Juncker entra a gamba tesa sulle elezioni italiane e frena anche Piazza Affari

Le elezioni in Italia si avvicinano. Come noto, si disputeranno il prossimo 4 marzo. La campagna elettorale è ormai alle ultime battute, con i principali candidati che sperano fino all’ultimo giorno utile di racimolare i voti degli indecisi. Il sentore, comunque, è che con la legge elettorale vigente nessuno riesca ad ottenere la maggioranza. Dato che occorre almeno il 40%. L’unica coalizione che potrebbe riuscirci è il centrodestra, che si attesta su un 36-37 percento. Mentre i Cinquestelle, pur essendo da ormai 5 anni il primo partito italiano, correndo da soli non possono farcela. Il Partito democratico, invece, ha alleati con numeri molto risicati, ben al di sotto del 3%. Pertanto, la sommatoria risulta insufficiente.

L’Unione europea guarda con attenzione l’esito del voto in Italia. Teme infatti che l’incertezza istituzionale possa avere un effetto domino in tutta l’Eurozona. E sul valore dell’Euro stesso. Non a caso, già qualche settimana fa, il Commissario europeo per gli affari economici e monetari Pierre Moscovici, aveva fatto capire di auspicare di ritrovarsi ancora a parlare con Gentiloni e Padoan. Quindi, in sostanza, in una vittoria del Pd. Anzi, l’Ue sembra aver rivalutato pure la figura di Silvio Berlusconi, che non potrà candidarsi, ma che sembra ben lontana dal Kapò dato a Schultz nel 2003 o dalle risatine del duo Merkel-Sarkozy. Tutto fa brodo, insomma, per evitare che vincano i Cinquestelle. Ma l’Ue teme anche l’avanzata di altri partiti italiani euroscettici, come la Lega, che potrebbe addirittura essere la prima nella coalizione di centrodestra. O Fratelli d’Italia, che però non dovrebbe andare oltre il 5%.

Ora però, a fare da eco a Moscovici ci pensa pure il Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, le cui parole hanno pesato come macigni anche su Piazza Affari. Ecco cosa ha detto e quali sono state le conseguenze su Piazza Affari.

Sommario

Anche Juncker entra a gamba tesa nelle elezioni italiane

Nei giorni scorsi, Jean-Claude Juncker ha messo in guardia contro una “forte reazione” dei mercati dopo le elezioni in Italia, invitando a “prepararsi allo scenario peggiore.” Per il numero uno della Commissione, “la prima di marzo sarà una settimana molto importante per l’Unione europea”, dato che ci sarà sia il referendum interno dei socialdemocratici tedeschi sul governo di coalizione con la Merkel, che il voto in Italia. Se il primo dovesse dare esito negativo e il secondo farebbe uscire dalle urne un partito non gradito all’Ue, le conseguenze potrebbero essere pesanti per l’Eurozona.

Juncker si è infatti detto “più preoccupato per l’esito delle elezioni italiane che per il referendum Spd”. “Dobbiamo prepararci allo scenario peggiore che potrebbe comportare che in Italia non vi sia un governo operativo e funzionante”.

Juncker aveva parlato delle prospettive europee a un evento organizzato dal think tank Ceps, rispondendo a una domanda dell’ex commissario alla concorrenza Joaquin Almunia. Almunia gli aveva chiesto quanto fosse ottimista sulle riforme dell’Ue in vista del 4 marzo e del referendum tra gli iscritti Spd in Germania. Egli aveva risposto: “Quando si tratta di Europa mi impedisco di avere illusioni perché tutte le volte che ce le ho le perdo subito, quindi non c’è da essere troppo ottimisti”

Paolo Gentiloni a Porta a Porta ha fatto sapere che tranquillizzerà Juncker, giacché ci sarà un governo operativo. Anche perché, tutti i governi sono operativi. Nessun salto nel buio, dunque, ed gli dice di non avere paura del baratro, perché gli italiani vogliono la continuità. Solo nel pomeriggio, riferiscono i media, ci sarebbe stato un contatto telefonico da Bruxelles con le scuse di Juncker e il preannuncio della volontà di correggere il tiro.

