Investire in un solo ETF: è possibile?
Un ETF (Exchange Traded Fund) permette oggi a chiunque di investire in centinaia, se non migliaia, di aziende di tutto il mondo con una sola operazione, costi annui inferiori allo 0,20% e la stessa liquidità di un’azione quotata in borsa.
La domanda che ti stai probabilmente ponendo è lecita: ma serve davvero di più?
I numeri storici sono eloquenti. L’indice MSCI World, quello che replica le circa 1.400 maggiori società quotate nei 23 Paesi industrializzati, ha reso in media il 10,4% all’anno dal 1978 ad oggi.
Detto in altri termini: 10.000 euro investiti nel 1978 sarebbero diventati oggi oltre 900.000. Non male per uno strumento che non richiede né un gestore brillante né una strategia complicata, solo pazienza e continuità.
Eppure, nonostante la semplicità apparente, investire in un solo ETF solleva domande tutt’altro che banali.
Qual è il rischio reale di concentrare tutto su un unico strumento? Vale la pena puntare su un ETF che include i mercati emergenti o è meglio restare sui soli Paesi sviluppati? E quanto conviene investire ogni mese, concretamente?
In questa guida troverai risposta a tutto questo, dati alla mano, senza scorciatoie né marketing. Cerchiamo di capire insieme se la strategia del singolo ETF fa davvero al caso tuo.
Sommario
- 1 Che cos’è un ETF e perché semplifica gli investimenti
- 2 Investire su un solo ETF: quando ha senso farlo
- 3 I migliori ETF globali per una strategia a singolo strumento
- 4 Rischi: le insidie da non sottovalutare
- 5 Quanto investire in ETF al mese: strategie di accumulo per ogni budget
- 6 Portafoglio con solo 1 ETF vs portafoglio multi-ETF: confronto strategico
- 7 Aspetti fiscali e operativi dell’investimento in ETF in Italia
- 8 Domande frequenti sugli ETF e il portafoglio single ETF (FAQ)
- 9 Investire in un singolo ETF conviene?
Che cos’è un ETF e perché semplifica gli investimenti
Prima di capire se vale la pena investire su un solo ETF, è utile avere ben chiaro cosa sia, davvero, questo strumento.
Un ETF è un fondo di investimento quotato in borsa che replica passivamente un indice di riferimento. Non cerca di battere il mercato: si limita a seguirlo, acquistando gli stessi titoli nelle stesse proporzioni.
Il risultato? Massima trasparenza, costi bassissimi e la comodità di comprarlo e venderlo in tempo reale come un’azione qualsiasi. A livello globale esistono oltre 8.500 ETF diversi, ma per chi vuole la massima semplicità con un singolo strumento, la scelta si restringe rapidamente.
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Come funziona un ETF: struttura e meccanismo di replica
Il gestore dell’ETF, chiamato provider, acquista fisicamente i titoli che compongono l’indice replicato (replica fisica), oppure utilizza contratti derivati per simularne i risultati (replica sintetica).
Per gli ETF azionari globali più diffusi, la replica fisica è la norma: più trasparente, meno rischiosa. Quando acquisti una quota di un ETF MSCI World (ad esempio un classico iShares Core MSCI World UCITS ETF) stai di fatto comprando una piccola fetta di ciascuna delle ~1.400 aziende incluse nell’indice, da Microsoft a Toyota, da Nestlé a HSBC, tutto in un clic.
Un’altra distinzione importante: ETF ad accumulazione o a distribuzione. Non mi dilungo ulteriormente perché ne ho parlato anche nell’ultimo video che trovi sul canale:
Tipi di ETF più adatti alla strategia “tutto in uno”
Non tutti gli ETF si prestano a una strategia basata su un unico strumento. Per chi vuole la massima diversificazione con il minor numero di prodotti, il mercato offre quattro grandi categorie di indici globali:
- MSCI World: 1.400 società, 23 Paesi sviluppati, zero emergenti.
- FTSE All-World: oltre 3.700 società, include sia sviluppati sia emergenti (~11%).
- MSCI ACWI: circa 2.900 titoli, 47 Paesi, con una quota emergente simile.
- MSCI ACWI IMI: il più ampio di tutti — 9.000+ società, include anche le small-cap.
