Jobs Act Autonomi: nuovo Regolamento “Smart Working”

jobs act

Dal 14 giugno 2017, dopo una lunga attesa è stato pubblicato il Jobs Act Autonomi ed è entrata in vigore la Legge 22 maggio 2017, n. 81 recante “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.135 del giorno 13 giugno, il “Jobs Act del lavoro autonomo” – collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2016 – è stato approvato in via definitiva dal Senato. Il testo normativo che introduce definitivamente nel nostro ordinamento inedite protezione sociali per i liberi professionisti (su maternità e malattia), contiene anche incentivi allo sviluppo dell’attività (possibilità di detrazione dalle tasse le spese per la formazione fino a 10.000 euro all’anno).

Mediante l’esercizio della delega (entro un anno dall’entrata in vigore delle norme), il Governo italiano dovrà individuare funzioni della Pubblica amministrazione da affidare agli esponenti delle varie categorie organizzate in Ordini e Collegi ed abilitare le Casse di previdenza private, affinché possano attivare servizi integrativi di welfare, “finanziati da apposita contribuzione”.

Il ‘Jobs act degli autonomi’ viene definitivamente a regolamentare lo ‘smart working‘, che non è una nuova fattispecie contrattuale, ma la modalità flessibile per l’espletamento del lavoro subordinato, attuata anche fuori dai locali aziendali e mediante l’utilizzo degli strumenti tecnologici.

Smart Working o “lavoro agile”: novità in vista

Per quanto concerne il lavoro dipendente, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione vita-lavoro, si introduce il “lavoro agile” o smart working, configurato non come una nuova tipologia contrattuale, ma come una modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, applicabile anche al settore pubblico come Enti statali e/o locali.

La prestazione lavorativa del soggetto dipendente viene eseguita in parte all’interno dei locali aziendali e, in parte all’esterno, senza una postazione fissa, prevedendo l’utilizzo di strumenti tecnologici, entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. La stessa viene definita mediante perfezionamento di un accordo scritto tra le parti.

L’accordo formale tra datore di lavoro e dipendente in materia di Smart Working può essere a tempo determinato o indeterminato, con possibilità di recesso di entrambe le parti. Il lavoratore ha, in ogni caso, diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello riconosciuto ai lavoratori che espletano le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’impresa e la medesima copertura assicurativa contro gli infortuni (anche in itinere) e le malattie professionali.

Finalmente, dopo una lunga attesa ed dopo incertezze normative in merito alla lacuna regolamentare, l’entrata in vigore del “Jobs Act degli Autonomi” si viene a disciplinare una nuova modalità di esecuzione della prestazione lavorativa riconducibile alla c.d. “lavoro agile”.

Lavoro Agile: obiettivi e finalità

Che cosa contraddistingue lo Smart Working e quali sono gli obiettivi? Conciliare la vita lavorativa con quella professionale, innovare e competere rispetto ai concorrenti. Sono queste le principali finalità, dello smart working che si configura come un nuovo approccio all’organizzazione aziendale, in cui le esigenze individuali del lavoratore si contemperano con quelle dell’impresa. Per la prima volta nella storia organizzativa, obiettivi individuali, aziendali, collettivi e sociali si allineano e si potenziano l’uno con l’altro per creare valore aggiunto, esternalità positive e wellness. Fosse l’inizio di una nuova era ed epoca del mercato del lavoro?

Il concetto di smart working ricomprende molteplici aspetti poliedrici ed assolutamente peculiari: si passa dalla flessibilità nella prestazione lavorativa di tipo temporale a quella di tipo spaziale (dato che la prestazione lavorativa può essere espletata ovunque con una connessione Internet e Pc).

Nuove e flessibili forme di trattamento di welfare aziendale per facilitare e conciliare la vita lavorativa con quella professionale: lavoratori genitori, specie giovani mamme o lavoratori impegnati in forme di assistenza parentale (assistenza ad un genitore malato) sono le categorie di dipendenti destinatari di questa importante riforma sul mercato del lavoro.

Organizzazione e strumenti del “lavoro agile”

Lo smart working implica un nuovo modello di organizzazione del lavoro, in cui sono fondamentali questi tre elementi:

  • Tecnologia. Le modalità di lavoro sono “slim” e tecnologicamente avanzate e l’accesso ai dati aziendali deve essere possibile da remoto, consentendo forme di lavoro più efficienti e altamente customizzate.
  • Risorse umane. È necessaria una nuova ottica da parte del personale che deve essere pronto a rivedere il proprio ruolo in un’ottica di flessibilità organizzativa.
  • Monitoraggio costante. È indispensabile una fase di screening dei risultati del lavoro per valutare l’efficienza del personale a seguito dell’introduzione del nuovo modello organizzativo del lavoro.

Fino a questo momento e nel nostro Paese, l’approccio prevalente è sempre stato quello di considerare lo smart working come un valido ausilio per personale che necessita di “specifiche attenzioni” (come dimostrano le sperimentazioni avviate in molte Pubbliche Amministrazioni): in effetti, si tratta di una modalità ed un accordo formale che si estende a tutte le categorie di lavoratori del comparto pubblico ma, anche, privato.

Infatti, l’elemento fondamentale per l’adozione di misure di “lavoro agile” rimane la volontarietà del datore di lavoro e del dipendente; nasce dall’iniziativa tra le parti la scelta di optare per questa forma di lavoro smart, la quale può manifestarsi sia al momento dell’assunzione che successivamente. Sarà davvero l’inizio di una nuova Epoca del Lavoro? Chissà, staremo a vedere!

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