Che succede all’Italia se la Grecia va in Default

La situazione finanziaria della Grecia rimane precaria. Tutto ciò nonostante l’appassionante e drammatico braccio di ferro tra i governanti ellenici e le istituzioni europei, fortunatamente – almeno per ora – conclusosi con una vittoria di tutti. O almeno così è stato definito l’accordo raggiuto tra l’Ue e Tsipras: la Grecia riceverà nuovi prestiti per altri quattro mesi, e in cambio l’esecutivo greco si impegnerà a varare le riforme adatte a contenere gli squilibri finanziari.

A dire il vero, uno sconfitto c’è: lo Tsipras pre-elezioni. Quello di oggi ha vinto, ma ha dovuto uccidere la sua controparte “radicale”, quella che in campagna elettorale ha promesso di realizzare un programma di sinistra. Ma, si sa, l’arte del compromesso reca con sé gravissimi effetti collaterali.

All’Europa dovrebbe importare poco. Ciò che contava era scongiurare il rischio di default. Un rischio che un mese fa era enorme, e che avrebbe causato immensi disagi nel Continente. L’Eurozona, infatti, è esposta rispetto alla Grecia per 195 miliardi di euro, corrispondenti a quasi il 60% dell’intero debito pubblico ellenico. Insomma, l’Europa è dentro con tutte le scarpe. Lo è anche l’Italia. Anzi, il Bel Paese è il terzo paese più esposto. Al primo posto figura la Germania, con 60 miliardi. A seguire la Francia, con 46 miliardi. E infine l’Italia, con 42.

E’ bene che i fan di Tsipras lo sappiano. Se Tsipras si dimostrerà intransigente e risfodererà l’ipotesi di non pagare il debito, l’Italia perderà 42 miliardi di euro. Sarebbe una defezione grave, però, ma non catastrofica. Il senso di questa affermazione va rintracciato in un particolare: questo denaro non è stato prestato dal settore privato, quindi dalle banche, ma dal settore pubblico, dunque dallo Stato. E’ tutto denaro erogato attraverso il fondo salva Stati.

Perderli sarebbe una grana non da poco, ovvio, ma sarebbe stato peggio se a perderli fossero state le banche, che in una situazione di insolvenza non riuscirebbero a garantire l’incolumità dei risparmi degli italiani.

Rimane comunque da chiedersi se veramente la Grecia andrà in default o resisterà fino al momento in cui sarà capace di camminare con le proprie gambe. Cosa dicono le agenzie di rating? A fare la parte della Cassandra è Standard&Poor’s, che assegna alla Grecia una possibilità di bancarotta da qui a cinque anni del 28%. Un rischio altissimo, soprattutto se si paragonano alle probabilità che lo stesso evento si verifichi per gli altri paesi PIIGS. Irlanda, Spagna, Italia e Portogallo non raggiungono il 3%.

Il corollario che si ricava da queste percentuali è comunque positivo. L’effetto contagio è limitato. Altrimenti, le percentuali sarebbero più alte anche per gli altri paesi. Occorre andarci piano con l’ottimismo. Standard & Poor’s è famosa per aver realizzato analisi totalmente sbagliate sul destino della banca Lehman Brothers. Le probabilità di default assegnate pochi mesi prima che questo si fosse realmente verificato superavano di poco lo 0,1%.

C’è da dire, però, che in merito ai disastri registrati nelle prime fasi della crisi del 2008, nessuno riuscì a esprimere previsioni decenti. Ricordiamo, a tal proposito, che l’allora presidente della Fed Ben Bernanke, dichiarava a gennaio 2008 che un rischio recessione era molto basso.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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