Jobs Act, arriva il nuovo emendamento: ecco cosa dice

È appena stato presentato il nuovo emendamento per il Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro voluta dal governo Renzi, e principalmente rappresentata dall’introduzione – per le sole nuove assunzioni – del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio. Un emendamento che sta facendo discutere ampiamente i diretti interessati, le parti sociali e le aziende, e che – accompagnato da altre novità sul tema – di fatto apre la strada al totale superamento dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, a disciplina dei licenziamenti senza giusta causa.

Attraverso il nuovo emendamento il governo vuole quindi semplificare i contratti di lavoro esistenti (ad oggi, più di 40 tipologie differenti), rendendo il nuovo contratto a tempo indeterminato e a tutele crescenti la forma principale di inserimento nel mondo del lavoro per il tempo indeterminato. Ma cosa cambia per i più giovani?

In altre parole, coloro i quali hanno un contratto a tempo indeterminato da assunzione o riassunzione, non avranno da subito le stesse tutele che sono garantite dagli attuali contratti stabili, ma otterranno gradualmente i benefici con il passare degli anni. Su quali siano gli step temporali che permetteranno ai giovani di acquisire tali garanzie, vi è poco da dire: le tempistiche saranno infatti esplicitate nei decreti delegati che arriveranno dopo il via libera del Parlamento alla delega. Si intuisce tuttavia che il periodo di transito per ottenere maggiori tutele sarà di 3 anni: in cambio, tuttavia, il lavoratore potrà avere immediato accesso alla Naspi, la nuova Aspi che il governo introdurrà con la riforma del mercato del lavoro, a ulteriore revisione degli ammortizzatori sociali.

Ancora, nell’emendamento si ipotizza la possibilità dell’introduzione “eventualmente anche in via sperimentale, del compenso orario minimo, applicabile ai rapporti aventi ad oggetto una prestazione di lavoro subordinato, nonchè nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, nei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, previa consultazione delle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano sociale”.

Stando a quanto affermato dal premier Matteo Renzi, attraverso le riforme in atto (e, come questa, a costo zero per le tasche statali), si dovrebbe conseguire un maggiore impulso lungo la strada della riduzione del costo del lavoro, e della diminuzione del peso della burocrazia. “A chi crea posti di lavoro vogliamo lanciare un messaggio forte e chiaro, l’Italia ha tanta voglia di investire sul domani” – ha aggiunto Renzi. Sarà sufficiente?