Istat, italiani sempre più formiche risparmiatrici: i dati

Sarà la paura del futuro, sarà la crisi economica che ha scombussolato il modo di vivere quotidiano, fatto sta che gli italiani sono sempre più risparmiatori e sempre meno spregiudicati nei loro acquisti. Anzi, preferiscono rimandarli in futuro. Per poi, il più delle volte, rinunciarci anche. A dipingere questo triste quadro è l’Istat, con i suoi dati diramati oggi sulla propensione al risparmio delle famiglie consumatrici. E così, secondo l’Istat, gli italiani metaforicamente somigliano sempre più a formiche risparmiatrici anziché a cicale scialacquatrici. Vediamo i dati nel dettaglio.

Secondo Istat non basta innalzamento potere d’acquisto

Risparmio a lungo termine per i figli. Credits: tanaymondal, flickr

Secondo l’Istat, questi dati cozzano con quelli relativi all’incremento del potere d’acquisto, che segna un +2,9% nel secondo trimestre del 2016. Infatti, malgrado ciò, i consumi dei cittadini restano al palo e una spiegazione comunque c’è: è in continuo calo la fiducia dei consumatori, con le famiglie che preferiscono rimandare come detto gli acquisti, preferendo accantonare dei risparmi da sfruttare eventualmente in futuro. Ma, come spesso poi accade, tali risparmi vengono poi sfruttati per altro: pagare debiti accumulati, fare fronte alle bollette, affrontare le spese scolastiche e/o universitarie dei propri figli, costi improvvisi. Annullando così anche quei residui propositi di spesa per beni cosiddetti secondari.

Dati Istat, dal Governo nessun sollecito ad acquisti

Per effetto di ciò, la propensione al risparmio è cresciuta così dell’1,4% su base annua. E non è certo una buona notizia per la nostra economia italiana. Infatti, a fronte della crescita del reddito disponibile e, come detto, del potere d’acquisto, i consumi non ripartono come dovrebbero. Ma ci sono anche delle responsabilità politiche. Infatti, il Governo in carica non attua delle politiche atte a sollecitare la domanda interna. Anzi, con alcune scelte tende perfino a peggiorare la situazione. Si pensi all’Iva sui beni di consumo, ormai giunta al 23%. Il che non fa che aggravare la situazione, giacché l’Iva, ovviamente, fa aumentare il prezzo finale dei beni. Un immobilismo, e peggio ancora, provvedimenti discutibili, che, se perpetuati, non avranno altro effetto che far crescere la propensione al risparmio degli italiani. Con un’economia nazionale che continuerà a ristagnare. Speriamo che questo richiamo dell’Istat abbia l’effetto di un sasso in uno stagno. Tanto per restare in tema.