consulenza Bain & Company e tra i fondatori, nel 1984, appunto del fondo di private equity Bain Capital, rimanendone amministratore delegato per diversi anni. Mitt Romney è stato altresì capo del comitato organizzativo dei XIX Giochi olimpici invernali svoltisi a Salt Lake City, nello Stato dello Utah, nel 2002.

Aveva già provato a candidarsi alle presidenziali del 2008, ma nelle primarie repubblicane fu sconfitto dal senatore John McCain arrivando secondo. Nel 2012 divenne il quarto mormone a correre per la presidenza degli Stati Uniti d’America dopo Joseph Smith (indipendente, 1844), suo padre George W. Romney (repubblicano, 1968) e Orrin Hatch (repubblicano, 2000). Romney ci ha riprovato ancora nel 2015, iscrivendosi alle presidenziali repubblicane. Ma fu spazzato via dal successo galoppante di Donald Trump. Decise così di appoggiare il senatore ultraconservatore del Texas della destra evangelica Tea Party, Ted Cruz.

Dopo la vittoria di Donald Trump, viene citato dai media come possibile scelta per il ruolo di Segretario di Stato. C’è stato anche qualche incontro tra i due, poi la scelta è ricaduta su Rex Tillerson.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY