Istat: disoccupazione ai minimi da tre anni ma Pil rallenta

La disoccupazione italiana cala ai minimi da tre anni, ma diminuiscono gli occupati e cresce il numero degli inattivi. Inoltre rallenta la crescita, tanto che la previsione del governo di un aumento del Pil dello 0,9% nel 2015 si allontana. Questo in sintesi quanto hanno rivelato gli ultimi dati dell’Istat.

I numeri del lavoro in Italia

Il tasso di disoccupazione si ferma all’11,5%. La stima dei disoccupati nel corso del mese di ottobre scende dello 0,5% (-13 mila unità); la diminuzione si registra soprattutto tra le donne e tra la popolazione di età superiore a 34 anni. Rispetto all’anno scorso il tasso di disoccupazione è calato di 1,4 punti percentuali (-410 mila persone in cerca di lavoro).
L’Istituto di Statistica prende poi in considerazione il numero degli occupati. Dopo l’aumento registrato tra giugno e agosto (+0,5%) e la flessione di settembre (-0,2%), a ottobre la stima degli occupati cala ancora dello 0,2% (-39 mila). Il calo è dato soprattutto dagli indipendenti mentre i dipendenti restano sostanzialmente invariati. Il tasso di occupazione scende di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Sui 12 mesi l’occupazione aumenta dello 0,3% (+75 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,4 punti percentuali.
Capitolo inattivi. Dopo l’incremento di settembre (+0,5%), il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta ad ottobre dello 0,2% (+32 mila persone inattive). Scende il numero di inattivi maschi e di età inferiore a 50 anni. Il tasso di inattività, è pari al 36,2%, in crescita di 0,1 punti percentuali. Rispetto a 12 mesi fa, l’inattività è aumentata dell’1,4% (+196 mila persone inattive) e il tasso di inattività di 0,6 punti percentuali.
Rispetto al trimestre precedente, nel periodo agosto-ottobre 2015 la stima dei disoccupati cala di 142 mila, a fronte di un aumento degli occupati (+32 mila) e degli inattivi (+66 mila).

Prodotto interno lordo aumenta dello 0,2%

Nel terzo trimestre di quest’anno il PIL, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010 e destagionalizzato, è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al terzo trimestre del 2014. La stima preliminare dell’Istat diffusa lo scorso 13 novembre aveva rilevato la medesima variazione congiunturale e una crescita tendenziale dello 0,9%.
La variazione acquisita per il 2015 è pari a +0,6%.
Rispetto al secondo trimestre 2015, “per i principali aggregati della domanda interna sono stati registrati andamenti divergenti: i consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,4%, mentre gli investimenti fissi lordi hanno segnato una flessione dello 0,4%. Riguardo alle componenti estere, le importazioni sono aumentate dello 0,5% e le esportazioni sono diminuite dello 0,8%”.
La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per +0,2 punti percentuali all’aumento del PIL (+0,2 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private, +0,1 la spesa della Pubblica Amministrazione e -0,1 gli investimenti fissi lordi).
Si rilevano trend congiunturali positivi per il valore aggiunto di tutti i principali comparti, con aumenti di 2,3% nell’agricoltura, 0,3% nell’industria e 0,1% nei servizi. Si segnalano variazioni positive del valore aggiunto anche in termini tendenziali: 3,7% nell’agricoltura, 0,9% nell’industria e 0,5% nei servizi.

Reazioni politiche

Complessivamente, finora, l’Italia ha registrato un incremento che non va oltre lo 0,6% per il 2015. C’è quindi ancora molta strada da fare per centrare il target indicato dal Governo e un solo trimestre per recuperare il rallentamento. Nonostante questo, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, commentando i dati, si è sbilanciato sul risultato finale della crescita 2015: «Secondo me chiudiamo allo 0,8 anche se il Mef sostiene che comunque sarà lo 0,9». Anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, invita all’ottimismo: «Sono venuti meno alcuni motori dei paesi emergenti», ad esempio il Brasile che segna una contrazione dell’ 1,7% nel terzo trimestre, ma la fiducia deve prevalere sulla paura.