La scelta dipende essenzialmente da quanto vuoi esporti ai mercati emergenti e dalla volatilità aggiuntiva che sei disposto ad accettare. Non esiste una risposta universale: esiste quella giusta per te.
| Indice | N° Società | Paesi coperti | Peso USA % | Include Emergenti | Include Small-Cap |
| MSCI World | ~1.400 | 23 sviluppati | 72,0% | No | No |
| FTSE All-World | ~3.700 | 49 (dev+em) | 62,0% | Sì (~11%) | Parzialmente |
| MSCI ACWI | ~2.900 | 47 (dev+em) | 65,0% | Sì (~12%) | No |
| MSCI ACWI IMI | ~9.000 | 47 (dev+em) | ~60% | Sì (~12%) | Sì |
| S&P 500 | 500 | 1 (USA) | 100% | No | No |
Investire su un solo ETF: quando ha senso farlo
La strategia single-ETF non è per tutti, e questa è una premessa merita un minimo approfondimento.
È una soluzione solida per chi si trova in una fase di accumulo, ha davanti a sé almeno un decennio e non ha bisogno di liquidare il capitale a breve.
Ma ha anche i suoi limiti precisi, che è meglio conoscere prima di procedere. Il vantaggio meno discusso di questa strategia, poi, non è tecnico: è comportamentale.
Meno complessità significa meno tentazioni di intervenire e gli errori comportamentali sono la prima causa di rendimenti inferiori alla media per l’investitore retail.
Il profilo dell’investitore ideale per la strategia single-ETF
Chi si adatta bene a questa strategia tende a condividere alcune caratteristiche:
- Ha davanti a sé almeno 10 anni, meglio 15-20, prima di aver bisogno del capitale.
- Vuole far crescere il patrimonio nel tempo, non ricevere una rendita periodica.
- È psicologicamente preparato a vedere il portafoglio scendere del 30-50% nelle crisi senza cedere al panico.
- Preferisce la semplicità: un’unica voce in portafoglio da monitorare, un’unica operazione mensile da fare.
- Ha un patrimonio in fase di costruzione, non ancora così elevato da richiedere una pianificazione fiscale o successoria articolata.
Se invece hai bisogno di liquidità entro 3-5 anni, hai un profilo di rischio basso o un patrimonio importante da tutelare, la strategia con un solo ETF potrebbe non bastare.
Orizzonte temporale e obiettivi di investimento
Il tempo è la variabile che cambia tutto. I dati storici dell’MSCI World mostrano qualcosa di molto rassicurante: su qualsiasi finestra temporale di 10 anni che tu voglia considerare, l’indice non ha mai chiuso in territorio negativo, a patto di aver mantenuto l’investimento senza vendere durante le crisi.
Su 20 anni, la probabilità storica di rendimento positivo si avvicina al 100%.
Questo non è una garanzia sul futuro, sia chiaro.
Ma è un segnale forte: più lungo è il tuo orizzonte, più questa strategia regge, statisticamente. Al contrario, se hai bisogno di quel capitale entro 5 anni, un ETF 100% azionario non è la scelta giusta.
In quel caso, strumenti più difensivi , obbligazionari brevi, conti deposito, BTP, rappresentano alternative più appropriate.

Composizione geografica e settoriale dell’iShares Core MSCI World UCITS ETF (IWDA)
I migliori ETF globali per una strategia a singolo strumento
Una volta deciso di puntare su un singolo ETF globale, arriva la domanda pratica: quale scegliere?
🛠 GUIDA PRATICA Cerca il miglior ETF sul nostro motore di riceraIl mercato europeo degli ETF UCITS , quelli accessibili agli investitori italiani, offre una manciata di opzioni davvero rilevanti. Nessuna è sbagliata; sono diverse, ognuna con le proprie specificità. Analizziamole una per una.
IWDA è, per distacco, il nome più citato nelle comunità di investimento europee quando si parla di ETF azionario globale.
Con circa 52,4 miliardi di euro di patrimonio in gestione, il più grande nella categoria, la sua liquidità è imbattibile: gli spread bid-ask sono ridottissimi anche per chi opera con importi modesti.
Il TER è dello 0,20% annuo, e il profilo di costo complessivo reale (TTC) è tra i più bassi disponibili.