Qualcuno ha ironizzato sul vizietto di Juncker di alzare un po’ il gomito. Altri ricordano a Juncker non ricorda quanto accaduto in Belgio o in Spagna negli scorsi anni. Rimasti senza governo per un bel po’, soprattutto i belgi, e l’economia ne ha beneficiato non poco. Usando un paragone, mi ricorda quando il simpatico giornalista Franco Rossi diceva che gli allenatori di calcio possono solo fare disastri. Così forse anche i governi nei confronti dell’economia di un Paese. E a proposito di governi non operativi, dimentica che la sua cara Germania non ha un governo da settembre, visto che la Merkel da sola non ha ottenuto la giusta maggioranza. Eppure, non ha espresso la stessa preoccupazione per i teutonici.

Juncker ha comunque provato a correggere il tiro, dicendo il giorno dopo: “Qualunque sarà l’esito elettorale, sono fiducioso che avremo un Governo che assicurerà che l’Italia rimanga un attore centrale in Europa e nella definizione del suo futuro”.

Ma non è la prima volta che Juker entra a gamba tesa sulle elezioni che si svolgono in Italia. In occasione del Referendum promosso da Renzi, disse: “Non voglio interferire in questo dibattito, mi limito a dire che non vorrei che vincesse il No”. E meno male che non voleva interferire…

Le opposizioni sono subito passate all’attacco. Decisamente meno tenere le opposizioni. Per Nicola Fratoianni (LeU) “invece di parlare a ruota libera sarebbe bene che Juncker si occupasse dei disastri combinati anche sotto il suo mandato”. “La sovranità appartiene al popolo”, gli ricorda Fabio Massimo Castaldo (M5s). E Renato Brunetta (Forza Italia): “Lo scenario che abbiamo davanti è di un Governo di Centrodestra assolutamente operativo entro un mese dalla data del voto”. Secondo Emma Bonino, Juncker semplicemente ha capito che dal Rosatellum nessuno uscirà vincitore. “Al di là dei numeri credo che Juncker guardi la nostra legge elettorale che è proporzionale, fatta apposta perché nessuno ottenga una maggioranza”. “Juncker – ha ricordato la Bonino – è intervenuto anche sulla Brexit o sulle elezioni spagnole. Noi italiani ci dobbiamo rendere conto che non tutto avviene all’interno del Raccordo Anulare o a sud delle Alpi”.

Ma davvero le elezioni politiche italiane possono influenzare i mercati? Forse solo i primissimi giorni. Come hanno insegnato la Brexit prima e l’elezione di Donald Trump poi, i mercati possono anche sbandare. Ma poi riprendono il loro corso basato esclusivamente sui fondamentali. Il problema forse resta per i piccoli risparmiatori, mentre gli speculatori cercano di trarre il massimo vantaggio dalla volatilità dei mercati. In fondo, ci sguazzano.

Le ripercussioni delle parole di Juncker su Piazza Affari

Le parole di Juncker non sono passate ovviamente inosservate a Piazza Affari. Massimo Intropido, analista di Ricerca Finanza, ha affermato che conseguenza di ciò è il fatto che il mercato percepisce l’aumento del rischio sull’Italia in vista delle elezioni. Secondo la sua opinione, “il tema dell’ingovernabilità ci accompagnerà fino al voto e anche dopo. Speriamo di non essere entrati in un fase troppo speculativa”.

Fatto sta che i numeri già indicano qualcosa. A fine giornata di venerdì 23 febbraio, lo spread tra Btp e Bund ha chiuso in rialzo a 136,636 punti base.

Il mercato valutario è apparso più stabile, con il cambio tra euro e dollaro poco sopra 1,23 (a 1,2326). Gli esponenti del consiglio della Banca centrale europea hanno ritenuto fosse prematuro modificare il messaggio di politica monetaria per segnalare una sua prossima normalizzazione, per evitare brusche correzioni di rotta e monitorare gli effetti dell’apprezzamento dell’euro. Tuttavia, l’annuncio sul quantitative easing potrebbe arrivare in uno dei prossimi meeting di politica monetaria.

