Investire sul petrolio: guida completa, tutte le alternative

Come investire sul petrolio? Una bella domanda che si pongono in tanti, attratti da una materia prima – detta anche commodities – che da almeno un paio di secoli attira l’attenzione di ricchi ed investitori. Quando si parla di petrolio, occorre prendere in considerazione pure gli elementi fondamentali per quanti vogliono fare trading sul petrolio online mediante piattaforme di negoziazione messe a disposizione dai broker CFD. Per investire sul petrolio, occorre capire bene i movimenti del petrolio, e come è cambiata nel corso degli anni e per quali motivi la sua quotazione.

Esse sono informazioni utili per quanti desiderano investire sul petrolio in modo tradizionale, o attraverso i moderni mezzi di trading online su diversi strumenti finanziari. Il trading online, grazie agli strumenti moderni oggi a disposizione, come le app per smartphone e tablet, è accessibile a tutti. Ma ovviamente, come preferiamo sempre sottolineare, ciò non vuol dire che il trading online sia una cosa semplice. Occorre formazione e pratica, oltre che affidarsi ad un Broker serio e con regolare licenza da parte della CONSOB. Massima autorità di vigilanza garante sui mercati finanziari.

Molti credono che fare trading sia una cosa facile, e credono a quei truffatori che gli mettono a disposizione piattaforme che millantano facili guadagni automatici mentre voi siete al mare o in montagna, a giocare a tennis o a calcetto. Quando poi scoprirete amaramente che non solo non avrete guadagnato niente, ma avrete perso pure i soldi che avete messo per iscrivervi e fare trading. E non li vedrete più neanche dopo aver denunciato il maltolto, in quanto tali società hanno sede nei Paradisi fiscali e a livello organizzativo si perdono tra tanti rivoli.

Occorre quindi tanta formazione e in questo articolo vogliamo fornirvi un po’ di informazioni utili su come investire sul petrolio. Accenniamo ad esempio al fatto che il petrolio su cui è possibile speculare online, è tale perché negoziato sotto forma di barili di petrolio grezzo. In questo caso, non occorre considerare i prodotti raffinati e le imprese petrolifere. Esso viene scambiato quotidianamente sul mercato spot o anche in contanti sotto forma di contratti a termine.

In quest’ultimo caso, occorre considerare come degli impegni a vendere o acquistare una quantità predeterminata di barili ad una scadenza specifica, compresa tra i 3 e i 6 mesi. Mentre il prezzo di vendita o di acquisto deve essere stabilito anticipatamente.

Infine, i contratti sono in genere definiti “barili di carta”. Essi consentono a tutti i trader o a tutti gli operatori, di mettersi al riparo in caso di rischi di variazioni troppo significative dei valori.

Il petrolio resta molto importante per diversificare il proprio portafoglio, ciò grazie alla sua forte volatilità e fare leva grazie alle forti variazioni di prezzo. Il quale varia nel breve tempo facendo ottenere dei guadagni significativi, anche utilizzando strategie di breve termine.

Petrolio, un breve ritratto

Il termine petrolio deriva dal tardo latino petroleum, composto di petra, “roccia”, e oleum, “olio”, cioè “olio di roccia”. Viene anche definito oro nero, per il suo colore ed il suo valore. Si tratta di un liquido infiammabile, viscoso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all’arancione. In base alla tipologia. Si trova in alcuni giacimenti negli strati superiori della crosta terrestre.

Si definisce greggio o grezzo il petrolio al primo stadio estratto dai giacimenti, vale a dire prima di subire qualsiasi trattamento teso a trasformarlo in successivi prodotti lavorati. In genere si caratterizza per una massa volumica inferiore a quella dell’acqua. È composto da una miscela di vari idrocarburi, sostanze formate solo da idrogeno e carbonio.

Per quanto riguarda la sua storia, sebbene abbia incrementato il suo valore il suo uso a partire dal 1800, ossia con l’esplodere della rivoluzione industriale che lo ha trasformato nel nettare della produzione, in realtà il petrolio accompagna la storia dell’uomo da millenni. Infatti, è stato scoperto che già i popoli dell’antichità conoscevano i giacimenti di petrolio superficiali, ma lo utilizzavano per produrre medicinali con funzioni lenitive e lassative, come bitume o per alimentare le lampade.