Replica fisicamente l’indice MSCI World: ~1.400 società, 23 Paesi sviluppati, con USA al 72%. I titoli più pesanti? Microsoft (4,8%), Apple (4,7%), Nvidia (4,7%).
Le performance parlano da sole e le puoi consultare nella scheda dei rendimenti.
Disponibile in accumulazione su Borsa Italiana.
Vanguard FTSE All-World UCITS ETF (VWCE): la scelta più ampia
VWCE è la scelta di chi vuole davvero tutto: mercati sviluppati e mercati emergenti, 3.700 società in 49 Paesi, con gli USA ridotti al 62% del totale.
L’indice di riferimento, il FTSE All-World, include Cina, India, Taiwan, Brasile e decine di altri Paesi in via di sviluppo, aggiungendo diversificazione e, con essa, una volatilità leggermente superiore.
Buona notizia per chi conta ogni decimo di punto: a ottobre 2025 Vanguard ha ridotto il TER da 0,22% a 0,19%, rendendolo leggermente più economico di IWDA.
Il patrimonio supera i 30 miliardi di euro.
Amundi MSCI World UCITS ETF: la soluzione a costo minimo
Se il TER è la tua priorità assoluta, Amundi fa la voce grossa: 0,12% annuo contro lo 0,19-0,20% dei competitor.
Su orizzonti lunghi, questa differenza non è trascurabile, su 20 anni e con importi crescenti, si parla di centinaia di euro risparmiati che rimangono nel portafoglio a capitalizzare.
Il patrimonio è più contenuto (~10 miliardi di euro), ma sufficiente per garantire buona liquidità.
La replica è fisica ottimizzata (campionamento statistico anziché replica totale): meno precisa, ma non un problema rilevante per questa tipologia di indice.
| ETF | ISIN | TER % | Patrimonio | Società coperte | Emergenti | Tipo |
| iShares Core MSCI World (IWDA) | IE00B4L5Y983 | 0,20% | ~€52,4 mld | ~1.400 | No | Accumul. |
| Vanguard FTSE All-World (VWCE) | IE00BK5BQT80 | 0,19% | ~€30,8 mld | ~3.700 | Sì ~11% | Accumul. |
| Amundi MSCI World (LCUW) | LU1681043599 | 0,12% | ~€10 mld | ~1.400 | No | Accumul. |
| iShares MSCI ACWI (IUSQ) | IE00B6R52259 | 0,20% | ~€18 mld | ~2.900 | Sì ~12% | Accumul. |
| Xtrackers MSCI World (XDWD) | IE00BJ0KDQ92 | 0,19% | ~€8 mld | ~1.400 | No | Accumul. |
Rischi: le insidie da non sottovalutare
Chiunque ti dica che investire in un solo ETF globale sia privo di rischi ti sta raccontando una storia incompleta.
Non è uno strumento pericoloso, anzi, è tra i più sani e trasparenti disponibili — ma ha caratteristiche specifiche che chi investe deve conoscere nel dettaglio. Tre, in particolare, meritano attenzione.
Concentrazione geografica e settoriale: il peso degli USA
Il primo rischio è il più visibile guardando la composizione di un ETF MSCI World: il 72% del portafoglio è investito negli Stati Uniti.
Vuoi comprare un ETF “globale”, ma di fatto due terzi del tuo capitale seguirà l’andamento di Wall Street. E all’interno di Wall Street, il settore tecnologico pesa il 26%, con Apple, Microsoft e Nvidia che da soli rappresentano circa il 14% dell’intero indice.
Questo non è necessariamente un problema, gli USA dominano l’economia mondiale per buone ragioni. Ma è importante saperlo. Di fatto sei esposto agli Stati Uniti e dunque anche in via diretta al dollaro.
Se vuoi ridurre questa concentrazione, VWCE abbassa il peso USA al 62% grazie all’inclusione degli emergenti.
Un’alternativa è affiancare al tuo ETF principale una quota di mercati emergenti con un secondo prodotto.
Volatilità e drawdown storici: cosa aspettarsi nei bear market
L’MSCI World è sceso del 54% durante la Grande Recessione del 2008-2009. Del 50% circa nello scoppio della bolla dot-com tra il 2000 e il 2002. Del 34% in soli cinque settimane nel marzo 2020 durante il Covid.