In Generale, a Piazza Affari si sono concentrate le vendite, in controtendenza rispetto al mercato, su A2a (+3,29% a 1,444 euro), su cui Kepler Cheuvreux ha alzato la raccomandazione da hold a buy, con prezzo obiettivo che rivisto al rialzo da 1,5 a 1,7 euro, e su Tenaris (+3,1% a 13,97 euro) dopo la pubblicazione dei risultati conseguiti lo scorso anno che hanno dimostrato una straordinaria crescita dell’813% dell’utile netto.

Bene i risultati del comparto energetico, con Italgas (+1,76% a 4,462 euro) e Snam (+1,06%a 3,631 euro), mentre Eni ha ceduto lo 0,23% a 13,68 euro. L’ad Desclazi ha pure smentito che il governo nigeriano stia valutando di chiedere al gruppo italiano un risarcimento da 9 miliardi di euro dopo l’inchiesta sulla presunta tangente per il giacimento Opl 245.

E’ andato invece giù l’intero settore bancario, in conseguenza al rialzo dello spread Btp/Bund. Questi i numeri negativi: Intesa -1,28%, Mediobanca -1,21%, Unicredit -1,97%, Banco Bpm -2%, Bper -1,99%, Ubi -1,66%. Male pure UnipolSai Assicurazioni (-1,92% a 1,97 euro) che ha lanciato peraltro un bond Tier2 da 500 milioni di euro.

Male tutte le proprietà Agnelli quotate in borsa: Exor -2,75% a 59,52 euro dopo i conti della controllata PartnerRe, risultati nella parte bassa delle indicazioni fornite all’Investor Day, a causa delle catastrofi naturali occorse negli Stati Uniti. In negativo pure Fca (-2% a 17,764 euro), Ferrari (-2,09% a 103,1 euro) e Cnh (-1,98% a 11,36 euro).

Per quanto riguarda il lusso, dopo il +2% di mercoledì, Salvatore Ferragamo ha fatto registrare un’altra seduta in rialzo dell’1,01% a 23,03 euro. Quasi nullo il movimento di Ynap (-0,13% a 37,77 euro) dopo che Richemont ha annunciato che il periodo di revisione della sua offerta di acquisizione è stato sospeso per un massimo di 15 giorni, per concedere alla Consob il tempo necessario per valutare il bilancio della società. Mentre Luxottica ha fatto registrare un -0,32% a 50,06 euro.

Fuori dal listino principale troviamo Coima Res con un +0,24% a 8,3 euro), che ha così battuto le attese sui ricavi e ha proposto un dividendo in aumento a 0,27 euro. Igd (+6% a 8,65 euro) nel 2017 ha riportato un utile netto in crescita del 26,5%, maggiore del target +20% indicato nella semestrale. E Autogrill (-2,33% a 10,50 euro), che ha deciso di continuare a concentrarsi sul business nel nostro Paese e non inserisce operazioni di M&A tra le proprie priorità.

Effetto Juncker su Piazza Affari anche venerdì 23

Anche il giorno seguente, Piazza Affari ha indossato la maglia nera tra le Borse europee. E’ apparso sostanzialmente stabile lo spread Btp-Bund, mentre il giorno prima ha in chiuso in rialzo a 137 punti base, col tasso sul titolo decennale italiano al 2,06%.

Tra le borse europee, la migliore è stata Francoforte, con il Dax30 a +0,08% dopo che la crescita della Germania nell’ultimo trimestre del 2017 si e’ confermata allo 0,6% (col Pil che ha registrato un aumento del 2,9% su base annua). Segue Parigi +0,05%, mentre ha perso terreno Madrid (-0,19%) e Londra e’ intorno alla parita’.

Gli investitori attendono i dati finali sull’inflazione a gennaio nell’Eurozona, ma anche il report sulla politica monetaria americana della Fed dinanzi al Congresso. La seduta di Wall Street e’ terminata in maniera contrastante, con il Dow (+0,66%) che e’ riuscito ad evitare la terza seduta consecutiva in perdita. Il Nasdaq ha archiviato la quarta giornata consecutiva in ribasso.

