Italia – Europa, la polveriera è pronta a esplodere?

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Vi siete mai chiesti perché l’Italia è sorvegliato speciale dell’Unione Europea? E’ una domanda legittima, perché, a ben vedere, il Bel Paese non gode del trattamento quasi delicato cui Spagna, Portogallo e Irlanda stanno godendo. A loro è concesso di sforare il tetto del deficit per ragioni di crescita economica, a noi no. E pensare che, eccetto la Germania e pochi altri, siamo l’unico paese ad avere un rapporto deficit-Pil praticamente entro i limiti.

Perché ce l’hanno con noi? Stiamo antipatici? Ovviamente nulla di tutto questo. Semplicemente, siamo la bomba nucleare che potrebbe far saltare in aria l’Europa. Siamo la miccia che potrebbe fare esplodere un continente intero. Siamo, in estrema sintesi, Too Big To Fail. Se cade l’Italia, non potrebbe essere salvata in stile Grecia – a differenza della Spagna e del Portogallo – i costi del salvataggio sarebbero proibitivi. Dunque non si può rischiare, si deve assolutamente riportare il debito italiano entro limiti di guardia. E per raggiungere questo obiettivo, non bisogna permettere agli italiani di produrre disavanzo.

Alla luce di queste considerazioni, non stupiscono le prime mosse compiute all’estero. La Merkel, impegnatissima a trovare una maggioranza dopo le elezioni in Germania, ha dichiarato che segue con estrema attenzione gli sviluppi politici in Italia. I tedeschi ci guardano con maggiore preoccupazione: non è un buon segno.

Mario Draghi si sta muovendo con maggiore concretezza. Certo, sono solo indiscrezioni, per altro smentite (ma non poteva essere altrimenti), ma a quanto pare il presidente della Bce è sceso in prima persona per evitare l’innesco dell’effetto domino che porterebbe all’armageddon finanziaria il Vecchio Continente. Il rischio più immediato è che S&P declassi il debito italiano a “spazzatura”, con conseguente impossibilità per l’Italia a finanziarsi sui mercati internazionali. E allora Draghi – ribadiamo, sono indiscrezioni – è andato a parlare direttamente con i vertici dell’agenzia di rating per chiedere di non procedere con il declassamento.

Se Draghi è intervenuto così, allora la situazione è seria. Lo scenario peggiore è, a ben vedere, più che catastrofico. Immaginiamo un’Italia impelagata in un ingorgo politico, incapace di dare un governo a se stessa. Immaginiamo, quindi, il declassamento in stile Grecia del nostro debito. A quel punto, non potremmo essere “salvati” come sono stati salvati gli ellenici. Non riceveremo, in definitiva, il denaro sufficiente a contrarre nuovi prestiti e a far funzionare l’economia. Siamo troppo grandi per essere aiutati. Il risultato di tutto ciò sarebbe il default, ossia la dichiarazione di insolvibilità del proprio debito. La Germania, la Francia e tutti gli altri paesi che detengono quote del nostre debito, entrerebbero in sofferenza: le banche tedesche e francesi si vedrebbero sottratte risorse ingentissime, richiederebbero aiuti ai rispettivi Governo che dunque sarebbero costretti a spendere a deficit.

E’ ovvio che la crescita, in un panorama così instabile e dominato dal “profondo rosso”, sarebbe un ricordo. Con il ritorno della spirale recessiva, e il peggioramento delle prospettive europee e, soprattutto, con il drammatico precedente del default dell’Italia, nessuno investirebbe in Europa. Tutti i paesi dell’Ue avrebbero difficoltà a finanziarsi. Si innescherebbe un effetto domino devastante, caratterizzato da default a catena…