Già nell’Iliade, poi, si parla del petrolio per uso bellico. Ossia come “fuoco perenne” lanciato contro le navi greche nemiche. Il “fuoco greco” dei bizantini non era altro che un’arma preparata con petrolio, una miscela di olio, zolfo, resina e salnitro, che non poteva essere spenta dall’acqua. Veniva apposta sulle frecce o lanciata verso le navi nemiche per incendiarle. Anche in Medio Oriente già si conosce il petrolio da secoli, tanto che ne fa cenno pure Marco Polo nel suo celeberrimo: Il Milione.

In Occidente venne introdotto soprattutto come medicinale, grazie all’espansionismo arabo. Le sue doti terapeutiche si diffusero con grande rapidità anche nel nostro Paese, ed alcune fonti d’olio a cielo aperto, come l’antica Blufi (santuario della “Madonna dell’olio”) e Petralia in Sicilia, divennero noti centri termali. Mentre il termine “petrolio” fu introdotto per la prima volta nel 1556 in un trattato del mineralogista tedesco Georg Bauer.

Produzione petrolio come funziona

Come funziona la produzione del petrolio? I passaggi facenti parte la produzione del petrolio sono:

  1. Esplorazione dei giacimenti o potenziali tali
  2. Estrazione qualora il petrolio venga effettivamente rinvenuto
  3. Raffinazione del petrolio, ossia sua lavorazione
  4. Trasporto del petrolio una volta raffinato
  5. Trattamento del petrolio per farne prodotti di utilizzo, ossia:
  • GPL
  • Benzina
  • Cherosene
  • olio lubrificante
  • cere
  • paraffine
  • Compr

Petrolio Brent e Wti, quali sono le differenze

Quali sono le differenze tra Petrolio Brent e Wti? La prima sta nella loro provenienza. Il Brent Crude viene estratto dal Mare del Nord, mentre il WTI (West Texas Intermediate) viene dal Texas, dalla Louisiana e dal Nord Dakota. Dunque, il Brent ha origini Nord europee, il Wti americane.

Il loro prezzo non coincide mai, considerando il fatto che uno è in genere più costoso dell’altro. Nonostante la differenza, il Brent e il WTI sono entrambi considerati petroli “light” a causa della scarsa densità che li caratterizza, ma che consente la loro lavorazione e raffinazione.

Se fino a qualche tempo fa i due mercati principali per lo scambio di entrambi questi tipi di petrolio erano il NYMEX di New York e l’International Petroleum Exchange di Londra (IPE), oggi quest’ultimo è stato sostituito dall’Intercontinental Exchange di Atlanta.

Il petrolio viene venduto al barile: ognuno di questi barili contiene convenzionalmente 159 litri di greggio, pari a circa 135 chili. Il prezzo del petrolio è influenzato da vari fattori: non solo dall’incontro tra domanda e offerta come ogni bene posto sul mercato, ma anche da fattori politici, economici e sociali. D’altronde, il petrolio si trova concentrato soprattutto nei paesi mediorientali, notoriamente funestati da instabilità politica e sociale. Per quanto concerne l’incontro domanda-offerta, molto peso ha la domanda da parte del mercato asiatico. Cina in primis.

Riepilogando le differenze tra petrolio Brent e Wti, possiamo elencarle così:

  • Rispettive caratteristiche: il petrolio Brent viene estratto nel Mare del Nord, è il riferimento mondiale per il mercato del greggio e determina il 60% del prezzi sul mercato, malgrado una produzione limitata. Risulta essere il risultato di una miscela derivata dall’unione di diversi tipi di petrolio (Brent Blend, Forties Blend, Oseberg ed Ekofisk) estratti dal Mare del Nord. Mentre il petrolio WTI, acronimo di West Texas Intermediate, forma il benchmark, vale a dire il parametro di riferimento per i contratti scambiati al NYMEX.
  • WTI considerato più pregiato in quanto vanta un minor apporto di zolfo e una gravità API – che misura la densità in rapporto all’acqua – più elevata.
  • Il Brent viene prodotto vicino al mare, il che lo rende meno esposto ai costi di trasporto, mentre il WTI viene prodotto in zone senza alcun sbocco che rendono i costi più onerosi complice il trasporto necessario.
  • Prezzo: costo più elevato del petrolio WTI. Sebbene sia il Brent a vantare un prezzo maggiore a causa dell’aumento esponenziale della produzione americana che deprime la quotazione del WTI e la riduzione dei flussi dalle piattaforme del Mare del Nord che fa salire il Brent. La sua impennata è risultata evidente a partire dal 2010, accentuata anche dalla forte domanda da parte dei mercati asiatici. La quotazione è schizzata da 71 dollari a 100 dollari al barile per poi crollare in modo esponenziale. La differenza tra Brent e WTI risulta ancora evidente: il primo costa almeno 3 dollari in più al barile.

Infine, a parte il petrolio Brent e Wti, asistono anche altri benchmark, come ad esempio il Dubai/Oman, punto di riferimento per il mercato asiatico.

Come investire nel petrolio, acquistare barili fisici conviene?

Conviene investire nel petrolio acquistando barili fisici? Bisogna dire che solo le società che svolgono come attività la trasformazione del petrolio possono acquisire e stoccare il petrolio fisico sotto forma di barili. Quindi, almeno che tu non rientri in questa casistica, e invece sei un comune trader, allora puoi investire nel petrolio tramite le azioni e sul prezzo del petrolio mediante i Broker.

Il problema principale è lo stoccaggio. Immaginatevi di dover acquistare dei barili di petrolio fisico e doverli conservare. Inoltre, dovresti anche pensare a cosa fartene una volta presi.

Come investire nel mercato petrolifero

Come investire nel mercato petrolifero? E’ possibile infatti operare e considerare i vantaggi del mercato petrolifero nella forma di mercato di investimento. In pratica, è possibile investire effettuando dei piazzamenti a lungo termine sul petrolio, tanto che in molti lo considerano come un ottimo attivo. Il petrolio ha conosciuto un forte calo dei prezzi complice un eccesso di produzione da parte dei principali paesi produttori riunitisi dell’OPEC. Sebbene il prezzo del petrolio sia di nuovo in rialzo a causa dell’accordo raggiunto dai membri stessi dell’OPEC.

Ecco quindi che il trader può seguire l’andamento del prezzo, entrando magari a mercato usando una posizione al rialzo pure per approfittarne dei prezzi bassi e preservare una posizione long fino a quando non si verifichi una ripresa interessante.

Il mercato petrolifero, però, offre interessanti opportunità anche per quanti considerano l’investimento sul petrolio tramite strategie a breve termine. Ciò significa speculare sul prezzo del petrolio, dato che, essendo esso molto volatile, le differenze tra i prezzi registrati su brevi periodi sono molto alti incluso pure il fatto stesso che le tendenze osservate sono evidenti. Se poi si usa pure un effetto leva, è possibile generare dei guadagni interessanti nel giro di poche ore o pochi giorni.

In un’ultima istanza, occorre anche considerare il fatto che il mercato petrolifero è molto facile da analizzare. Ciò significa poter prevedere con una certa facilità la direzione che esso prenderà e quindi al contempo anticipare i movimenti futuri e conseguire un guadagno.

Investire sul Petrolio, cos’è Opec

Prima abbiamo accennato all’Opec. Ma cos’è Opec? Si tratta dell’acronimo di Organization of the Petroleum Exporting Countries (tradotto in italiano Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio). L’Opec è stata fondata nel 1960, include 12 Paesi membri che si sono associati formando un cartello economico, al fine di negoziare con le compagnie petrolifere aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni. La sede dell’OPEC, prima era a Ginevra, ma a partire dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna. Per capire quanto sia influente l’Opec, basta dire che gli stati aderenti controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale. Organizzazione integrativa è invece l’OAPEC (acronimo di Organizzazione dei Paesi Arabi Esportatori di Petrolio), fondata nel 1968 nel Kuwait, per coordinare le politiche energetiche dei paesi Arabi aderenti all’OPEC.