La Borsa giapponese ha chiuso in positivo la seduta riuscendo così a mitigare l’apprezzamento dello yen (il Nikkei e’ salito dello 0,72%). Per quanto concerne Piazza Affari, il titolo Saipem (+1,25%) e Tenaris (+0,75%) hanno fatto un balzo in avanti. Mentre il giorno prima il titolo ha messo a segno un +3,1% con il 2017 che si e’ concluso con risultati migliori delle aspettative e con un outlook per il 2018 comunque positivo.

Telecom ad inizio seduta e’ risultato poco sopra la parita’ (+0,33%), all’indomani delle indiscrezioni sul tramonto definitivo dell’accordo sui contenuti con Canal Plus. La cosa complica così pure tutta la partita tra Vivendi, azionista di controllo della tlc italiana e Mediaset. Nel cda del 23 febbraio, i consiglieri Telecom hanno discusso del dossier Persidera per una possibile cessione.

La peggiore a Milano è risultata Finecobank, mentre vanno indietro i titoli bancari di Intesa (-0,39%) e Unicredit (-0,55%). Fuori dal listino delle blue chip sale (+0,97%) Txt, dopo la notizia che passera’ di mano il 28,4% del capitale (senza però passare per l’Opa). L’euro ha fatto registrare un lieve calo a -0,26% ed è stato scambiato contro il dollaro a 1,2297 (il 22 invera a 1,232). Invece, rispetto alla sterlina ha fatto registrare un apprezzamento, approdando a quota 0,8816 nei confronti della sterlina e 106,8735 nei confronti dello yen. Per quanto concerne il greggio, il Wti con consegna ad aprile, ha perso lo 0,08% e viene scambiato a 62,72 dollari; mentre il brent del Mare del Nord ha registrato un -0,03% a 66,37 dollari.

Tutto tace sul fronte asiatico

E sul fronte asiatico? Le autorità cinesi hanno potuto condurre senza troppe complicazioni il blitz contro il colosso finanziario Anbang Insurance, che detiene il controllo di gruppi dell’auto come Shanghai Automotives e dell’energia come Sinopec. Oltre ad aver comprato il Waldorf Astoria di New York. Nonostante l’arresto per frode del fondatore Wu Xiaohui, i listini di Shanghai e Shenzhen, hanno comunque chiuso in parità.

Fanno registrare un rialzo gli altri mercati asiatici. Nel finale di seduta del 23 febbraio, l’indice Nikkei di Tokyo ha guadagnato lo 0,4%, mentre lo yen, salito ieri dell’1% sul dollaro a 106,7, si è indebolito a 106,9. Hong Kong è salito allo 0,8%. Avanzano altri mercati: Corea del Sud +1%, Australia +0,7% e India +0,3%.

JP Morgan non dà peso al 4 marzo

A rassicurare sul 4 marzo ci ha pensato anche Jp Morgan, che ha fatto sapere che indipendentemente dall’esito i livelli degli spread resteranno “sostanzialmente equilibrati” e ci sarà una “piccola volatilità” dei mercati. Aggiungendo che lo Spread tra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi potrebbe subire un “discreto ampliamento”, intorno ai 180 punti base, qualora si verificasse “un evento destabilizzante quale un governo non convenzionale”. Sebbene Jp Morgan dà a questa situazione una probabilità inferiore al cinque percento. Secondo Jp Morgan “più ampia sarà la proporzione di posti assegnati ai partiti non convenzionali all’interno del governo, maggiore sarà l’allargamento dello spread tra Btp e Bund”. Stessa situazione se si dovesse tornare alle urne. Jp Morgan ritiene che una maggioranza costituita da Pd, Forza Italia e i piccoli partiti di centro costituirebbe il risultato “più ‘market friendly’”, con 120 punti base di spread. E forse non abbiamo dubbi che il Rosatellum sia stato architettato proprio per avere un Governo amico dell’Ue. I partiti già lo sanno, ma essendoci il proporzionale dicono che ciò non sia vero e che possono farcela.

