ISEE 2016 e Pensione di Reversibilità : novità e chiarimenti

Con la riforma dell’indicatore ISEE 2016 cambiano le fasce di reddito che consentono l’accesso ad alcune prestazioni assistenziali garantite dallo Stato centrale. La preoccupazione di molti è che questa modifica vada a intaccare però anche il diritto alla pensione di reversibilità. Cerchiamo di capire realmente qual è la situazione attuale.

ISEE
ISEE 2016, l’indicatore della situazione economica equivalente

Il Piano Povertà

Con il disegno di legge delega “Contrasto alla povertà” , il Governo mira a mettere la parola fine alle prestazioni pubbliche che si muovono solo in direzione di un’assistenza economica e dare, al contrario, nuova linfa a quelle politiche che facilitino l’ingresso nel mondo del lavoro e che garantiscano un sostegno al reddito per le persone in comprovato stato di grave indigenza. Si tratta quindi di un provvedimento che mette al centro dell’attenzione il contrasto alla povertà, il riordino delle prestazioni assistenziali e previdenziali, il sistema degli interventi e dei servizi sociali nel suo complesso.
Nei piani governativi c’è il riordino dell’ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, ovvero lo strumento che consente di valutare la condizione economico-patrimoniale di tutti i contribuenti. D’ora in avanti il sistema delle prestazioni sociali si baserà infatti sul principio dell’universalismo selettivo, fondato proprio sui valori ISEE. Le polemiche nascono dal fatto che verrebbero incluse nel computo anche la prima casa, il patrimonio mobiliare e immobiliare di tutta la famiglia, nonché i conti correnti bancari e postali di tutti i membri del nucleo familiare.

Da più parti si sono levate grida di allarme in quanto potrebbero essere a rischio diverse prestazioni sociali. Tra le altre citiamo gli assegni sociali, le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali, le pensioni indirette, l’assegno familiare e, non ultime, le pensioni di reversibilità. In quest’ultimo caso, infatti, l’assegno ai superstiti non sarebbe più considerato quale prestazione previdenziale, bensì come prestazione assistenziale.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze Piercarlo Padoan ha preso la parola qualche giorno fa per rassicurare i cittadini e ha sottolineato come i trattamenti pensionistici già in essere non verranno modificati. La riforma avrà quindi effetto solo sulle prestazioni previdenziali che verranno concesse ed erogate dopo l’entrata in vigore della legge.

Pensione di reversibilità

Al momento, la pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale e non assistenziale. Vediamo quindi la differenza tra previdenza ed assistenza. La legge italiana considera le prestazioni previdenziali quali diritti inalienabili; la pensione di reversibilità rientra a tutti gli effetti nel novero di questi diritti. Qualora, invece, essa venisse collegata all’indicatore ISEE ricadrebbe a far parte della categoria delle prestazioni assistenziali, non considerate quali diritti inalienabili.

La pensione di reversibilità consta di un assegno corrisposto ai parenti di un assicurato deceduto, i cosiddetti superstiti. Hanno quindi diritto alla reversibilità il coniuge (anche se separato o divorziato, se già titolare di un assegno di mantenimento); i figli (se sono minorenni, oppure se sono studenti tra i 18 e i 26 anni d’età a carico fiscale del congiunto, o ancora se sono inabili); i nipoti minori (anche se non legalmente affidati) se erano a carico fiscale degli ascendenti (nonno o nonna) alla data del loro decesso; in assenza dei soggetti suddetti, la pensione ai superstiti viene corrisposta ai fratelli celibi o inabili ed alle sorelle nubili o inabili, a carico fiscale della persona defunta, sempre che non siano già titolari di un trattamento previdenziale; oppure, infine, ai genitori del defunto.

L’ammontare della pensione di reversibilità viene determinato sulla base della contribuzione dell’assicurato deceduto. La legge prevede che al coniuge senza figli spetta il 60%, al consorte con un solo figlio l’80%, mentre al coniuge con 2 o più figli spetta il 100%; all’unico figlio spetta il 70%, ai due figli l’80%, ai tre o più figli il 100%; al fratello/sorella va il 15%, in presenza di due fratelli/sorelle spetta loro il 30%, in caso di tre fratelli/sorelle il 45%; infine, al genitore spetta il 15%, ai due genitori il 30%.
Secondo quanto stabilito dalla riforma Dini del 1995 l’importo della pensione di reversibilità viene tagliato del 25% se il reddito eccede di tre volte il trattamento minimo annuo, del 40% se il reddito è maggiore di quattro volte il trattamento minimo, e del 50% se il reddito è superiore a cinque volte lo stesso trattamento minimo annuo.
Ai fini del computo del reddito per l’ottenimento della prestazione previdenziale ai superstiti, non rientrano l’ammontare stesso della pensione di reversibilità; il reddito proveniente dalla casa di abitazione e relative pertinenze; le competenze soggette a tassazione separata; i trattamenti di fine rapporto (TFR), l’assegno al nucleo familiare e l’assegno sociale; le pensioni di guerra e le prestazioni assistenziali concesse ad invalidi civili, ciechi civili e sordomuti; l’indennità di accompagnamento e le rendite INAIL; nonché gli interessi provenienti da BOT, BTP e di tutti gli altri titoli di Stato.

