Per gli investitori i vini, soprattutto quelli di qualità, sono il vero paracadute contro la crisi. Il settore vitivinicolo non cede colpo, con performance e una redditività che anno dopo anno si rivela senza pari. A rivelarlo sono i dati di una ricerca commissionata da Ornellaia, una delle etichette italiane più prestigiose, a Censis, Mediobanca e Liv-Ex. Investire nel vino, vero “oro liquido”, assicura risultati superiori a qualsiasi altro settore e frutta fino al 160% in più rispetto alla media degli investimenti in quello finanziario su qualsiasi Borsa mondiale.

Vino italiano, un’ubriacatura di successi

Secondo i dati OIV (Organizzazione Italiana della vigna e del vino), il vino italiano con l’ultima vendemmia 2015 ha scavalcato la Francia, tornando il primo al mondo in termini produttivi. A tirare sono soprattutto le esportazioni: nell’ultimo decennio sono cresciute sia in quantità (+23%) che in valore (+84,3%). Un dato che rende l’export del comparto vino secondo soltanto alle produzioni di punta del luxury italiano (+101%), e con un ruolo di traino importante per tutto il settore  food & beverage, dal 2005 cresciuto complessivamente del 75%.
Protagoniste della grande crescita del settore sono le aziende vitivinicole italiane di piccole dimensioni che, complessivamente, riescono a coprire oltre la metà delle esportazioni e a strappare fette di mercato ai grandi gruppi vinicoli. Merito della capacità di costruire un forte brand e di sfruttare, alimentandolo a propria volta, l’appeal del Made in Italy. Quanto siano sane le piccole aziende italiane del vino lo dimostrano anche i prezzi dei vigneti, che negli ultimi 15 anni sono aumentati del 28%.

Investire nel vino, rendita garantita

La crescita delle vendite dei vini italiani nel mondo si riflette, naturalmente, anche nella soddisfazione degli investitori. Dal luglio 2001, investire nel vino di qualità ha reso mediamente il 13,8%, ossia più dell’oro (13,3%), bene rifugio per eccellenza. Secondo l’Ufficio studi di Mediobanca, Censis e Liv-Ex, chi ha investito un euro nel lontano 2001 si è ritrovato all’inizio di quest’anno con 5,4 euro. Come pietra di paragone, investire il medesimo euro su una qualsiasi Borsa mondiale avrebbe fruttato in media un capitale finale di 1,6 euro.
Se si considera un periodo più breve quale la fine del 2008, un euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli è cresciuto a 3,4 euro, a fronte dei 2/2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali. A conti fatti, sostiene Mediobanca, gli investimenti nel settore vinicolo sono più redditizi del 160% rispetto a quelli nel settore finanziario.

Etichette top per investimenti sicuri

Non sorprendono dunque i dati Censis, che vedono il settore vitivinicolo in cima alla classifica dei settori più ambiti per gli investimenti: vi punterebbe il 30,6% dei risparmiatori. Ad attrarre gli investimenti sono soprattutto i listini dei vini di fascia alta, sempre apprezzati in Italia e in rapida diffusione anche tra i consumatori dei paesi emergenti, nonostante i rallentamenti generalizzati nella crescita.
Non è un caso che molti investimenti in vigneti e aziende vitivinicole provengano dalla Cina, dove negli ultimi cinque anni si è assistito a un boom nei consumi interni di vino: + 136% con quasi due miliardi di bottiglie vendute. Per accaparrarsi le migliori etichette, gli investitori cinesi sono pronti a pagare anche in contanti.