Chi è Jean-Claude Juncker

Chi è Jean-Claude Juncker? Jean-Claude Juncker è nato il 9 dicembre 1954, è un politico lussemburghese che ricopre il ruolo di Presidente della Commissione europea dal 2014. Dal 1995 al 2013 è stato il 23 ° Primo Ministro del Lussemburgo e dal 1989 al 2009 era il ministro delle Finanze. Quando ha lasciato l’incarico, era il capo più longevo di qualsiasi governo nazionale dell’UE, e uno dei leader democraticamente eletti più longevi al mondo, il suo mandato che comprendeva l’altezza del Crisi del debito finanziario e sovrano europeo. Dal 2005 al 2013, Juncker è stato il primo presidente permanente dell’Eurogruppo. Nel 2014, il Partito popolare europeo (PPE) ha avuto come candidato principale, o Spitzenkandidat, la Presidenza della Commissione nelle elezioni del 2014. Questo ha segnato la prima volta che è stato impiegato il processo Spitzenkandidat.

Juncker è il primo presidente che, prima delle elezioni, ha condotto una campagna elettorale come candidato per la posizione, un processo introdotto con il trattato di Lisbona. Il PPE ha vinto 220 seggi su 751 in Parlamento. Il 27 giugno 2014, il Consiglio europeo ha nominato ufficialmente Juncker per la posizione, il 15 luglio 2014, il Parlamento europeo lo ha eletto con una maggioranza di 422 voti su un totale di 729 cast. È succeduto a Jose Manuel Barroso come presidente il 1 ° novembre 2014. Juncker ha affermato che le sue priorità sarebbero la creazione di un mercato unico digitale, lo sviluppo di un’Unione dell’energia dell’UE, la negoziazione dell’accordo commerciale transatlantico, la continua riforma dell’Unione economica e monetaria dell’Unione europea, con la dimensione sociale in mente e una “capacità fiscale mirata” per l’Eurozona, nonché per negoziare un nuovo accordo con la Gran Bretagna. Durante la sua guida, la Gran Bretagna ha votato per lasciare l’Unione Europea nel 2016.

Juncker origini

Juncker è nato a Redange, in Lussemburgo, e ha trascorso la maggior parte della sua infanzia a Belvaux. Ha studiato presso l’école apostolique (scuola secondaria) romana di Clairefontaine ai confini di Arlon, in Belgio, prima di tornare in Lussemburgo per studiare per il suo diploma di maturità al liceo Michel Rodange. È entrato a far parte del Partito popolare cristiano sociale nel 1974. Ha studiato giurisprudenza all’Università di Strasburgo, si è laureato in giurisprudenza nel 1979 e, sebbene abbia prestato giuramento al Consiglio degli avvocati di Lussemburgo nel 1980, non ha mai esercitato la professione di avvocato. Juncker parla correntemente la sua lingua madre di lussemburghese, insieme a Francese, tedesco e inglese.

Esordi in politica

Dopo la laurea di Juncker all’Università di Strasburgo, è stato nominato Segretario parlamentare. Più tardi vinse le elezioni alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 1984 e fu immediatamente nominato nel Gabinetto del Primo Ministro Jacques Santer come Ministro del Lavoro. Ciò ha portato al suo ruolo di presidente in diverse riunioni del Consiglio delle Comunità europee, dove sono emerse le credenziali pro-Europa di Juncker. Poco prima delle elezioni del 1989, Juncker è stato gravemente ferito in un incidente stradale, trascorrendo due settimane in coma.

Ciononostante, ha recuperato in tempo per essere nuovamente rinviato alla Camera dei Deputati, dopo di che è stato promosso a ministro delle Finanze, un post tradizionalmente considerato come un rito di passaggio alla premier del Paese. La sua eventuale promozione al primo ministro sembrava in questo momento inevitabile, con i commentatori politici che concludevano che Santer stava preparando Juncker come suo successore. Juncker in questo momento accettò anche la posizione di rappresentante del Lussemburgo nel consiglio di amministrazione di 188 membri della Banca Mondiale. La seconda elezione di Juncker al Parlamento lo vide diventare prominente all’interno dell’Unione europea; Juncker ha presieduto il Consiglio degli affari economici e finanziari (ECOFIN), diventando un architetto chiave del trattato di Maastricht. Juncker era in gran parte responsabile delle clausole sull’unione economica e monetaria, il processo che alla fine avrebbe dato origine all’euro, e fu lui stesso un firmatario del trattato nel 1992, quando aveva assunto il ruolo di leader parlamentare del Partito popolare sociale cristianoJuncker è stato rieletto alla Camera nel 1994, mantenendo il suo ruolo ministeriale.

