ISM non manifatturiero in calo ma stabile

L’Institute for Supply Management, venerdì 3 ottobre, ha aggiornato il suo Non-Manifacturing Index per il mese di settembre. Lo studio ha rilevato una flessione, seppur minima, a 58,6 rispetto al più incoraggiante dato del mese precedente (59,6).

Questo sottolinea come l’attività non manifatturiera negli Stati Uniti rimanga solida, nonostante la possibilità per il periodo a venire di un intervento mirato a stabilizzare maggiormente le capacità di business delle aziende.

Per alcuni dei lettori può risultare nuova la nozione dell’ISM index, essendo questa un’indagine che viene condotta da relativamente poco tempo e che ha iniziato ad assumere un ruolo d’importanza tra gli altri, più noti, indicatori statistici solo recentemente. Dunque prima di addentrarsi in ulteriori commenti sul dato, urge chiarire cosa sia l’ISM non manifatturiero e per quale motivo questo dovrebbe risultare interessante agli occhi dell’investitore.

L’ISM non manifatturiero è un indice ponderato sull’analisi di più di 400 imprese divise entro i 60 settori di produzione degli Stati Uniti. Monitorando l’ISM non manifatturiero, gli investitori sono in grado di comprendere meglio le condizioni economiche nazionali. Nel rapporto dell’ISM, esistono altri importanti sottoindici. Quelli che vengono seguiti con più attenzione poiché forniscono importanti segnali sulle condizioni dell’economia sono l’indice di business activity, quello dei prezzi pagati e quello dell’occupazione. Quando questo indice aumenta gli investitori possono assumere che di pari passo i mercati finanziari subiranno un rialzo riveniente dall’aumento dei profitti aziendali. L’opposto può essere pensato dei mercati obbligazionari che possono subire un ribasso all’aumento dell’indice ISM non manifatturiero, a causa della sensibilità alla potenziale inflazione. L’ISM non manifatturiero seppur di meno rispetto al suo omologo (IMS manifatturiero), è considerato un buon indicatore in parte grazie all’elaborazione dei suoi dati che vengono destagionalizzati per molti dei suoi componenti.

Dunque per quanto il dato di settembre possa indurre a pensare la contrazione del settore non manifatturiero, la flessione appare più che fisiologica se rapportata con i dati dei mesi precedenti. L’ISM ha commentato successivamente alla pubblicazione dei dati: “I risultati indicano come le imprese sembrano stabilizzarsi; vi è un leggero rallentamento rispetto agli ultimi mesi di forte crescita. Tuttavia il responso sule condizione del lavoro e la generale direzione dell’economia, rimane ottimista.” Dalla primavera di quest’anno ad oggi si è infatti assistito a una forte crescita dell’indice e la sua flessione nell’ultimo periodo segna un processo di stabilizzazione e non di decrescita.

Nonostante il calo del business activity, scesa a 62,9 dopo il balzo a 65,0 nel mese di agosto, ciò che mantiene solido l’outlook dell’indice ISM è l’occupazione, incrementata a 58,7 da 57,1; dato, questo, andato ben oltre le aspettative.L’indice di occupazione nel settore non manifatturiero si allinea inoltre con le più recenti stime compiute sulla fascia più ampia del mercato del lavoro statunitense. Il Bureau of Labor Statistic ha infatti riferito l’assunzione di 248 mila nuovi lavoratori nel settore non agricolo mentre il tasso di disoccupazione è arretrato al 5,9%.

In definitiva quindi questi dati rimangono utili per una valutazione macroeconomica del mercato, per definire i sentimenti di questo e meglio direzionare le proprie scelte nella ricerca di profitto. Non va dimenticato tuttavia, data la recente creazione di questo indice, come esso rappresenti una fonte parziale e non consultabile in maniera esclusiva. È necessario, al fine di maggiore completezza, che il materiale venga integrato con ulteriori dati statistici di uguale o maggiore importanza.