Italia in Deflazione? Forse non è ancora catastrofe

Il 29 agosto 2014 l’Istat ha pubblicato i dati, riferiti ad agosto, sull’indice dei prezzi al consumo. L’Italia è entrata ufficialmente in deflazione, è questa l’evidenza più importante. Una notizia (ovviamente negativa, leggi qui per scoprire perché) epocale, in quanto l’ultima volta in cui i prezzi sono scesi correva l’anno 1959, ma l’Italia era in pieno boom economico e la deflazione poteva essere vista come un elemento in grado di equilibrare il percorso di crescita.

Ad ogni modo, riferendosi alla situazione odierna, dire che i prezzi si sono contratti potrebbe essere fuorviante, addirittura falso. Eppure, a primo acchito, appare come una verità incontrovertibile: se l’aumento dei prezzi è “negativo”, vuol dire che siamo di fronte a un decremento. E invece, a pesare sulle conclusioni finali, sono i metodi attraverso cui il calcolo è stato effettuato. Ecco perché deflazione, in questo caso, non vuol dire necessariamente “calo dei prezzi”.

La questione della media

L’indice dei prezzi al consumo si ricava confrontando la media dei prezzi da un periodo all’altro. Si tratta, appunto, di una media, che quindi risente della variabilità degli elementi a partire dai quali è estrapolata. Se uno di questi elementi è “troppo diverso” dagli altri, la media non restituisce una adeguata immagine dell’insieme. E’ proprio quello che è accaduto: a scendere sono stati soprattutto i beni energetici e, in misura minore, quelli alimentari.

La questione della ponderazione. Ad aggravare l’elemento “media” vi è la questione dei pesi. Non tutti i beni pesano, all’interno del paniere, allo stesso modo, dunque a qualche bene viene assegnato un valore inferiore a uno e ad altri un valore superiore a uno. Guarda caso, i beni energetici – che spingono la media verso il basso – godono di un peso maggiore.

La questione del “rimbalzo”. I beni energetici pesano molto sul paniere e sono caratterizzati da un calo dei prezzi. Questa contrazione, però, ha poche cause economiche e molte cause politiche. L’anno scorso, infatti, il petrolio e in generale l’energia hanno subito un aumento di prezzo per via di alcune emergenze geo-politiche. Alcune di queste sono rientrate, quindi è normale che il costo dei beni abbia subito un effetto rimbalzo, in grado dunque di incidere sul calcolo dell’indice dei prezzi.

La questione tecnica

Si parla di deflazione quando vi è un calo generale dei prezzi. Come dimostrato nei paragrafi precedenti, non siamo di fronte a un calo generalizzato ma piuttosto di una contrazione riferita ad alcuni beni specifici. Questo però non vuol dire che non sia altrettanto dannosa. Se i prezzi degli alimentari scendono, a soffrire è tutto il comparto e quindi tutti i lavori connessi a quel segmento. Insomma, il dato dell’Istat non va preso comunque sottogamba.

La questione pratica

In televisione e nei giornali si parla della deflazione come una catastrofe. In effetti lo è: se i prezzi vengono “visti” in discesa, i consumatori ritardano l’acquisto e questo compromette gli utili delle imprese. Inoltre, se la concorrenza si gioca sui prezzi sempre più bassi, i datori di lavoro sono costretti a contrarre i costi, tagliando sul personale, sulla ricerca, sugli stipendi. In alcuni casi, però, la deflazione può avere degli effetti positivi. A questa, infatti, è generalmente associato il rafforzamento della moneta, e ciò rende più facile importare materie prime. Un vantaggio, senza dubbio, ma con effetti collaterali enormi.