Sono numeri forti, e scriverli serve a qualcosa di preciso: chi non è psicologicamente preparato a vedere il proprio portafoglio dimezzarsi non dovrebbe investire il 100% del proprio patrimonio in un ETF azionario.
In tutti questi casi, il mercato si è poi ripreso e ha superato i massimi precedenti. Ma i tempi di recupero sono stati spesso di 3-5 anni, e non tutti hanno la pazienza o la necessità di aspettare.
La disciplina di non vendere durante i ribassi è la competenza più importante per chi adotta questa strategia. E spesso è anche la più difficile.
Il rischio valutario e la componente dollaro
Un dettaglio spesso trascurato: i titoli inclusi nell’MSCI World sono quotati in diverse valute (dollaro, yen, sterlina, dollaro canadese).
Un investitore europeo che compra un ETF senza copertura valutaria è esposto alle fluttuazioni di queste valute contro l’euro. Quando il dollaro si indebolisce, il valore in euro del tuo ETF scende anche se il mercato americano resta fermo.
La buona notizia: su orizzonti lunghi questo rischio tende a ridursi significativamente, e la maggior parte degli esperti sconsiglia l’hedging valutario sugli ETF azionari di lungo periodo, i costi di copertura (0,20-0,40% annuo) portano via molto rendimento senza portare benefici certi nel lungo termine.
Quanto investire in ETF al mese: strategie di accumulo per ogni budget
“Quanto devo mettere ogni mese?” è forse la domanda più comune di chi si avvicina agli ETF.
La risposta onesta è che non esiste una cifra magica. Conta molto di più la regolarità che l’ammontare iniziale.
Anche 50 euro al mese, mantenuti con costanza per 20-25 anni, producono risultati che fanno impressione. Il segreto, se così vogliamo chiamarlo, è il tempo moltiplicato dall’interesse composto.
Il Piano di Accumulo del Capitale (PAC): dollar cost averaging applicato agli ETF
Il PAC è semplicemente un acquisto periodico e programmato, mensile o trimestrale, di quote di un ETF, a prescindere dalle condizioni di mercato.
Quando le quotazioni scendono, compri più quote con lo stesso importo; quando salgono, ne compri di meno. Nel tempo, il prezzo medio di carico tende ad abbassarsi rispetto a chi ha investito tutto in un’unica soluzione al momento sbagliato.
Questo meccanismo, noto come dollar cost averaging, riduce il rischio legato al timing e rende l’investimento accessibile a chi costruisce il proprio risparmio mese per mese con il proprio stipendio.
Oggi il PAC in ETF è disponibile su quasi tutti i broker italiani. Eccone alcuni:
| Broker | Rating | Deposito min. | Asset | |
|---|---|---|---|---|
| 0,19% | ETF, Azioni, Fondi, Obbligazioni, Derivati, Criptovalute, CFD | Recensione → | |
Scalable Capital | 0,99 € | ETF, Azioni, Obbligazioni, Derivati, Criptovalute | Recensione → | |
eToro | 0,00 € | ETF, Azioni, Criptovalute, Forex, Materie Prime, CFD | Recensione → | |
Trade Republic | 1,00 € | ETF, Azioni, Obbligazioni, Derivati, Criptovalute | Recensione → | |
| 0,10% | Azioni, Forex, CFD, Criptovalute, Barrier Options | Recensione → |
Simulazioni pratiche: dai 50 ai 500 euro al mese su un ETF World
I numeri concreti aiutano a capire la portata di questa strategia meglio di qualsiasi discorso teorico.
Un esempio reale: investendo 100 euro al mese sull’MSCI World dal gennaio 2011 al dicembre 2021, un capitale versato di 12.000 euro si è trasformato in 21.531 euro, circa il doppio.
Con un rendimento medio annuo ipotetico dell’8% (più conservativo della media storica del 10,4%) le proiezioni su diversi orizzonti temporali mostrano questa dinamica:
- 100 €/mese per 10 anni → capitale versato €12.000, valore stimato ~€18.300.
- 100 €/mese per 20 anni → capitale versato €24.000, valore stimato ~€58.900.
- 200 €/mese per 20 anni → capitale versato €48.000, valore stimato ~€117.800.
