IRES 2017: aliquota, calcolo e istruzioni

mese delle tasse

Rientrati dalle vacanze, si è alle prese con il ritorno alla routine quotidiana e al pagamento delle imposte. A novembre, precisamente entro il giorno 30, ad esempio, tocca all’IRES 2017. Acronimo di imposta sul reddito delle società, che ha sostituito l’Irpeg (imposta sul reddito delle persone giuridiche).

Tale tributo viene calcolato in base a quanto risulta dal bilancio delle società, per tanto, sul reddito prodotto dalle società e dagli enti; con un’aliquota proporzionale al reddito stabilita al 27,50%. L’IRES viene quindi calcolata in base a quanto si dichiara sui redditi e viene pagata in 2 acconti: il primo entro il 16 giugno ed il secondo, come detto, entro il 30 novembre di ogni anno.

Mediante Legge di Stabilità 2016 l’aliquota IRES 2017 è stata abbassata dal 27,50% al 24% per il periodo d’imposta 2017. Tale imposta fa riferimento al D.P.R. 917/1986, vale a dire il T.U.I.R. (acronimo di Testo unico delle imposte sui redditi). Vediamo di seguito tutto quanto concerne IRES 2017: chi deve pagarla, il calcolo dell’aliquota, il metodo di calcolo IRES e i principi applicativi previsti dalla legge.

Sommario

IRES 2017, un po’ di storia

L’Imposta sul reddito delle società – meglio conosciuta con l’acronimo IRES – è stata istituita nel 2003 per volere dell’allora Governo Berlusconi II, come approdo alla riforma fiscale iniziata nello stesso anno. L’obiettivo della riforma era quello di rendere il sistema fiscale italiano alla pari di quello degli altri Stati membri dell’Unione europea. Il sistema fiscale di codesti Paesi viene infatti considerato più efficiente e moderno di quello italiano. Considerato lento e farraginoso. Ma, soprattutto, molto più opprimente dei restanti Paesi europei malgrado la sua efficienza. IRES è stata istituita tramite decreto legislativo n. 344/2003, avendo decorrenza dal primo gennaio dell’anno successivo, sostituendo la già presente Irpeg.

Per poter essere soggetti ad IRES, come recita l’art. 72 del Tuir, occorre essere “in possesso dei redditi in denaro o in natura rientranti nelle categorie indicate nell’articolo 6”. Tale articolo è a sua volta composto da tre commi classificanti i redditi in questo modo:

  • redditi fondiari
  • redditi di capitale
  • redditi di lavoro dipendente
  • redditi di lavoro autonomo
  • redditi di impresa
  • redditi diversi.

Vale la pena ricordare che secondo le disposizioni in materia:

i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche in conseguenza di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite – anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte – costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti. Gli interessi moratori e gli interessi per dilazione di pagamento rientrano anch’essi come redditi della stessa categoria di quelli da cui derivano i crediti su cui tali interessi sono maturati. I redditi delle società in nome collettivo e in accomandita semplice, da qualsiasi fonte provengano e quale che sia l’oggetto sociale, sono considerati redditi di impresa e sono determinati unitariamente secondo le norme relative a tali redditi”.

Cosa significa tutto ciò? Il reddito, a prescindere dalla sua natura e fonte, viene sempre considerato una acquisizione di ricchezza. Sebbene venga determinato in base ai diversi tipi di soggetti passivi. Pertanto, esistono diverse normative per le società commerciali, gli enti non commerciali ma hanno comunque come oggetto esclusivo o principale una attività commerciale, e per le società ed enti non residenti.

Qual è l’aliquota IRES 2017

La natura dell’IRES è di tipo periodico ed il periodo d’imposta è determinato dall’esercizio, dal periodo nel quale si gestisce la società o dall’ente determinato dalla legge o dall’atto costitutivo. Sempre il TUIR stabilisce che se la durata dell’esercizio o periodo di gestione non è espressamente determinata dalla legge o dall’atto costitutivo della stessa società, o corrisponde a due o più anni, il periodo di imposta preso in considerazione è l’anno solare. L’imposta sul reddito delle società ha un’aliquota di tipo proporzionale e non progressivo come invece avviene per l’Irpef. La quale è fissata dal 2008 al 27,5%, sostituendo la precedente al 33.

Chi deve pagare IRES 2017

Ecco chi è tenuto al pagamento di IRES 2017, in base a quanto stabilito sempre dal TUIR:

  1. le società per azioni e in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata, le società cooperative e le società di mutua assicurazione, le società e le cooperative europee sottoposte a regolamento CE ma residenti nel territorio dello Stato
  2. gli enti pubblici e privati che non abbiano forma di società, i trust, residenti in Italia che abbiano come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività di tipo commerciale
  3. gli enti pubblici e privati diversi dalle società; i trust che, a differenza dei precedenti, non abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale; gli organismi di investimento collettivo del risparmio residenti in Italia
  4. società ed enti di qualsiasi natura, compresi i trust, con o senza personalità giuridica, che non siano residenti in Italia.