Con Santer pronto ad essere nominato nuovo presidente della Commissione europea, solo sei mesi dopo il Granduca Jean approvò la nomina di Juncker a Primo Ministro il 20 gennaio 1995, come parte di una coalizione con il Partito socialista operaio lussemburghese . Juncker ha rinunciato al suo incarico presso la Banca mondiale in questo momento, ma ha mantenuto la sua posizione di ministro delle Finanze.

Premier del Lussemburgo

Il primo mandato di Juncker come Primo Ministro si è concentrato su una piattaforma economica di legami bilaterali internazionali per migliorare il profilo del Lussemburgo all’estero, che comprendeva una serie di visite ufficiali all’estero. Durante una di queste visite, a Dublino nel dicembre 1996, Juncker ha mediato con successo una controversia sulla propria politica dell’Unione economica e monetaria dell’UE tra il presidente francese Jacques Chirac e il cancelliere tedesco Helmut Kohl. La stampa ha soprannominato Juncker “Eroe di Dublino” per ottenere un consenso improbabile tra i due.

Il 1997 ha portato la presidenza a rotazione del Consiglio europeo a Lussemburgo, durante la quale Juncker ha sostenuto la causa dell’integrazione sociale in Europa, insieme a costituire il cosiddetto “processo di Lussemburgo” per una politica europea integrata contro la disoccupazione. Ha anche istigato gli “Euro 11”, un gruppo informale di ministri delle finanze europee per questioni riguardanti i suoi ideali di Unione economica e monetaria. Per tutte queste iniziative, è stato premiato con il Vision for Europe Award nel 1998. Juncker è riuscito a conquistare un altro mandato come Primo Ministro nelle elezioni del 1999, sebbene la coalizione con il Partito socialista operaio lussemburghese sia stata spezzata a favore di uno con il Partito Democratico. Dopo le elezioni del 2004, il Partito socialista operaio lussemburghese è di nuovo il secondo partito più grande e Juncker ha di nuovo formato una coalizione con loro.

Nel 2005, Juncker ha ereditato un secondo mandato come presidente del Consiglio europeo. Poco dopo la scadenza del suo mandato arrivò il referendum di Lussemburgo sulla ratifica, e Juncker impalò la sua carriera politica sul suo successo, promettendo di dimettersi se il referendum fallisse. Il risultato finale è stato un voto Sì del 56,5% su un’affluenza dell’88%. La sua costante fedeltà agli ideali europei gli è valsa il Karlspreis 2006. Nel 2009, ha denunciato la revoca della scomunica del controverso vescovo Richard Williamson, membro della Società di San Pio X. Juncker con il primo ministro francese François Fillon il 29 ottobre 2009Il 19 novembre 2012, RTL Télé Lëtzebuerg ha trasmesso una storia sostenendo che l’ex capo del Servizio di intelligence dello Stato (SREL), Marco Mille, aveva utilizzato un orologio da polso per registrare segretamente una conversazione riservata con Juncker nel 2008.

Secondo il rapporto, sebbene in seguito Juncker avesse scoperto la registrazione, non ha intrapreso alcuna azione contro Mille e gli ha permesso di lasciare il servizio nel 2010 per una posizione con Siemens. Una trascrizione della conversazione è stata pubblicata da D’Lëtzebuerger Land, che ha messo in evidenza lo stato disorganizzato dei servizi segreti, menzionato i collegamenti tra Granduca Henri e MI6 e si riferiva allo scandalo “Bommeleeër”. Il 4 dicembre 2012, la Camera dei Deputati ha votato la creazione di un’inchiesta parlamentare sulle accuse di cattiva condotta SREL, tra cui l’irruzione illegale di politici, l’acquisto di automobili per uso privato e accuse di assunzione di pagamenti e favori in cambio dell’accesso ai funzionari.