- 300 €/mese per 20 anni → capitale versato €72.000, valore stimato ~€176.700.
La lezione più importante che emergono da queste simulazioni non è nel tasso di rendimento: è nella differenza tra 10 e 20 anni.
Raddoppiare il tempo fa molto di più che raddoppiare l’importo mensile.

Simulazione di crescita del capitale con PAC mensile su ETF globale, ipotizzando rendimento medio annuo dell’8%. I risultati non garantiscono rendimenti futuri. Elaborazione webeconomia.it su dati storici MSCI World.
Portafoglio con solo 1 ETF vs portafoglio multi-ETF: confronto strategico
Un portafoglio con un ETF solo o uno con tre, quattro, cinque strumenti diversi, qual è meglio?
Cerchiamo di capire in cosa consistono questi due approcci diversi tra loro. La differenza sta in chi li usa, perché e con quale patrimonio.
I vantaggi della semplicità: perché meno può essere di più
La semplicità ha un valore che va ben oltre la comodità operativa. Studi di finanza comportamentale mostrano ripetutamente che i portafogli più complessi tendono a produrre rendimenti inferiori non per ragioni tecniche, ma per ragioni umane: più strumenti significano più decisioni, più tentazioni di ribilanciare, più rischio di inseguire i temi del momento.
Con un solo ETF, tolgi la maggior parte di questi ostacoli: un’unica operazione al mese, un’unica voce da monitorare, zero confronti tra strumenti interni.
Per patrimoni fino a 50.000-100.000 euro su orizzonti lunghi, questa è spesso la soluzione migliore disponibile, non nonostante la semplicità, ma proprio per essa.
Quando un solo ETF non è sufficiente: i limiti oggettivi
Con il crescere del patrimonio o il modificarsi degli obiettivi, i limiti strutturali del singolo ETF azionario emergono in modo nitido.
Un ETF come IWDA o VWCE non offre:
- Componente obbligazionaria: necessaria quando si avvicina la fase di utilizzo del capitale o quando la tolleranza al rischio diminuisce.
- Esposizione all’oro o alle materie prime: storicamente decorrelate dall’azionario, utili per smorzare la volatilità complessiva.
- Protezione dall’inflazione: titoli indicizzati come BTP Italia o TIPS americani non sono presenti in nessun ETF azionario puro.
- Diversificazione immobiliare: i REIT globali aggiungono una fonte di rendimento con dinamiche proprie, diversa dall’azionario tradizionale.
Per patrimoni sopra i 100.000 euro, o per chi si trova a 5-10 anni dalla pensione, aggiungere una componente obbligazionaria è di solito consigliabile.
L’evoluzione naturale: da 1 a 2 o 3 ETF con l’aumentare del patrimonio
Il percorso più comune nelle comunità di investimento europee è questo: si inizia con un singolo ETF azionario globale, e nel tempo quando il patrimonio cresce o l’orizzonte si accorcia, si aggiunge una componente obbligazionaria.
Un classico portafoglio a 2 ETF potrebbe essere 80% azionario globale + 20% obbligazionario globale aggregato. Con un terzo ETF si può separare la componente emergente o aggiungere oro.
🛠
GUIDA PRATICA
Come costruire un portafoglio di investimenti bilanciato
L’obiettivo non è la complessità per sé stessa: è rispondere a esigenze reali che emergono naturalmente con l’evolversi del proprio percorso di vita.
Non costruire portafogli complessi perché sembra più professionale. Costruiscili perché hai una ragione concreta per farlo.
Aspetti fiscali e operativi dell’investimento in ETF in Italia
Diamo uno sguardo alle tasse.. In Italia gli ETF non sono trattati in modo identico ad altri strumenti finanziari, e capire le regole in anticipo può farti risparmiare sorprese e, soprattutto denaro.
La tassazione degli ETF in Italia: aliquota, dichiarazione e regime amministrato
Le plusvalenze realizzate dalla vendita di quote di ETF in Italia sono soggette a un’aliquota del 26% (redditi diversi).
Stessa aliquota per i dividendi distribuiti. Eccezione: gli ETF che replicano indici composti per oltre il 50% da titoli di Stato italiani o di Paesi White List beneficiano dell’aliquota ridotta al 12,5%.