Il TUIR specifica che per enti diversi dalle società si intendono le persone giuridiche, le associazioni non riconosciute, i consorzi e le altre organizzazioni non appartenenti ad altri soggetti passivi. Così come le società e le associazioni indicate nell’articolo 5. Qualora i beneficiari del trust vengano individuati, i redditi sono imputati sempre e comunque ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nel suo atto di costituzione o tramite altri documenti successivi.

Di contro, sono escluse da IRES le società di persone e quelle ad esse assimilate, le quali invece sono soggette ad Irpef quando vengono distribuiti ai singoli soci.

Occorre poi chiarire quale sia il significato di residenza che di oggetto dell’attività per rientrare nella imposizione dell’IRES 2017.

Residenza

Il TUIR recita che si considerano residenti in Italia le società e gli enti che buona parte del periodo di imposta abbiano la propria sede legale, quella dell’amministrazione o l’oggetto principale della loro attività, in Italia. Sono considerati residenti in Italia anche gli organismi di investimento collettivo del risparmio istituiti nel nostro Paese, nonché i trust e gli istituti della stessa natura istituiti in Stati o territori diversi da quello italiano, ma con uno dei disponenti ed uno dei beneficiari del trust fiscalmente residenti nel territorio italiano. Vengono considerati fiscalmente residenti in Italia anche i trust istituiti in uno Stato diverso, ma con un soggetto residente nel territorio dello Stato che abbiano effettuato in suo favore un trasferimento di proprietà di beni immobili, la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, nonché vincoli di destinazione sugli stessi.

L’oggetto dell’attività

Per esso invece si intende l’attività che viene perseguita allo scopo di realizzare in maniera diretta gli scopi primari indicati dalla legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto della società. E, in mancanza di essi, viene determinato sulla base all’attività effettivamente esercitata nel territorio italiano. E ciò vale in ogni caso pure agli enti non residenti. Per quanto concerne il concetto di commercialità, esso presuppone che il destinatario di imposizione IRES abbia come oggetto esclusivo o principale, l’esercizio di attività commerciali. E ciò vuol dire che tali attività producano reddito.

Chi non deve pagare IRES

Ecco invece quanti non sono tenuti al pagamento IRES:

  • tutti gli organi e le amministrazioni dello Stato
  • le società di persone e quelle ad esse assimilate, i cui redditi sono assoggettati ad Irpef una volta distribuiti ai singoli soci.

Come si determina la base imponibile IRES 2017

Il TUIR non dà una precisa definizione di base imponibile, ma rinvia per essa alle singole categorie a cui appartengono i soggetti tassati. Viene comunque stabilito che IRES 2017 si applica sul reddito complessivo netto, il quale viene determinato in base alle disposizioni per le società e gli enti commerciali e non commerciali ove previsto, e per le società e gli enti non residenti. Pertanto, la base imponibile su cui calcolare IRES 2017 varia per tutti i seguenti soggetti:

Società ed enti commerciali residenti, non residenti, non commerciali ed imprese marittime: la Tonnage tax. Quest’ultima funziona così:

  • Il reddito viene determinato a forfait e si riferisce alle navi che esercitano le attività di trasporto merci, trasporto passeggeri, soccorso, rimorchio, realizzazione e posa in opera di impianti e altre attività di assistenza marittima, in alto mare. O comunque altri tipi di attività direttamente connesse o strumentali ad esse
  • sono iscritte al Registro internazionale
  • abbiano un peso maggiore delle 100 tonnellate di stazza netta
  • possono rientrarvi pure le società e gli enti non residenti in Italia, ma che abbiano una stabile organizzazione nel nostro Paese.

Come si calcola reddito complessivo per IRES 2017

Vediamo sempre cosa dice il TUIR in merito.

Enti commerciali e società di capitali residenti nel territorio italiano

In questo caso, a parlarne è l’articolo 83. Il reddito complessivo si determina sommando all’utile o alla perdita che risulta dal conto economico, riguardante l’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, le variazioni in aumento o in diminuzione in seguito all’applicazione dei criteri stabiliti nelle successive disposizioni. Tali variazioni sono determinate in base al principio di derivazione. Ciò significa che il reddito d’impresa non coincide in maniera perfetta con il risultato d’esercizio che scaturisce dal conto economico. Ciò in quanto l’utile o la perdita di bilancio fa da base di partenza per il calcolo del reddito d’impresa sul quale poi sarà determinata l’IRES da pagare.