Isee 2016

Il modello ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), in parole semplici, misura la ricchezza di un nucleo familiare. Prende, infatti, in considerazione il reddito, il patrimonio mobiliare ed immobiliare, la composizione dell’intera famiglia. La presentazione della dichiarazione ISEE è obbligatoria per fare richiesta di qualunque tipo di agevolazione o di sussidio forniti dall’amministrazione pubblica.

Per il 2016 saranno utilizzabili i seguenti tipi di modelli di dichiarazione ISEE:

  • Dsu Mini/ISEE ordinario – ovvero il modulo studiato per il nucleo familiare standard, che permette di determinare l’indicatore valevole per la concessione di quasi tutte le prestazioni sociali agevolate;

  • ISEE sociosanitario – ovvero il modulo da presentare solo se si fa richiesta di prestazioni di carattere sociale e/o sanitario (es. ricovero in strutture ad hoc, assistenza domiciliare, bonus per acquisti di apparecchiature medicali, etc.); questo modello si può ottenere esclusivamente in presenza di soggetti disabili nel nucleo familiare;

  • ISEE minorenni – ossia il modulo che può essere richiesto dal nucleo familiare composto da un solo genitore e da un figlio minorenne;

  • ISEE corrente – ovvero il modulo che prende in considerazione i redditi percepiti solo nel corso dell’ultimo anno;

  • ISEE università – ossia il modulo usato dagli studenti universitari che fanno richiesta di prestazioni di diritto allo studio; il giovane viene reputato quale parte integrante del nucleo familiare anche se non convivente (prendiamo il caso degli studenti fuori sede), sempre che non dimostri la propria indipendenza economica;

  • ISEE integrativo – ovvero il modulo presentato in caso di variazioni occorse dopo la presentazione dei dati all’Agenzia delle Entrate o all’INPS.

Come abbassare la propria soglia ISEE

Esistono alcune modalità con le quali è possibile abbassare il proprio indicatore ISEE. Vediamone alcuni.
Come prima cosa parliamo degli stati di famiglia distinti. Ipotizziamo uno stato di convivenza con dei soggetti con i quali non si hanno vincoli di parentela: essendo semplici coinquilini, si possono richiedere due stati di famiglia separati. In questo modo, i redditi del coinquilino non entrano a far parte del reddito complessivo del nucleo familiare e di conseguenza non fanno crescere l’indicatore. Eccezione alla regola: qualora il coinquilino fosse nullatenente (ovvero senza reddito o senza patrimoni mobiliari o immobiliari) sarebbe un vantaggio inserirlo nello stato familiare in quanto abbasserebbe il valore dell’ISEE.

Passiamo ora a prendere in considerazione gli immobili di proprietà, che devono tutti esser tassativamente dichiarati nell’ISEE, anche nel caso non producano alcun reddito. Parliamo sia degli immobili collocati sul territorio nazionale che all’estero, per i quali viene preso in considerazione il valore catastale e la relativa classe di appartenenza. L’unico modo legale per non doverli inserire nella dichiarazione ISEE è quello di venderli, visto che non producono alcun ricavo, o cedere la nuda proprietà con il beneficio di usufrutto. La nuda proprietà non deve infatti esser dichiarata ai fini ISEE. Le case e i terreni, in questo caso, dovranno essere dichiarati dagli usufruttuari; tuttavia, se questi ultimi sono conviventi legati da vincoli di parentela, la situazione generale non cambia.

Vediamo, infine, come comportarsi con i risparmi. I conti correnti, i conti di deposito, i libretti postali, le carte di credito (anche le prepagate e quelle dotate di IBAN), le carte di debito, i titoli di Stato, le azioni, le obbligazioni, le partecipazioni, sono tutte forme di risparmio ed investimento che rientrano nel patrimonio mobiliare e che, quindi, devono essere dichiarate nel modello ISEE. Sono esclusi solo gli accantonamenti a favore dei trattamenti di fine rapporto (TFR) e dei fondi di previdenza complementare. Per quanto attiene ai conti correnti, ai conti deposito, ai libretti e alle carte di credito viene presa in considerazione la giacenza media. Non esiste alcuna modalità per modificare questo valore e trarre in inganno l’Agenzia delle Entrate. Non è chiaro invece come venga considerato un conto online aperto con un intermediario finanziario estero. L’esempio classico è dato dal conto Paypal: si sa che deve essere segnalato nel modello ISEE ma non si sa ancora come e cosa effettivamente dichiarare (in altre parole, saldo o giacenza media). Si attendono ragguagli.