L’inchiesta ha avuto notizia di testimoni che affermavano che SREL aveva condotto sei o sette operazioni di intercettazione illegali tra il 2007 e il 2009, oltre a operazioni segrete in Iraq, a Cuba e in Libia. Il rapporto concludeva che Juncker doveva assumersi la responsabilità politica delle attività della SREL, che era stato carente nel suo controllo sul servizio e che non aveva denunciato tutte le irregolarità del servizio alla commissione d’inchiesta.

Dopo un dibattito di sette ore alla Camera dei Deputati il 10 luglio, il ritiro del sostegno da parte del partner della coalizione del Partito sociale cristiano cristiano, il Partito socialista operaio lussemburghese (LSAP), costrinse Juncker a concordare alle nuove elezioni. Alex Bodry, presidente dell’LSAP e presidente dell’Inchiesta parlamentare sulla SREL, ha dichiarato la sua mancanza di fiducia in Juncker, affermando: “Invitiamo il primo ministro ad assumere la piena responsabilità politica in questo contesto e chiedere al governo di intervenire con il capo dello stato per aprire la strada a nuove elezioni. “Juncker ha offerto le sue dimissioni al Granduca l’11 luglio. Dopo l’elezione, Juncker è stato sostituito il 4 dicembre 2013 da Xavier Bettel.

Capo dell’Eurogruppo

Nel 2004, l’Eurogruppo dei ministri delle finanze della zona euro ha deciso di sostituire la presidenza di turno con un presidente permanente. Juncker è stato nominato primo presidente permanente e ha assunto la cattedra il 1 ° gennaio 2005. È stato rieletto per un secondo mandato nel settembre 2006. Con il trattato di Lisbona, questo sistema è stato formalizzato e Juncker è stato confermato per un altro mandato. Juncker si è dimesso il 21 gennaio 2013, quando gli è succeduto il ministro delle finanze olandese Jeroen Dijsselbloem. Durante il suo periodo di “Mr. Euro”, il gruppo è stato determinante nella negoziazione e supervisione dei pacchetti di salvataggio per i paesi colpiti dalla bancarotta: Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro. Juncker è stato anche un chiaro sostenitore di una maggiore cooperazione interna e di una maggiore rappresentanza internazionale del gruppo.

In un dibattito nel 2011, durante il culmine della crisi dell’eurozona, Juncker ha risposto a un il suggerimento del presentatore di aumentare l’apertura delle discussioni sulla strategia nell’eurogruppo, affermando: “Quando diventa serio, devi mentire”. Gli studiosi dei mercati finanziari hanno osservato che la citazione è spesso sottratta al contesto dalla critica; La migliore pratica tra i comitati di politica monetaria nella maggior parte degli Stati è di mantenere riservati i negoziati sulle decisioni per evitare che i mercati scommettano contro paesi in difficoltà fino a quando non saranno finalizzati. Questa necessità è complicata dagli accordi dell’Eurozona, in cui i negoziati politici si svolgono in vertici internazionali di alto profilo dei ministri delle finanze dell’eurozona, dove le perdite di negoziati in corso potrebbero potenzialmente mettere “a rischio milioni di persone”.

In effetti, la citazione continua: la politica monetaria è un problema serio. Dovremmo discuterne in segreto, nell’Eurogruppo. […] Lo stesso vale per le politiche economiche e monetarie nell’Unione. Se indichiamo possibili decisioni, stiamo alimentando speculazioni sui mercati finanziari e stiamo gettando nella miseria soprattutto le persone che stiamo cercando di salvaguardare da questo. […] Sono pronto ad essere insultato in quanto insufficientemente democratico, ma voglio essere serio, […] sono per i segreti, i dibattiti oscuri. – Juncker, sui limiti all’apertura degli attori del mercato durante il crisi finanziaria, 20 aprile 2011. Va notato che questo commento è stato considerato una battuta. Ha inoltre affermato che quando gli è stato chiesto da un giornalista di commentare quegli incontri che aveva dovuto mentire, chiarendo che andava contro la sua convinzione morale personale di cattolico.