Il TUIR disciplina altresì il trattamento fiscale delle perdite ed il riporto delle stesse agli esercizi successivi. Il decreto legge numero 111 del 2011, stabilisce che la perdita di un periodo d’imposta può essere portata in diminuzione del reddito dei periodi d’imposta successivi. Per un massimo dell’80% del reddito imponibile di ciascuno di essi, e per l’intero importo che può rientrare in tale ammontare. Con tale legge, pertanto, è venuto meno il precedente limite temporale stabilito in 5 anni concesso al fine di spalmare le perdite. Qualora le perdite scaturiscano nei primi tre periodi d’imposta dalla data di costituzione possono, essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi d’imposta successivi. Tuttavia, entro il limite del reddito imponibile di ciascuno di essi e per l’intero importo rientrante nel reddito imponibile di ciascuno di essi. Purché si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

Ancora, la perdita è ridotta dei proventi esenti dall’imposta che siano diversi da quelli di cui all’ articolo 87, per la loro parte che va oltre i componenti negativi non dedotti ai sensi dell’articolo 109, comma 5. Tale differenza potrà comunque essere computata in diminuzione del reddito complessivo in modo che l’imposta corrispondente al reddito imponibile risulti compensata da eventuali crediti di imposta, ritenute alla fonte a titolo di acconto, versamenti in acconto, e dalle eccedenze di cui all’articolo 80. viene anche disposta la deducibilità dal reddito IRES, dell’IRAP dovuta sul costo del lavoro e un decimo della parte IRAP riferita in maniera forfettaria all’imposta dovuta sulla quota imponibile degli oneri finanziari.

Enti non commerciali ed enti non residenti sul territorio italiano

Riguardo i primi, essi sono tenuti al pagamento di Ires 2017. Vengono considerati enti non commerciali partendo dal loro oggetto esclusivo o principale. Il quale viene determinato per legge, dall’atto costitutivo o dallo statuto, qualora esista, in versione di atto pubblico o scrittura privata. O in base all’attività effettivamente esercitata. Il reddito complessivo è costituito dai redditi fondiari, di capitale, di impresa e diversi. A prescindere da dove siano prodotti e dalla loro destinazione; escludendo quelli esentati dall’imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Non vi rientrano anche i redditi di lavoro, quello autonomo e quello dipendente.

Sempre il TUIR stabilisce che gli enti non commerciali in regime di contabilità semplificata hanno la facoltà di optare per la determinazione forfetaria del reddito d’impresa, applicando ai loro ricavi conseguiti il coefficiente di redditività corrispondente alla classe di appartenenza. Questa chance di fronte al fisco può essere rinnovata ogni anno, purché non vengano superati i limiti stabiliti.

Enti commerciali e non commerciali non residenti sul territorio italiano

Nel 2015 sono state introdotte varie novità per determinare il reddito delle società e degli enti non residenti. Innanzitutto, si stabilisce che il loro reddito complessivo è formato soltanto dai redditi prodotti nel territorio italiano, esclusi quelli esenti dall’imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Ci sono comunque tre casi specifici:

  1. società ed enti non residenti sul territorio italiano ma aventi in Italia comunque una stabile organizzazione
  2. che non hanno una stabile organizzazione in Italia
  3. enti non commerciali non residenti.

Per quanti hanno una stabile organizzazione in Italia, il reddito viene determinato in base agli utili o alle perdite riferibili alla stabile organizzazione, che vengono determinate dal bilancio d’esercizio redatto in base ai principi contabili nazionali, con le dovute suddette variazioni in aumento e diminuzione previste per l’IRES 2017 per i soggetti residenti. La ratio è che la stabile organizzazione viene considerata un’unità separata ed indipendente, che svolge le stesse attività della sede centrale. Per coloro che invece non hanno una stabile organizzazione sul territorio italiano, il reddito è determinato dalla somma dei redditi. Da esso si deducono gli oneri di cui all’art. 10 comma 1 lettere a) e g) previsti dal TUIR.

Per gli enti non residenti, il reddito complessivo è costituito dal solo reddito prodotto nel nostro Paese, escludendo i redditi esenti da quelli soggetti a ritenuta di imposta o trattenuta alla fonte, quelli assoggettati ad imposta sostitutiva. Per questi enti troviamo le stesse regole di deduzione previste per i soggetti privi di stabile organizzazione e godono della deducibilità degli oneri come previsto sempre dal TUIR.

