In Italia sempre meno casalinghe: i dati

pensioni casalinghe
Un'immagine anni '50

Italia: terra di Santi, Poeti, Navigatori e Casalinghe. O almeno, fino a qualche anno fa era così. Se i Santi sono ormai rari ai giorni d’oggi, i Poeti ci sono ma la prosa è considerata roba del passato e i Navigatori sono quelli del web visto che tutto il Mondo è stato scoperto, anche le Casalinghe sono in via d’estinzione.

Addio dunque allo stereotipo di casalinga italiana, tutta casa e famiglia. Quella, per dirla alla Ligabue, da “il sabato la spesa e il giorno dopo in Chiesa”. La stessa figura tanto osannata anche dalla propaganda Fascista prima e quella Democristiana poi.

Sempre più donne lavorano, vanno in palestra, sono multitasking, e sono poco disposte a vedersi relegate a questo ruolo. La cui fatica e importanza non viene giustamente ripagata.

A parlare di crisi della figura delle casalinghe è uno studio dell’Istat. Vediamola di seguito.

Casalinghe italiane, una figura in calo

Lo scorso anno sono state 7 milioni 338 mila le italiane che si sono dichiarate casalinghe. Vale a dire poco più di 500 mila in meno rispetto a 10 anni fa, con una età media di 60 anni. Le anziane italiane con 65 anni e passa superano i 3 milioni e rappresentano il 40,9% del totale. Mentre quante arrivano fino a 34 anni sono l’8,5%. La figura delle casalinghe resiste al Centro-Sud, dove non a caso la disoccupazione femminile media è del 50%. In questa zona del Belpaese superano infatti il 60% (63,8%). Ancora basso il livello di scolarizzazione tra loro: tre quarti possiede al massimo la licenza di scuola media inferiore. Nel 2012 solo l’8,8% tra loro ha frequentato corsi di formazione, numero che sale leggermente tra le giovani comprese in una fascia di età tra i 18 e 34 anni (12,9%).

Quattro casalinghe su dieci vivono in una coppia con figli, una su quattro senza figli e due su dieci da sole. Aumentano però le casalinghe straniere: 560 mila. Poco più della metà sul totale non ha mai lavorato in vita sua. In sette casi su dieci, tra le giovani comprese tra i 15 e i 14 anni, il motivo è prettamente familiare. Non hanno neanche provato a cercare lavoro. Ben 600 mila casalinghe sono scoraggiate e già si arrendono pensando di non poter trovare un lavoro.

Quante ore lavorano le casalinghe

Sebbene non lavorino da un punto di vista prettamente salariale, le casalinghe lavorano eccome da un punto di vista quantitativo. I dati ISTAT confermano quanto si dice da tempo: le ore totali durante le quali una donna lavora in casa sono 49 a settimana, in media 2.539 ore l’anno. Il tutto senza godere di ferie e lavorando anche la domenica.

Nel totale, l’Istat ritiene che le casalinghe effettuano complessivamente 50 miliardi e 694 milioni delle ore di produzione familiare l’anno (vale a dire il 71% del totale). Inoltre, le casalinghe, con i loro venti miliardi e 349 milioni di ore, sono coloro che contribuiscono principalmente a questa forma di produzione.

Casalinghe, tra povertà e insoddisfazione

A fronte di tutto questo lavoro però, molte casalinghe sono insoddisfatte o vivono in povertà assoluta. Due anni fa erano più di 700 mila le casalinghe in povertà assoluta, vale a dire una su dieci. Anche la loro soddisfazione è alquanto scarsa: solo poco più di una su tre tra loro dà un giudizio molto positivo se si parla della propria vita (35,3%). Vale a dire il 10 percento in meno rispetto alle donne che invece lavorano (45,1%).

Ma oltre al lato economico, le donne risentono anche di una condizione fisica non ottimale. Lo scorso anno, alla domanda: «come va in generale la sua salute?», meno della metà ha risposto di stare «bene o molto bene». Nel 2014, ben 149 mila donne che svolgono mansioni di casa, hanno dichiarato di aver subito uno o più incidenti in casa solo negli ultimi tre mesi precedenti. Dati che quindi diventano inquietanti se proiettati sull’intero anno.

Casalinghe poco inclini alla new technology e alla cultura

Dati pessimi anche per quanto riguarda il rapporto tra le casalinghe e le nuove tecnologie. Meno di due casalinghe su dieci (17,8%) usa internet. Va male anche con la cultura. Meno di una su tre dichiara di essersi recata al cinema almeno una volta nell’ultimo anno, il 30% ha invece letto almeno un libro nell’anno. Percentuale che cala a metà per quante hanno visitato musei e mostre. Percentuali misere sono state infine registrate anche per quanto concerne partecipazione a concerti, teatro e lettura di quotidiani.

Insomma, il mondo delle casalinghe è avvolto da un’aurea negativa. Tra problemi di salute, problemi economici, scarso accesso ad internet e alla cultura. Visto da quest’ottica, il loro lento ridursi è più che giustificato, dato che l’emancipazione femminile incalza anche in Italia. E sempre meno donne sono disposte a un ruolo tradizionale e precluso a molte esperienze coinvolgenti. Certo, chi governa dovrebbe consentire a chi vuole coprire contemporaneamente il ruolo di madre e lavoratrice, di poterlo fare. Affinché un aspetto non precluda l’altro. Ne va anche delle nascite e della tenuta di un istituzione sempre più in crisi: la famiglia.

Responsabilità: L'autore dell'articolo pubblicato su webeconomia.it esprime le sue libere opinioni in merito alle analisi in oggetto. Dichiara che tutte le considerazioni fatte all'interno del post e le eventuali altre analisi sugli strumenti finanziari (valute, azioni, criptovalute, materie prime) sono soggettive e non devono essere considerate come incentivi e raccomandazioni di investimento. Le analisi e le quotazioni degli strumenti finanziari sono mostrate al solo scopo di informare e non per incentivare le attività di trading o speculazione sui mercati finanziari. Lo staff di webeconomia.it e gli autori degli articoli non si ritengono dunque responsabili di eventuali perdite di denaro legate ad attività di invstimento. Lo staff del sito e i suoi autori dichiarano di non possedere quote di società, azioni o strumenti di cui si parla all'interno degli articoli. Leggendo i contenuti del sito l'Utente accetta esplicitamente che gli articoli non costituiscono "raccomandazioni di investimento" e che i dati presentati possono essere non accurati e/o incompleti. Tutte le attività legate agli strumenti finanziari e ai mercati come il trading su azioni, forex, materie prime o criptovalute sono rischiose e possono comportare perdita di capitali. L'Utente, quindi, solleva lo staff di webeconomia.it e i suoi autori dalla responsabilità di qualunque perdita o danno subito legato ad attività di investimento che scaturisce dalla consultazione dei dati contenuti nel sito.

LEAVE A REPLY