Presidente dell’Europarlamento

Tutte le fazioni del parlamento, ad eccezione dell’European Conservatives and Reformists (ECR) e del gruppo Europa della Libertà e Democrazia (EFD), hanno partecipato a un candidato principale, o spitzenkandidat, ciascuno nella campagna elettorale. Al congresso elettorale del Partito popolare europeo (PPE), svoltosi a Dublino il 6-7 marzo, Jean-Claude Juncker è stato eletto candidato principale del partito alla presidenza della Commissione, battendo Michel Barnier. Il congresso ha anche adottato il manifesto elettorale del PPE.

Controversie

All’inizio di novembre 2014, pochi giorni dopo essere diventato capo della commissione, Juncker è stato colpito dalle rivelazioni sui media – derivate da una fuga di documenti nota come LuxLeaks – che il Lussemburgo sotto la sua premiership si era trasformato in un importante centro europeo di elusione dell’imposta sulle società. Con l’aiuto del governo lussemburghese, le società hanno trasferito la responsabilità fiscale per molti miliardi di euro in Lussemburgo, dove il reddito è stato tassato a una frazione dell’1%. Juncker, che in un discorso a Bruxelles nel luglio 2014 ha promesso di “provare a mettere un po ‘di morale, qualche etica, nel panorama fiscale europeo”, è stato aspramente criticato in seguito alle fughe di notizie.

Una successiva mozione di censura al parlamento europeo fu portata contro Juncker sul suo ruolo nei piani di evasione fiscale. La mozione è stata vinta da un’ampia maggioranza. Nel 2017, i cavi diplomatici trapelati mostrano che Juncker, in qualità di primo ministro lussemburghese dal 1995 alla fine del 2013, ha bloccato gli sforzi dell’UE per combattere l’elusione fiscale delle multinazionali. Il Lussemburgo ha accettato le imprese multinazionali su base individuale, spesso con un tasso effettivo inferiore all’1%. Il 22 maggio 2015, al vertice UE a Riga, in Lettonia, Juncker, a fianco del presidente dell’UE Donald Tusk e del lettone PM Laimdota Straujuma, ha salutato i leader dell’UE in un modo insolito per la diplomazia. Ad esempio, ha cercato di convincere il primo ministro greco Alexis Tsipras a indossare la cravatta offrendo il suo pezzo.

Ha anche osservato che Karl-Heinz Lambertz era sovrappeso e gli ha dato una pacca sulla pancia. Juncker ha schiaffeggiato il suo ex deputato, il ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn, e ha baciato la testa pelata del primo ministro belga Charles Michel. Ma l’incidente più inaspettato è avvenuto quando il premier ungherese Viktor Orbán è arrivato e Juncker si è rivolto a lui, usando l’espressione “il mio dittatore preferito”, seguendolo con una calda stretta di mano e un leggero schiaffo sulla guancia. La portavoce successiva Margaritis Schinas ha definito l’evento solo una “barzelletta”. “Juncker è noto per il suo stile molto informale”, ha detto, aggiungendo: “Non farei nient’altro da questo”. Nell’agosto 2016, Juncker ha ricevuto critiche per le sue osservazioni sull’immigrazione al Forum europeo di Alpbach in Austria . Durante il suo discorso, Juncker, un sostenitore della risposta aperta di Angela Merkel alla crisi migratoria europea, ha fatto notizia dicendo al pubblico che “i confini sono la peggiore invenzione mai fatta dai politici”.

Nel luglio 2017, Juncker ha descritto il Parlamento europeo come “ridicolo” dopo che solo poche decine di eurodeputati sono venuti a partecipare a un dibattito dedicato alla valutazione dei sei mesi di Malta nella presidenza della presidenza dell’UE, accusando i deputati di mostrare una mancanza di rispetto per i piccoli paesi dell’UE. Anche se rimproverato per la sua osservazione dal presidente del Parlamento, Antonio Tajani, Juncker ha risposto “Non parteciperò mai più ad un incontro di questo tipo.” Jaume Duch Guillot, capo portavoce del Parlamento, ha poi detto su Twitter che Juncker “si è rammaricato” l’incidente e che Tajani considerò il caso chiuso. Tuttavia, non è noto se Juncker si sia scusato per il suo sfogo.

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