Italia verso addio a monete da 1 e 2 centesimi: quanto risparmierebbe e cosa cambia per italiani

Quanti di noi si sono chiesti almeno una volta dal 2002 (anno della loro entrata in vigore): a cosa servono le monetine da 1 e 2 centesimi, visto che i commercianti arrotondano i prezzi e le macchinette non le prendono? Un po’ tutti. Anche perché ci gonfiano il portamonete o il portafogli inutilmente. Al massimo, possono risultare utili per grattare i biglietti dei “Gratta e vinci.

Ma non temete. Forse la loro ora è scoccata, grazie ad un emendamento alla manovra-bis dell’onorevole palermitano Sergio Boccadutri. A prescindere che passi o meno, vediamo in generale quanto costa produrre le monetine da 1 e 2 centesimi, cosa cambierebbe per gli italiani con la loro soppressione e come si comportano nei loro confronti gli altri Paesi dell’Eurozona.

Il peso di queste monetine sull’economia italiana

Le piccole monetine rosse da 1 e 2 centesimi costano non poco per lo Stato italiano. Il quale per produrle spende rispettivamente 4,5 centesimi per quella da un centesimo e a 5,2 centesimi (essendo più grande) per quella da due centesimi. Un affare. Mentre la loro sorella maggiore, la monetina da 5 centesimi, fa la voce grossa dato che da sola costituisce l’80% di tutte le monete dell’euro. Tuttavia, le cifre relative a quanto costa produrre queste monetine non sono mai state suffragate da documentazione precisa. Nel 2013, i media hanno diffuso la notizia per cui smetterne la produzione comporterebbe un risparmio per lo Stato italiano pari a 21 milioni di euro. Mentre a livello europeo, secondo una stima della stessa Commissione europea, il costo è stato stimato di 1,4 miliardi di euro in tutta la Ue.

A fronte di queste cifre, lo stesso onorevole Boccadutri (allora Sel) sollevò un’interrogazione parlamentare sulle monetine da 1 e 2 centesimi. L’eventuale risparmio dalla loro produzione andrebbe in favore del Fondo per la riduzione del debito pubblico (il quale lo scorso mese di marzo ha toccato il nuovo record di 2.260 miliardi).

Le conseguenze per gli italiani se le monetine da 1 e 2 centesimi venissero soppresse

Davvero la soppressione di queste monetine sarebbe un vantaggio per gli italiani? Ovviamente dipende. Infatti, se è vero che avremmo un vantaggio materiale non dovendo più portarle con noi, si rischia seriamente di vedere un aumento dei prezzi dei beni finali complice l’arrotondamento a 5 centesimi. Nell’emendamento si stabilisce che sarà il ministero dell’Economia a stabilire i criteri di questo arrotondamento. Ma le preoccupazioni di una conseguente inflazione sono seri. Basta pensare a cosa accadde col passaggio dalla Lira all’Euro, quando non furono effettuati controlli adeguati per calmierare i prezzi. Figuriamoci per una modifica più contenuta della circolazione monetaria.

Non a caso, alcune associazioni di consumatori, sono già sul piede di guerra. Paventando una penalizzazione per gli utenti finali. Infatti, il Codacons tira in ballo proprio quanto avvenne col passaggio dalla Lira all’Euro. L’associazione è alquanto pessimista: «Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che l’eliminazione dei centesimi, pur in presenza di regole per l’arrotondamento, darà sfogo ad aggiustamenti dei listini al rialzo e a rincari selvaggi». Si potrebbe prendere in prestito quanto fatto da altri Paesi europei che le hanno già eliminate. In Belgio, Olanda, Finlandia e Irlanda, ad esempio, si arrotonda solo il conto finale della spesa e non i singoli prodotti acquistati; nonché solo per i pagamenti in contanti. Ma noi italiani non siamo molto inclini a copiare positivamente i modelli stranieri.

Monetine da uno e due centesimi, cosa dice l’Unione europea

Il problema delle monetine da uno e due centesimi fu sollevato per la prima volta nel 2013. Con i dati diramati dalla Commissione europea. Nell’eurozona ne circolano 46 miliardi per un costo complessivo da 1,4 miliardi di euro. L’Unione europea fu così dinanzi a un bivio, anzi, ad un vero e proprio incrocio a quattro strade:

  • lasciare tutto com’è, onde evitare nuovi sconvolgimenti per un Euro che già allora cominciava ad essere visto male da un crescente euroscetticismo;
  • risparmiare sulla loro produzione, risparmiando sulla composizione della lega con cui sono fatte, rendendole così più economiche, razionalizzandone la produzione;
  • stoppare la loro produzione, ritirare tutte quelle che sono in circolazione e bloccare il loro corso legale;
  • non produrle più ma mantenerle in circolazione fino ad un loro lento esaurimento.

Alla fine si optò per l’opzione più facile: la prima. Lasciare tutto com’è. Anche se in questi quattro anni è aumentato sia l’euroscetticismo che l’odio nei loro confronti. I Paesi dell’Eurozona non sono unanimi neanche su questo tema e la crepa si evidenzia anche su ciò tra i Paesi del Nord Europa e quelli dell’Europa meridionale. Portatori di interessi e problemi diversi.

Gli economisti europei in effetti riflettono sul fatto che queste due monetine abbiano avuto un effetto “cuscinetto” contro l’inflazione frenando gli scarti dei prezzi «arrotondati». Ma è una magra consolazione, giacché hanno mantenuto un ruolo molto marginale nell’economia dell’Eurozona. Viste pertanto sempre come un fastidio.

Monetine da 1 e 2 centesimi: quale soluzione migliore

La soluzione ideale potrebbe essere l’ultima, anche per l’Italia: non produrle più e farle estinguere in maniera naturale. Almeno si eviterebbe un innalzamento radicale e improvviso dei prezzi, ma anche delle tariffe delle bollette. Perché anche lo Stato ci marcia, e non poco. Del resto, le stesse monetine da 1 e 2 euro sono state un danno. Farle di carta avrebbe dato maggiore valore a queste due valute, che ci sfuggono di mano con una certa velocità e senza che ce ne rendiamo conto. I commercianti questo lo sanno e ne hanno approfittato. Anche per colpa del Governo di allora, che doveva imporre per almeno un paio di anni dall’ingresso dell’Euro l’esposizione del prezzo con la doppia valuta. Il che avrebbe evitato il dannoso raddoppio dei prezzi.

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