Calcolo IRES 2017

Fatti tutti i suddetti calcoli e determinato il reddito imponibile, se in attivo si passa al calcolo dell’IRES 2017. Come detto si applica l’aliquota del 24%. Quanto scaturisce da questo calcolo costituisce insieme ad altre imposte come IRAP, quelle differite e anticipate, le imposte di competenza ed economica dell’esercizio.

I soggetti passivi IRES calcolano la deducibilità e la detraibilità dei costi scaturenti dalla loro attività così da poter diminuire la base imponibile. Tali costi possono essere detratti mediante il modello Unico 2017 e vanno correlati all’esercizio delle imprese. L’aliquota al 24% è stata decisa come detto dal Governo Renzi tramite Legge di stabilità 2015, al fine di ridurre il carico fiscale incombente sulle società come promesso dall’ex Premier durante le sue memorabili slide che lo hanno accompagnato durante le primarie del Pd e le “Leopolda”. L’aliquota precedente era al 27,5%, a sua volta sostitutiva nel 2008 della precedente al 33%.

IRES 2017: possibilità di dedurre IRAP

Per perseguire le deduzioni dalle imposte sui redditi, viene concessa anche la possibilità di dedurre il 10 per cento dell’IRAP versata nel periodo d’imposta medesimo. È altresì possibile dedurre l’importo dell’IRAP relativo alla quota imponibile delle spese per il personale dipendente e assimilato al netto delle deduzioni spettanti versato nel periodo d’imposta, sia come saldo sia come acconto. La riforma fiscale prevede altresì che sia possibile dedurre ai fini IRAP le spese per il personale dipendente. La deduzione prevede le stesse modalità viste prima.

Le spese per il personale dipendente deducibili ai fini IRAP, sono gli oneri sociali, i contributi assistenziali, le quote del (TFR) accantonato annualmente, le quote di accantonamento alla previdenza complementare, i rimborsi dei Km effettuati dai dipendenti, le indennità di trasferta, e così via. Sono esclusi dalla deducibilità IRAP i compensi erogati ai lavoratori inquadrati con un contratto di collaborazione coordinata e continuativa (anche in caso di contratto a progetto); nonché i compensi destinati agli amministratori di società.

Come pagare IRES

Veniamo ora alla nota dolente: come pagare l’IRES. Questa imposta va effettuata in 2 rate, salvo il caso in cui il versamento della prima rata non superi i 103 euro.

L’acconto non è dovuto nel caso in cui l’imposta relativa al periodo d’imposta precedente al netto delle detrazioni, dei crediti d’imposta e delle ritenute d’acconto non superi i 20,66 euro.

Per quanto concerne la percentuale, essa è così ripartita:

  • 40% dovuto nella prima rata;
  • 60% dovuto con la seconda rata.

Le due rate vanno così versate: la prima rata, entro il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. E può subire una proroga entro il trentesimo giorno successivo al termine ordinario di scadenza, ma con una maggiorazione dello 0,40% come interesse corrispettivo. Per quanti effettuano la compensazione, la maggiorazione viene applicata solo sulla differenza tra debiti e crediti. Ma solo se essa è positiva. Per quanto concerne la seconda rata, o unica se bisogna pagare in un’unica soluzione, la si paga entro l’ultimo giorno dell’undicesimo mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta. Nel computo della rata, non si tiene conto per il 70% delle ritenute sugli interessi, premi e altri frutti dei titoli scomputate per il periodo d’imposta precedente.

Seguono le stesse regole anche i soggetti esteri residenti o svolgenti attività nei Paesi o nei territori che abbiano un regime fiscale privilegiato. La differenza sta nel fatto che in questo caso l’acconto va determinato in maniera autonoma rispetto all’acconto per i redditi assoggettati in via ordinaria ad IRES.

IRES va pagata tramite Modello F24 presso una banca o Poste italiane.

IRES, come funziona rateizzazione

L’imposta sui redditi delle società può essere anche rateizzata, in massimo sei rate. Anche questi dati relativi alla rateizzazione vanno inseriti nel modello F24, nella apposita colonna “rateazione/regione/prov.”. Sono esclusi da questa possibilità gli importi a titolo di seconda o unica rata di acconto IRES. Le rate vanno pagate entro il giorno 16 di ciascun mese per quanti sono possessori di partita IVA, mentre per gli altri contribuenti entro la fine di ciascun mese. L’interesse è pari al 4 percento annuo, tenendo in considerazione il lasso di tempo che decorre dal giorno successivo a quello di scadenza della prima rata fino alla data di scadenza della seconda. Occorre anche aggiungere che sulle rate mensili successive alla prima, si applicano gli interessi dello 0,33 per cento in misura forfetaria. Per i ritardatari che pagano la rata entro il trentesimo giorno successivo alla scadenza, devono altresì corrispondere lo 0,40% di interesse.

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