Attualmente, i Paesi Opec sono 14, i seguenti:

  • Algeria
  • Angola
  • Arabia Saudita
  • Ecuador Ecuador
  • Emirati Arabi Uniti
  • Iran
  • Iraq
  • Kuwait
  • Libia
  • Nigeria
  • Qatar
  • Venezuela
  • Gabon
  • Indonesia

L’Opec ha un ruolo rilevante non solo dal punto di vista economico, ma anche politico a livello internazionale. Si pensi, ad esempio, quando durante la crisi energetica del 1973 (grande shock petrolifero), l’OPEC si rifiutò di spedire petrolio verso le nazioni occidentali che avevano sostenuto Israele nella guerra del Kippur contro l’Egitto e la Siria. La conseguenza fu un aumento del prezzo del greggio del 70% per cinque mesi.

Con l’avvicinarsi della guerra del Golfo del 1990-91, il presidente iracheno Saddam Hussein sostenne che l’OPEC doveva spingere verso l’alto il prezzo del petrolio, aiutando così l’Iraq e gli altri stati membri a ripianare i debiti. Ancora, nell’agosto 2004 l’OPEC comunicò che i suoi membri disponevano di poco margine di incremento della produzione, facendo capire che la loro organizzazione stesse perdendo la sua influenza sul prezzo dell’oro nero. Il primo gennaio 2007 entrò a far parte dell’OPEC l’Angola, mentre l’Indonesia lasciò l’OPEC nel (2009), essendo diventata un importatore netto di petrolio e non essendo in grado di soddisfare le sue quote di produzione. Vi è poi rientrata in seguito.

Benché siano altri grandi produttori di petrolio, non fanno parte dell’Opec i seguenti Paesi:

  • Stati Uniti
  • Messico
  • Cina
  • Russia
  • Norvegia
  • Bahrein

Investire nel petrolio alternative

Quali sono le alternative per investire nel petrolio? Magari senza dover acquistare barili fisici? Ci sono. E le vediamo in questo paragrafo.

E’ possibile ad esempio acquistare delle azioni di società petrolifere. Ciò significa fare trading su azioni e speculare in tempo reale sulla quotazione del barile di petrolio senza doverlo possedere fisicamente. Oppure, è possibile speculare facendo trading sul prezzo del petrolio al barile. O, ancora, utilizzando Broker per fare trading online tramite CFD, acronimo di Contratti per differenza. Strumenti finanziari molto convenienti, in quanto consentono di speculare su un asset senza possederlo direttamente. Con i CFD è possibile così acquistare una certa quantità di petrolio al prezzo di mercato. E’ possibile poi scegliere di rivenderla in base alle tue posizioni in seguito, ovvero quando il prezzo avrà raggiunto l’obiettivo prestabilito. In questo caso sarà possibile scegliere di investire con i CFD su petrolio con strategie a breve termine e a lungo termine.

Cosa influenza prezzo Petrolio

Quali sono i fattori che influenzano il prezzo del Petrolio? Abbiamo prima accennato che il prezzo dell’Oro nero è influenzato da diversi fattori:

a) Fattori naturali

Diverse statistiche hanno asserito che il petrolio sia una risorsa in via di esaurimento. E a quanto pare la data X non è neppure così lontana. Nel 2017, è stato registrato il minimo storico nelle scoperte di risorse convenzionali. Sono stati infatti ritrovati “appena 6,7 miliardi di barili, stima Rystad Energy, ciò vuol dire una media di 555 milioni di barili al mese tra greggio e gas, contro 645 mb al mese nel 2016 – già considerato un anno di magra – e circa 1,3 miliardi, sempre su base mensile, nei tre anni precedenti.

Ancora, nel 2017 il tasso di sostituzione ha raggiunto appena l’11% contro più del 50% nel 2012. Cosa vuol dire ciò? Che per ogni 10 barili consumati ne è stato trovato soltanto uno. Certo, le scoperte di nuovi giacimenti sono state molte. Ma ormai si sta raschiando il fondo del barile in tutti i sensi, in quanto i nuovi giacimenti sono quelli più piccoli, che prima non venivano neanche presi in considerazione. Inoltre, si stima che oltre un miliardo di barili scoperti durante il 2017 potrebbero non essere mai sviluppato.