Per gli ETF ad accumulazione, che non distribuiscono dividendi ma li reinvestono automaticamente, la tassazione scatta solo al momento della vendita delle quote, non man mano che i dividendi vengono incassati. Questo è un vantaggio fiscale non trascurabile rispetto ai fondi a distribuzione.
Come scegliere il broker giusto per acquistare ETF in Italia
Il broker giusto dipende dalle tue esigenze specifiche, ma ci sono alcune variabili che non puoi ignorare. Qui sotto le abbiamo messe a confronto, in modo che ti possa fare un’idea.
- 701 ETF senza commissioni
- 701 ETF in PAC gratuiti
- Regime Sostituto d'imposta
- Sostituto d'imposta: fiscalità automatica
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
- 1171 ETF senza commissioni
- 2294 ETF in PAC gratuiti
- Regime Report fiscale fac simile
- PAC totalmente gratuiti
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
- Regime Nessun supporto fiscale
- Copy Trading: copia i migliori investitori
- Smart Portfolios per diversificare
- Zero commissioni su azioni reali
50% dei conti degli investitori al dettaglio perde denaro quando opera con questo fornitore di CFD. Dovreste valutare se potete permettervi di correre il rischio elevato di perdere il vostro denaro.
- 2118 ETF in PAC gratuiti
- Regime Sostituto d'imposta
- PAC totalmente gratuiti
- Carta di debito inclusa con cashback
Investire comporta rischi. Il tuo capitale è a rischio.
Il confronto riguarda commissioni di acquisto, la presenza di PAC, il regime fiscale ed i vari strumenti.
Domande frequenti sugli ETF e il portafoglio single ETF (FAQ)
Sì, per un investitore con orizzonte lungo (almeno 10 anni) e obiettivo di crescita del capitale. Un ETF globale offre diversificazione su migliaia di società in decine di Paesi. I limiti emergono quando si vogliono flussi di reddito periodici, bassa volatilità o una componente difensiva obbligazionaria.
Storicamente, il miglior momento è il prima possibile. Su orizzonti lunghi, il timing d’ingresso conta meno della durata e della regolarità. Un PAC mensile evita il rischio di investire tutto ai massimi. L’unica regola: non investire capitale che potresti aver bisogno entro 3-5 anni.
I risultati più significativi si vedono dopo 7-10 anni, quando l’interesse composto inizia a fare la differenza. Più si allunga l’orizzonte, più marcato diventa il divario tra versato e valore finale.
Investire in un singolo ETF conviene?
Arriviamo alla domanda che stava sotto a tutto fin dall’inizio: investire in ETF conviene davvero? Dopo un’analisi dati alla mano, la risposta è sì, ma con una precisazione.
Non conviene per chiunque, in qualsiasi momento, a qualsiasi condizione. Conviene per chi ha un orizzonte lungo, la disciplina di non toccare il portafoglio nelle fasi di crisi e aspettative realistiche sul rendimento nel breve periodo.
La potenza di questa strategia è nella sua coerenza con la matematica. Il rendimento medio annuo del 10,4% dell’MSCI World dal 1978 ad oggi è il riflesso della crescita economica globale, della produttività delle imprese e del reinvestimento degli utili nel tempo. Chi replica passivamente questo indice non fa scommesse: aggancia la crescita dell’economia mondiale e la porta a casa al netto di costi minimi. Le ricerche mostrano che oltre l’80% dei fondi a gestione attiva non riesce a battere il proprio benchmark su 15 anni. La gestione passiva tramite ETF invece è in grado di farlo.
Al di là dello strumento, il fattore più determinante è il tuo comportamento nel tempo. Un investitore mediocre con VWCE che non vende mai durante le crisi otterrà risultati migliori di un investitore brillante con una strategia articolata che si spaventa al primo -30% e liquida tutto.
La semplicità del singolo ETF è anche una protezione contro te stesso contro le decisioni impulsive che statisticamente danneggiano la maggior parte degli investitori retail.
Non hai ancora iniziato ad investire? Seleziona il tuo ETF globale preferito, imposta un PAC mensile con un importo che puoi permetterti, e poi lascia che il tempo faccia il suo lavoro.Beh ogni momento è buono, oggi vale sempre più che iniziare domani.