Krugman Shock: l’Italia è un paese da terzo mondo

paul-krugman-italy

Paul Krugman ci ha abituato ad affermazioni anti-conformiste, in grado di capovolgere la prospettiva attraverso cui si guarda l’economia, l’Europa, il mondo. Krugman è un economista controcorrente, che non ha mai avuto paura di scagliarsi, in totale solitudine o quasi, contro l’elite accademica ed economico-finanziaria. E’ stato tra i primi a dichiarare la natura fallimentare delle politiche dell’austerity, è stato il primo a smascherare – e anche a ridicolizzare – chi nel Vecchio Continente ha imposto una visione sbagliata, che porta a soluzioni sbagliate e a risultati incredibilmente negativi.

Tutto questo è Krugman e ormai non stupisce più. Un po’ di stupore l’ha creato, però, di recente, quando ha parlato dell’Italia utilizzando espressioni al limite del fraintendevole. Espressioni che possono essere giudicati come insultanti ma che nascondono – ed è sufficiente una lettura giusto meno superficiale per capirlo – ragionamenti ricchi di buon senso.

L’Italia è diventato un paese da terzo mondo. Ecco cos’ha scritto Krugman nel suo blog. Certo, siamo in piena recessione, la disoccupazione ha superato la media europea e quella giovanile dilaga con cifre da catastrofe sociale, eppure la qualità della vita nel Bel Paese, come anche i fondamentali economici, non possono essere paragonati – non ancora almeno – a quelli del sud del mondo.

Il ragionamento di Krugman, a ben vedere, non parla nè di qualità della vita nè di fondamentali economici. Il suo è un discorso monetario. L’Italia – si legge nel suo blog – ha sofferto di “mal di spread” non per un reale problema di solvibilità, ma per la percezione di non solvibilità dei mercati. Il Bel Paese, infatti, mancava fino al 2012 di un prestatore di ultima istanza, mancanza di cui non soffriva nelle precedenti crisi del debito, mitigate dalle politiche monetarie più o meno tempestivamente messe in campo, per esempio, a inizio anni 90.

E allora cos’è cambiato tra il 2011 e oggi? Qualcosa è cambiato certamente, visto che ora paghiamo interessi relativamente bassi mentre un paio di anni fa pagavamo interessi “greci”. Semplicemente, è intervenuto un prestatore di ultima istanza a rassicurare i mercato. Certo, si tratta di un prestatore di ultima istanzia, diciamo, “facente funzione”, perché ufficialmente non lo è. Si tratta della Banca Centrale Europa che, tramite il suo presidente Mario Draghi, aveva annunciato che si sarebbe fatto tutto, ma propio tutto, per salvare l’euro. Ecco dunque il salvatore dell’Italia, non Mario Monti, non una ritrovata stabilità politica (sebbene fittizia secondo alcuni) bensì Mario Draghi.

Krugman non esita, nello stesso post, a dichiarare che l’unico che può salvare l’Italia dallo sfacelo economico-finanziario non è il Governo Letta, che a suo dire non conta nulla, ma solo il presidente della Bce. L’Italia è nelle mani di Draghi e, di conseguenza, l’Europa.

Di diverso avviso è invece George Soros, secondo cui, di contro, il destino dell’Europa è nelle mani della Germania. Suo è il veto sugli Eurobond, panacea di tutti i mali delle economie europee. Se Merkel e co. tolgono il voto, l’Europa può ripartire: i paesi in sofferenza si gioverebbero di un costo del denaro irrisorio – visto che il prestatore di ultima istanza sarebbe, questa volta ufficialmente, la Bce – e potrebbero dunque utilizzarlo per garantire stimoli alle proprie economie in dissesto.

Foto originale by Commonwealth Club