Comunque, alcuni analisti ritengono che i consumi petroliferi, prima di avviare un graduale declino, si stabilizzeranno. E questo secondo le previsioni più ottimiste non avverrà prima del 2030. Inoltre, ci sono anche autorevoli voci fuori dal coro, come quella di Aldo Vesnaver, ricercatore all’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste, secondo il quale: «Saremo tranquilli per un altro secolo, se non di più. Ci sono zone in cui c’è ancora un discreto stock e altre inesplorate». Ricorda già come qualche anno fa, si stimavano riserve sufficienti per 130 anni. Ora che i consumi sono calati, i tempi potrebbero pure aumentare. Per zone prima inesplorate ricorda il deserto del Rub al-Khali, 6mila km di sabbia tra l’Azerbaigian e l’Oman. Oppure il mare di Barents, conteso tra Stati Uniti, Norvegia e Russia.

Anche la nuova tecnica del fracking per portare alla luce gas intrappolato negli strati rocciosi più profondi è una risorsa che aumenta la quita produttiva degli idrocarburi, sebbene in Italia sia inutile, dal momento che sul nostro territorio non c’è traccia della roccia in cui è presente il gas, gli scisti, argille tenere impregnate di idrocarburi. Tuttavia, il francking sta comportando anche danni ambientali, come l’inquinamento delle falde acquifere negli Usa. Tuttavia, Vesnaver si sente di escludere il fatto che questa tecnica possa causare terremoti, bollando ciò come una bufala.

Infine, altre risorse di petrolio potrebbero giungere dallo scioglimento dei ghiacciai. Non a caso, nel Polo Nord è già in corso da qualche anno la corsa ai giacimenti in Svezia e Norvegia, tra Russia e Nato. Obama, durante il secondo mandato, aveva poi dato via libera a Shell per nuove trivellazioni in Alaska. In barba al voto degli ambientalisti…

Comunque, in termini di investimenti, quanto più il petrolio si riduce, più aumenta il prezzo. Per la classica legge economica sulla scarsità dei beni. Ancora, se dovesse esserci un calo dei consumi, potrebbe verificarsi un abbassamento del prezzo. Ecco quindi che diventa importante informarsi per mettere in pratica proficue strategie di investimento.

2. Fattori geopolitici

Il petrolio si trova in aree sovente funestate da colpi di stato, crisi nei rapporti diplomatici o guerre. Con effetti a breve termine sul prezzo del petrolio, che tende ad impennare ad ogni nuovo problema all’orizzonte. I livelli delle riserve, come ad esempio quelli pubblicati dagli Stati Uniti, hanno anch’essi un forte impatto sui valori del petrolio.

Del resto, a parte l’Opec, bisogna prendere in considerazione altri Paesi molto importanti. In particolare si deve considerare che alcuni Paesi non-OPEC, come ad esempio la Russia e gli Stati Uniti, molto influenti sul prezzo del petrolio. Occhio poi alla Cina, la quale rappresenta la seconda economia mondiale per dimensioni ed è seconda subito dopo gli USA. Rappresenta quindi il principale consumatore (alias importatore) di petrolio. Ecco perché prima dicevamo che nell’incontro domanda/offerta, il mercato asiatico ha un peso notevole.

Oggi la sua crescita economica sembra essere rallentata anche se fa segnare sempre cifre da record, con un tasso di crescita del 6,7% medio annuo.

3. Fattori macroeconomici

Sul petrolio, manco a dirlo, incidono anche fattori macroeconomici. Quali:

  • dinamiche dell’offerta
  • richiesta del mercato
  • stoccaggio
  • scorte
  • ecc.

Tali elementi ne determinano l’aumento o l’abbassamento del prezzo.

4. Fattori meteorologici

Infine, mettiamoci pure i fattori meteo. Che non disturbano solo una gita in montagna o una giornata al mare, ma pesantemente pure l’economia.

5. Relazione con il Dollaro

Il rapporto Petrolio-Dollaro è molto importante non solo per il trading, ma anche per tutti gli investimenti su materie prime. Di conseguenza, essendo il petrolio quotato in Dollari americani, quando il valore del Dollaro aumenta, il barile torna ad essere costoso per tutti gli investitori stranieri. In caso invece di calo del prezzo del petrolio, potrebbe verificarsi un rialzo dei prezzi quando il Dollaro scende.

