Hai investito nei BTP? Ecco cosa devi fare per non andare in perdita

Le vicende del debito italiano non appassionano più come un tempo. Oggi, a parte qualche scossone, si può parlare di calma piatta. Diverso il clima nel 2011-2012, quando sembra che l’Italia stesse affondando proprio a causa della sua enorme mole di debito, ma soprattutto a causa dei rendimenti, altissimi.

I rendimenti altissimi e in crescita mettono in crisi uno Stato ma rendono contenti gli investitori. Questa è una verità scontata e, tra le altre cose, è anche uno dei motivi per cui si fa un gran parlare di speculazione. Pochi sanno, però, che gli investitore nei titoli italiani oggi rischiano addirittura di perdere il proprio investimento, o di guadagnarci molto poco. E’ questo l’effetto del calo dei rendimenti.

Attualmente (dicembre 2014) siamo al 2%. Nel 2012, nel pieno della crisi, sfioravamo l’8%. Certo, questo calo è stato in qualche modo compensato dalla discesa – ripida e apparentemente inarrestabile – dell’inflazione. Eppure il danno c’è, è innegabile.

Dunque, come dovranno comportarsi gli investitori in titoli di debito per massimizzare i profitti nel 2015? Qualche suggerimento importante lo si può trovare in un interessante dossier del mensile Risparmi&Investimenti.

Per quanto riguarda i titoli a breve scadenza le previsioni sono assai negative. L’unica buona notizia è che non è prevista una ulteriore erosione dell’investimento per due motivi: difficilmente i rendimenti scenderanno al di sotto dei livelli attuali (siamo veramente vicini allo zero); altrettanto difficilmente l’inflazione salirà in modo così importante da intaccare il tasso di interesse reale.

Ad ogni modo, è sufficiente fare i conti in tasca per capire quanto i titoli a breve termine siano così poco desiderabili. Attualmente i rendimenti si attestano intorno allo 0,6% per titoli a scadenza 15 dicembre 2016. Se si considera il prelievo fiscale, il rendimento scende allo 0,525%, e se si considera l’insieme delle commissioni si arriva allo 0,5 secco. Il ché, al netto dell’inflazione – a dire il vero veramente bassa – diventa 0,3%.

Solamente gli investitori istituzionali possono trarre vantaggio da questa situazione. Parcheggiare liquidità in questo genere di prodotti finanziari genera comunque rendimenti positivi (per quanto vicini allo zero), laddove l’alternativa sarebbe parcheggiare liquidità nella Bce, che impone tassi addirittura negativa.

A medio termine, i rendimenti medi per titoli a scadenza quinquennale si attestano intorno all’1%. Facendo i dovuti calcoli, si scende – prelievo fiscale e commissioni – si scende allo 0,8%. Da questo punto di vista, il consiglio è quello di rivolgersi ai titoli, sempre governativi, portoghesi. Attualmente, sono proprio questi che offrono un connubio felice tra rischi e benefici. In questo caso, si parla di rendimenti al 3,5%. La volatilità comunque è abbastanza alta. Giusto per fare un esempio, i titoli sono scesi da 103 a 113 punti negli ultimi sei mesi.

E per quanto riguarda i decennali? Ossia i Btp? In questo caso le valutazioni sono molti difficili da fare proprio perché siamo nel territorio del lungo termine (o addirittura lunghissimo). Risparmi&Investimenti avverte che gli investitori più tranquilli sono quelli collocati con quotazioni di carico sotto la pari o sul livello 100. Il consiglio è non reinvestire le cedole in altri titoli governativi italiani.