Istat: il 28,7% degli italiani a rischio povertà

Il rapporto dell’Istat sulle condizioni di vita e di reddito degli italiani sfortunatamente non racconta nulla di buono. Il divario tra le famiglie più ricche e le meno abbienti si allarga sempre più, i dati sono molto chiari: un italiano su quattro (il 28,7% ovvero più di 17,4 milioni) lo scorso anno ha vissuto sfiorando il limite della povertà, sono soprattutto le famiglie con figli ad essere penalizzate dalla crisi del mercato del lavoro e dalla pressione fiscale sempre più imponente.

Il 39,9% dei nuclei famigliari ha dichiarato di non poter sostenere una spesa imprevista di 800 euro, mentre il 14,9% ha avuto arretrati nel pagamento di bollette, affitti o mutui. Le percentuali aumento per le famiglie con almeno tre figli: 52,8% non possono sostenere una spesa imprevista ed il 30,4% è in arretrato con le bollette.

istat

In calo il reddito medio

In Italia il reddito medio è di 29.472 euro, tornato stabile nel 2014 dopo una discesa in atto dal 2009 che ha comportato una riduzione del potere d’acquisto del 12%. Questo stesso arco di tempo ha segnato però anche un aumento della distanza tra il ceto ricco che percepisce il 37,3% del reddito equivalente totale, contro il 7,7% del ceto più povero, ma le famiglie del Sud vivono la condizione peggiore con un reddito medio annuo al di sotto dei 20 mila euro.

Aumenta la diseguaglianza al Sud

I dati dell’Istat mettono in luce un altro fattore critico: è aumentata la diseguaglianza tra la regioni del Sud e quelle del resto della penisola. L’esclusione sociale o il rischio povertà nel Sud e nelle Isole è pari al 46,4% contro il 24% del Centro ed il 17,4% del Nord, tali livelli superano di gran lunga la media nazionale in tutte le regioni meridionali, i risultati nell’ordine sono stati: Sicilia con il 55,4%, Puglia 47,8% e Campania 46,1%.

In Sicilia quattro persone su dieci sono a rischio povertà e tre su dieci in Calabria, Campania, Puglia e Basilicata, inoltre la Sicilia è risultata essere la regione con la più bassa densità lavorativa.

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