6. Stock americani

Il fatto che Usa siano il paese che consuma più petrolio al mondo, è facile e intuibile constatare come lo stato dei suoi stock, pubblicato ogni settimana, sia molto influente sul prezzo del petrolio. Nel momento in cui gli stock reali superano le previsioni, è possibile assistere ad un ribasso dei prezzi e viceversa.

7. Principali paesi consumatori

Ma a parte i Paesi produttori, grande influenza hanno anche i Paesi consumatori. In quanto, un calo della domanda può avere pesanti ripercussioni sul prezzo del petrolio. Ecco i principali Paesi consumatori di petrolio:

  • Stati Uniti
  • Cina
  • Giappone
  • India
  • Russia
  • Brasile
  • Emirati Arabi Uniti
  • Canada
  • Germania
  • Corea del Sud

Come scegliere Broker per investire sul petrolio

Come scegliere il Broker per investire sul petrolio? Queste piattaforme per il trading online, offrono la possibilità di investire direttamente sulla materia prima anche senza possederla fisicamente, tramite i succitati CFD e gli ETF. Occorre quindi scegliere exchange traded product (ETN o ETF) che permettono di farlo. Questi sono strumenti finanziari passivi negoziati in borsa come un titolo azionario.

La maggior parte dei prodotti che replicano le commodity, possono essere considerati tali e si deve ricordare che gli ETN/ETC offrono pure la possibilità di adottare una posizione lunga a leva qualora si voglia operare con una strategia rialzista sulla transazione. O, alternativamente, aprendo una posizione corta a leva se ci si posiziona al ribasso.

Ma come scegliere il Broker giusto? A parte la questione molto importante già accennata della licenza CONSOB, che garantisce il fatto che il broker rispetti tutte le norme sulla privacy e sulla gestione dei conti dei propri clienti, ci sono altri servizi imprescindibili che il Broker deve offrire ai suoi trader per essere considerato valido. E cioè:

  • Conto demo: il Conto demo è un conto virtuale che consente ai trader alle prime armi, o a quelli più navigati che vogliono provare nuove strategie o nuovi strumenti, di fare pratica senza mettere a repentaglio i propri soldi reali. Il Conto demo, come dice il termine stesso, è formato da soldi virtuali. Pertanto, le perdite saranno appunto finte, così come ovviamente le vittorie. Il Conto demo va però utilizzato seriamente, mettendoci tutta l’emotività del caso, come se si stessero utilizzando soldi reali. Il rischio è infatti quello di fare scelte azzardate consapevoli che i soldi sono appunto finti. Ma così non si imparerà nulla e si finirà per accorgersene quando si passerà a fare sul serio. Ogni Broker offre un Conto demo diverso: c’è chi offre tempo e soldi illimitati; c’è chi solo il tempo di utilizzo ma con denaro limitato; chi invece viceversa; e Broker che offrono entrambi limitati. Poi ci sono Broker che offrono subito il Conto demo, senza chiedere un primo versamento. E Broker che chiedono prima di aprire un conto reale.
  • Assistenza clienti: un broker che si rispetti deve offrire una assistenza clienti in italiano, facilmente accessibile tramite più canali (chat integrata al sito, numero di telefono, via mail), almeno 5 giorni su 7 e minimo per tutta la giornata.
  • Grafici: i grafici sono importanti, per capire graficamente l’andamento di un asset nel tempo. A volte i grafici offerti dai Broker lasciano un po’ a desiderare. Ma per questo ci sono dei siti esterni ben fatti e pure gratuiti.
  • Formazione: un Broker deve offrire vario materiale formativo, come ebook, webinar (seminari online), incontri nazionali dal vivo.
  • News: notizie riguardanti fatti che direttamente o indirettamente possono influenzare il mercato. Le news vengono inviate dal Broker tramite mail o sms.
  • Leva finanziaria: questo strumento è molto utile per moltiplicare il proprio profitto oltre le reali capacità finanziarie. Ma occhio al fatto che come moltiplica i profitti, moltiplica le perdite.
  • Commissioni: i Broker in genere non fanno gravare commissioni sui propri clienti. Almeno i migliori.
  • Spread: è la quota che il Broker ricava dalla vincita di un trader cliente. Essendo un costo inevitabile (visto che è il guadagno del Broker), deve essere quanto meno conveniente.

