Istat fotografa Italia in ginocchio: c’è futuro per il nostro Paese?

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Le chiacchiere, quando c’è di mezzo la politica, raramente stanno a zero. Quando però a contrastare le ottimistiche interpretazioni di questo o di quel leader intervengono i numeri, allora le parole cedono il posto ai fatti nudi e crudi. E fatti nudi e crudi ha presentato, ancora una volta, l’Istat nel suo consueto rapporto annuale.

Che Italia ha fotografato l’Istat? Un’Italia che è uscita finalmente dalla crisi? Assolutamente no. Il ritratto è di un paese in ginocchio, in cui i problemi derivati dal periodo storico si stanno trasformando in distorsioni strutturali. Un paese il cui presente è duro e il cui futuro è nella migliore delle ipotesi pieno di incognite.

Ricapitolando, i problemi sono: disoccupazione alta, distribuzione del reddito tra le più squilibrate d’Europa, aumento dell’emigrazione (soprattutto giovanile), alto numero di famiglie povere, fino ad arrivare a un’evidenza molto spiacevole ma che dà la vera cifra del declino: l’ulteriore decremento delle nascite.

I numeri parlano chiaro. I disoccupati, ad esempio, sono 6,3 milioni e non accennano a diminuire. I poverissimi, chiamati dagli analisti dell’Istat “persone in uno stato di grave deprivazione”, sono 7 milioni, l’8% della popolazione. Certo, un anno fa erano un milione in più, ma con questo ritmo la famosa luce in fondo al tunnel può considerarsi lontanissima.

Molto grave, ma significativa, è la situazione dei giovani. Ormai il tasso di disoccupazione della fascia 16-24 anni non fa più scalpore. A fare scalpore dovrebbe essere, però, il dato sui giovani fuggiti dall’Italia: 68mila in un anno, il 36% rispetto al 2011. Si tratta del dato peggiore da venti anni a questa parte. In estrema sintesi, stiamo rischiando di perdere un’intera generazione. Questa affermazione è tanto più vero quanto si considera che, negli ultimi cinque anni, i giovani emigrati sono stati 94mila (di cui il 10% laureati). Un dato a supporto di questa evidenza riguarda, invece, gli immigrati. Le entrate nell’ultimo anno sono state 323mila, il 27% in meno rispetto al 2007. Il Bel Paese è un luogo sempre meno desiderabile e, quando lo è, spesso funge da semplice Stato di passaggio (le mete più gettonate in Europa sono Germania, Regno Unito e Svizzera).

Interessante l’analisi dell’Istat circa le disuguaglianze. In Italia, il divario tra ricchi e poveri è altissimo. Il reddito è mal distribuito. Il tutto a fronte di politiche di distribuzione che non fanno sfigurare il Bel Paese nel confronto con i paesi scandinavi (leader in questo campo). Il succo del discorso è: nonostante la pesante mano pubblica, le disuguaglianze rimangono colossali. Come è possibile? A incidere è, ovviamente, l’alto tasso di disoccupazione e le distorsioni nel mondo del lavoro: svalutare se stessi pur di lavorare è un’alternativa che troppi adottano (ovviamente per necessità).

Un’altra piaga, sebbene meno sentito nel breve termine, riguarda il calo delle nascite. Con una media 1,41 figli per donna, l’Italia è uno dei paesi meno fecondi. Non è difficile immaginare che la crisi abbia inciso anche su questo aspetto. Le nascite nel 2013 sono 515mila, 12mila in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta del peggior risultato dal 1995 a questa parte.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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