Jacques Delors: il fondatore dell’Euro… Critica l’Euro

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La moneta unica ha un certo numero di detrattori. In genere, il ruolo di anti-euro è ricoperto da soggetti ai margini del sistema politico o che si dichiarano apertamente anti-sistema. C’è, però, un critico che non ti aspetti. Si tratta di Jacques Delors, uno dei tanti padri dell’euro, ex commissario dell’Unione Europea. Ebbene, secondo lui “l’euro è nato male”.

Jacque Delors è stato il presidente della Commissione dal 1985 al 1995, un periodo di grande importanza per l’Unione Europea. Il periodo dei trattati, della pianificazione della moneta unica. Del passaggio dallo Sme all’euro. Qualcosa, evidentemente, è andato storto.

Il parere di Delors è che la nascita della moneta unica sia stata programmata e gestita in maniera superificiale e approssimativa, ignorando le gravi distorsioni che dovevano essere risolte prima di procedere con l’istituzione dell’euro. La situazione è stata aggravata dal comportamento se possibile persino peggiore dei politici della generazione successiva che, nonostante l’ingigantimento dei problemi, hanno deciso di ignorarli ugualmente.

Un atteggiamento pericoloso che, oggi, è incarnato dalla Germania, che sta sacrificando l’unione monetaria sull’altare degli interessi nazionali. Il riferimento è al veto tedesco sugli eurobond, i titoli di stato europei che risolverebbero definitivamente il problema spread, giustificato con la necessità di rispettare i trattati ma indice della codardia germanica: Merkel e compagni non vogliono farsi carico del debito altrui per paura che l’inflazione possa aumentare anche a casa loro.

L’affermazione secondo cui “l’euro è nato male” suona come un’ammissione di responsabilità, onorevole seppur tardiva, essendo lo stesso Delors uno dei padri fondatori della moneta unica. Ma in cosa consiste il peccato originale? Semplicemente, nella non-previsione – doverosa perché sotto gli occhi fin dall’inizio – delle circostanze che avrebbero portato alla crisi del debito. Secondo l’ex commissario, infatti, l’euro, fin dalla sua nascita poneva in essere la sofferenza sul fronte della solvibilità. In questo caso il riferimento va alla teoria, ormai diffusa anche tra i profani, secondo cui la moneta unica ha creato indebitamento da parte dei paesi deboli (Italia, Spagna, Grecia) nei confronti dei paesi forti (Germania). Il tutto procede da un modello finanziario: l’istituzione di una moneta comune in un contesto di eteorogeneità fiscale, monetaria e bancaria, il povero si indebita con il ricco.

E’ quindi facile intuire quali sono, secondo Delors, i provvedimenti che vanno presi e che andavano presi all’alba dell’euro: standardizzazione delle politiche fiscali dei paesi membri e realizzazione dell’unione bancaria (di modo che le imprese abbiano uguali condizioni di finanziamento indifferentemente dal paese in cui operano).

Delors è un critico dell’euro in senso lato. Non critica il concetto di euro, bensì l’espressione attuale dell’euro, frutto di più peccati originali. Delors è fondamentalmente un fautore dell’integrazione europea. D’altronde si è reso famoso agli occhi dell’opinione pubblica grazie agli accesi dibattiti con l’allore premier inglese Thatcher. L’ex commissario spingeva per una partecipazione più completa del Regno Unito nel processo di integrazione europea. La Thatcher, di contro, temeva per l’autonomia del suo paese, pensiero in linea con le sue posizione conservatrici.