Migliori Broker per investire sul petrolio

Alla luce del discorso fatto nel paragrafo precedente, quali sono i migliori Broker per investire sul petrolio? A nostro avviso i seguenti:

BROKER
CARATTERISTICHEVANTAGGI 
CFDs sono strumenti finanziari complessi e comportano un alto rischio di perdita di denaro rapidamente a causa della leva. Tra il 74-89% dei trader retail perdono soldi facendo trading CFD. Prima di fare trading cerca di capire come funzionano i CFD ed i rischi che comportano.
Markets.comTrading CFD, tanti strumentiConto demoPROVA >>
plus500Servizio CFDDemoPROVA >>
eToro social tradingSocial trading, copy tradingCopy fundsPROVA >>
24optionSpread bassi, CFDRendimenti elevatiPROVA >>
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Come acquistare petrolio

Come acquistare petrolio? Detto del fatto che acquistare barili fisici di petrolio non conviene, è possibile farlo o attraverso i CFD o tramite pure i contrati futures o anche i contratti a termine.

Per speculare con i CFD sul petrolio occorre considerare che i prodotti derivati di tipo CFD permettono di speculare sul petrolio al rialzo e al ribasso. Bisogna insomma essere bravi ad anticipare i movimenti pronunciati indipendentemente dalla tendenza. Tramite CFD è possibile scegliere di investire la somma che si vuole sul barile di petrolio greggio WTI o Brent acquistandone o vendendone dei lotti.

Ricapitolando, ecco i principali strumenti finanziari per acquistare Petrolio:

CFD su futures petrolio

I CFD sono uno strumento finanziario il cui valore dipende dal valore di un altro strumento finanziario sottostante o asset, si intuisce che dobbiamo considerare il fatto che tutto dipende dal prezzo del petrolio. Si parlerà di futures sul petrolio. Il profitto e le perdite, derivanti dai CFD, sono proporzionali alle variazioni di prezzo che intervengono dal momento dell’apertura della posizione al momento della sua chiusura. La posizione può essere al rialzo ovvero acquisto o long o al ribasso e quindi vendita, scoperto o short.

Opzioni binarie sul petrolio

Se si scelgono le opzioni binarie, il trader potrebbe ottenere un profitto percentuale predeterminato conosciuto pure prima rispetto all’apertura della posizione. Se si dovesse verificare sbagliato, si potrebbe perdere quanto investito nella singola operazione pronosticata erroneamente.

Futures

Trattasi di uno strumento di negoziazione tradizionale sul petrolio, contratti mediante i quali 2 parti si impegnano a effettuare una compravendita ad un determinato prezzo e a una prestabilita data futura.

CFD su ETF petrolio

Questo strumento di investimento è identico al primo visto, eccetto per il fatto che il sottostante è dato da ETF petrolio, vale a dire fondi d’investimento di tipo Exchange Traded Funds basati sul petrolio.

Trading petrolio: alcuni consigli

Quali sono gli utili consigli sul trading sul petrolio? Abbiamo parlato della convenienza di operare tramite CFD, uno strumento peraltro molto semplice. Occorre scegliere una posizione di acquisto sul petrolio, nel caso in cui prevedi che il prezzo del barile segni un rialzo. Al contrario, in caso si preveda un ribasso, allora si potrebbe puntare alla vendita. Quando si chiude una propria posizione, si conseguirà un profitto nel caso in cui la tendenza si è evoluta nella direzione che avevamo previsto.

Il nostro profitto sarà dato dalla differenza tra il presso di acquisto ed il prezzo di vendita. Nel caso in cui decidessimo di utilizzare l’effetto leva, allora potremo conseguire un lucro che scaturisce da una qualsiasi variazione di prezzo, anche minimale.

L’effetto leva infatti moltiplica il proprio investimento per 100, 200 o anche 400 volte moltiplicando della stessa entità i guadagni. E varia da broker a broker e per tipologia di asset su cui facciamo trading.

