Istat: la disoccupazione scende, ma non è tutto oro quello che luccica

Le buone notizie si sprecano sul fronte lavoro. O almeno è quello che suggerisce l’Istat, che ha rivelato un miglioramento di quasi tutti i parametri. Scende la disoccupazione generale, quella giovanile, persino quella delle donne (fanalino di code di tutte le classifiche insieme ai giovani). Eppure, forse, non c’è da essere entusiasti. I dati vanno in quadrati nel contesto generale, confrontati con quelli degli altri paesi e messi in relazione gli ingenti investimenti del Governo. Il riferimento è al Job Act, il cui sistema di incentivi ha richiesto uno sforzo non indifferente in termini di risorse economiche.

La disoccupazione scende

Disoccupati in calo: i numeri

Cosa ha rilevato l’Istat? E’ stato analizzato il periodo marzo 2016 e messo in relazione allo stesso mese dell’anno precedente. Su queste basi, l’istituto segnala un calo di 0,3 punti percentuali del tasso di disoccupazione. Il numero dei senza lavoro è sceso del 2,1% per gli uomini e del 2,2% per le donne (63.000 unità, in termini assoluti). Il tasso generale è all’11,4%, il più basso dal 2012.

L’aspetto più positivo, però, riguarda la questione degli inattivi. Molto spesso, i miglioramenti del tasso di disoccupazione si sono accompagnati a un aumento degli inattivi. E’ ovvio: se più individui escono dal mercato del lavoro, le percentuali scendono di conseguenza.

Gli inattivi a marzo 2016 sono scesi in un anno del 5,4% e dell’1,5% sul mese precedente. Numeri, questi, che testimoniano una crescita della fiducia: le persone escono dalla zona d’ombra e si rimettono in gioco.

Italia disoccupazione in calo: le reazioni

Come ha reagito il mondo politico e delle istituzioni alle notizie dell’Istat? Per adesso si segnala il grande entusiasmo di Renzi, che ha dichiarato nel solito tweet da dare in pasto alla stampa: “I dati del lavoro? Dimostrano che il Jobs Act funziona: “L’Italia riparte grazie alle riforme e all’energia di lavoratori e imprenditori”.

Propri il Job Act è al centro delle polemiche. Numeri alla mano, confrontando l’investimento – principalmente in detassazione – con i risultati i conti tornano poco. O meglio, sanciscono un piccolo fallimento.

E’ questa la tesi delle opposizioni e in particolare della sinistra, più o meno dichiarata, rappresentata dalla Cgil. In particolare Susanna Camusso ha manifestato grande scetticismo nei confronti dei risultato, bollandoli come inconsistenti e troppo scarni. “E’ stancante ed inutile commentare questo tipo di numeri. Sembra una gara a commentare prefissi telefonici senza invece misurarsi con il fatto che non sta cambiando nulla di strutturale”. Parole, queste, pronunciate a margine dell’assemblea Flai-Cgil, che ha fornito l’occasione per chiedere al Governo investimenti pubblici, a dire dei sindacalisti quasi assenti.