In Italia a uccidere le Aziende non sono i Debiti ma i Crediti

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L’Italia è un paese strano. A uccidere le aziende non sono i debiti ma i crediti. Per la precisione i crediti che si vantano nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Il problema è annoso, non si scopre di certo l’acqua calda. Ciò non toglie che uno Stato inadempiente rappresenti una vergogna a livello continentale, in grado di deteriorare il rapporto tra la cittadinanza e le istituzioni.

E’ lo stesso concetto a far inorridire, ma i numeri contribuiscono a restituire al fenomeno la giusta dimensione, per quanto drammatica. Le aziende che hanno maturato crediti nei confronti dello Stato sono 215.000. Il totale dei crediti ammonta a 69,5 miliardi di euro. La media è dunque di circa 320.000 ad azienda, ma ad alcuni lo Stato deve molto di più.

Il Governo Monti nei suoi ultimissimi giorni di vita ha intrapreso un percorso di pagamento. Questo è però sembrato assai lento, sicché il Governo Renzi ha deciso di velocizzare il processo in maniera drastica. Entro settembre, lo Stato dovrebbe pagare l’intero stock di debiti. Il sistema ideato dagli uomini del nuovo esecutivo è talmente semplice da chiedersi perché non sia stato adottato prima: le aziende vengono pagate non dallo Stato ma dalle banche, e quest’ultime si rifaranno alla fine sullo Stato stesso.

Pagare è un dovere e una necessità per l’Italia nel suo complesso. Da questo, infatti, deriva la capacità del Paese di ripartire. Non si tratta solo di giustizia, ma di sopravvivenza. A dirlo è, tra gli altri, Ugo Longobardi, presidente di Unimpresa: “L’economia italiana vive una delle fasi più drammatiche della storia. Il pagamento degli arretrati consentirebbe di respirare non solo alle imprese creditrici dello Stato centrale o delle amministrazioni territoriali, ma anche a tutte le altre aziende collegate e subfornitrici”.

Quest’affermazione è stata pronunciata nel corso della presentazione di uno studio, targato proprio Unimpresa. Questo offre un dato rilevante, mai citato nel corso dei vari servizi televisivi (o giornalistici) che hanno trattato questo tema. Il dato in questione riguarda gli interessi: ogni azienda ne ha maturati in media 25.000. In totale si parla di 5 miliardi. Chi intende “mettere a posto i debiti” dello Stato dovrà tenere conto anche di questo particolare.

Il problema, ammesso che venga realmente risolto, si sposterà dunque verso la questione delle cause. Per quale motivo è stato prodotto tutto questo debito? Dalla risposta a questa domanda dipenderà la capacità dell’Italia di non ricadere nello stesso errore, e ritrovarsi da qualche anno con altre centinaia di migliaia di aziende che aspettano miliardi di euro dallo Stato. Gli analisti puntano il dito contro la macchina burocratica: farraginose, inefficiente, da una parte blocca il processo di pagamento e dall’altra provoca costi ingenti alle amministrazioni. Una soluzione, sempre secondo Unimpresa, potrebbe essere offerta dall’autocertificazione, la quale permette di ridurre la distanza tra Stato e cittadino.

Certamente, poi, a pesare è il Patto di Stabilità che impedisce ai Comuni di spendere oltre una certa cifra anche se, in realtà, avrebbero le disponibilità per farlo.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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