Inoltre, i Broker mettono a disposizione tutta una serie di numerose funzionalità che consentono di gestire il livello di rischio delle proprie posizioni e di programmarne la chiusura automatica al raggiungimento di una soglia prestabilita. Quindi il trader viene messo al proprio agio. Si pensi agli strumenti take profit e stop loss. I primi ci fanno conseguire un profitto chiudendo la posizione in automatico una volta che il prezzo abbia raggiunto un determinato livello. I secondi, viceversa, chiudono la posizione in automatico in caso di determinati livelli di prezzo, così da mitigare le perdite.

Come acquistare azioni Petrolio

Come acquistare le azioni sul Petrolio? Come facilmente intuibile, le azioni del petrolio non riguardano direttamente la materia prima. Riguardano invece le società che la sfruttano. Si punterà quindi su compagnie petrolifere, come ad esempio la Total ma anche le raffinerie e tutte le imprese che sono in un certo modo legate all’attività direttamente o indirettamente alla commercializzazione del petrolio. Tutte queste grandi aziende sono spesso quotate in Borsa e le loro azioni fanno pure parte dei grandi indici borsistici internazionali.

Tra le principali società troviamo aziende private che sono presenti in tutti i continenti e che tramite la loro attività intervengono sulla totalità della catena petrolifera al fine di estrarre e distribuire il prodotto, compreso anche il trasporto, la raffinazione e la trasformazione delle materie prime. Esse sono caratterizzate pure per il volume d’affari elevato che vantano, facendo quindi parte delle 12 più grandi imprese mondiali per fatturato considerando tutti i settori merceologici.

Ecco alcune multinazionali da tenere d’occhio:

1. Royal Dutch Shell

Questa multinazionale viene considerata oggi la prima compagnia petrolifera al mondo. La sede si trova tra Inghilterra e Olanda in quanto è frutto della fusione tra 2 compagnie: Shell e Royal Dutch. Oggi è considerata altresì la terza società al mondo in termini di volume d’affari.

2. Exxon Mobil

Questa multinazionale vanta il secondo posto della classifica delle major del settore petrolifero. Di origine statunitense sorta dalla fusione di 2 società: Exxon e Mobil. Oggi è la 5° società in termini di gestione del petrolio presente al mondo.

3. BP

Considerata la terza major del settore, di origini britanniche, è anche essa nata dalla fusione di 2 compagnie: British Petroleum e Amoco. Si piazza sesta a livello mondiale per produzione gestione del petrolio. BP è anche stata protagonista anni fa, del più grande disastro petrolifero della storia. Consumatosi nel Golfo del Messico, con danni immani per le specie animali, vegetali e per la comunità umana vivente in zona. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato grossi ammassi sul fondale marino.

Nel 2012 la compagnia britannica BP ha raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia statunitense per il pagamento di una penale di 4,5 miliardi di dollari, dichiarandosi così colpevole degli undici capi d’accusa per negligenza o colpa

4. Chevron

Di origini statunitensi, è nata dalla fusione tra Chevron e Texaco. Si classifica undicesima nella classifica mondiale.

5. Total

Compagnia petrolifera francese Total che occupa il quinto posto nella classifica delle major del petrolio. Anche essa è nata dalla fusione di tre compagnie: Total, Fina e Elf. Attualmente si piazza al dodicesimo posto a livello mondiale. La compagnia francese, insieme ad altre tra cui Eni, è accusata per il pesante inquinamento nel delta del fiume Niger, proprio causato dalle attività estrattive. Nel 2016 si è parlato di una bonifica per opera della joint venture SPDC (Shell Petroleum Development Company), di cui fanno parte anche Total ed Eni oltre alla Nigerian National Petroleum Corporation. Il processo dovrebbe creare posti di lavoro anche nel reimpianto di massa delle mangrovie.

Investire sul Petrolio costi

Quanto costa il trading sul petrolio? Da questo punto di vista, è bene sapere che oltre ai costi stabiliti dal Broker in termini di commissioni e spread, occorre anche considerare le spese di gestione che solitamente si aggirano intorno allo 0,3% e l’1% annuo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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