Krugman contro i liberisti: “Stanno vendendo una fede”

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La sfida tra monetaristi e keynesiani sembra rinnovarsi ciclicamente. Certo, in alcuni periodi della nostra storia è parso che una di queste due correnti prendesse il sopravvento in maniera stabile, ma la battaglia, anche alla luce del fallimento delle politiche liberiste di questi ultimi anni, è ancora apertissima.

Tra i condottieri più in vista c’è Paul Krugman. Economista affermato, statunitense, Nobel per l’economia del 2008, è un riconosciuto neo-keyenesiano a tal punto da essere posto come punto di riferimento da chi si dichiara contrario alle politiche di austerity. Krugman è anche conosciuto per la verve che mostra nelle conversazioni, non sempre tranquille, con i suoi colleghi liberisti. E per nulla tranquilla si è rivelata la querelle con Steven Levitt, professore di economia all’Università di Chicago e co-direttore della rivista specializzata Journal of Political Economy.

Levitt, stando all’interpretazione di Krugman, si sarebbe macchiato di un crimine intellettuale: quello di aver proposto lo smantellamento del sistema sanitario nazionale dell’Inghilterra pur sapendo che un tale provvedimento recherebbe infinite sofferenze alla popolazione. Questa proposta è inserita nel libro Think Like a Freak, scritto insieme al collega Steven Dubner, ed è inserita in una prospettiva generale di stampo liberista o, come appunto afferma Krugman, liberista-integralista.

Questa prospettiva consiste nel considerare il libero mercato l’elemento in grado di porre in essere migliori performance nel sistema economico, anche quando queste riguardano servizi essenziali che nulla hanno a che fare con la ricerca del profitto. Da qui il suggerimento di smantellare il servizio sanitario nazionale e di consegnarlo ai privati. Niente di nuovo, sia chiaro, solo che a stupire, in questo caso, è la convinzione con cui la teoria viene portata avanti e la scelta di associarla a una così importante esigenza della comunità.

Il giudizio di Krugman è lapidario: “Steven Levitt probabilmente si sente molto intelligente quando suggerisce al primo ministro britannico David Cameron di smantellare il sistema sanitario nazionale e lasciare che sia la magia del libero mercato a provvedere all’assistenza sanitaria”.L’economista statunitense, pur considerando superflua qualsiasi spiegazione, ha portato degli argomenti per il suo rifiuto. Tra questi spicca una semplice constatazione: il servizio sanitario è in mano ai privati (in larga parte) negli Stati Uniti, e la sanità a New York non è affatto migliore che in altre parti del mondo occidentale il quale si avvale, come è noto, della mano pubblica.

Semplicemente, il libero mercato, che spesso funziona male anche quando regola porzioni di sistema economico che non hanno a che vedere con i diritti essenziali, non può essere associato alla sanità. Visioni alternative, come risulta evidente dall’esempio statunitense, sono confutate dall’esperienza stessa.

Memorabile, infine, l’attacco all’intero impianto liberista, o come minimo alla sua versione estremizzata: “Se qualcuno sceglie di rifiutare questa evidenza, se qualcuno insiste che i mercati non possono non funzionare per la chirurgia altrettanto bene che per le scarpe, allora bisogna chiedersi: ma c’è qualcosa che potrebbe mai spingere queste persone a mettere in discussione l’integralismo liberista? Se non è così, significa che stanno vendendo una fede, né più né meno”.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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