Investire nell’epoca dei Rendimenti Bassi: la Soluzione è la Diversificazione Temporale

Chi trova un amico trova un tesoro. Il significato che diamo all’amicizia cambia da persona a persona e nelle diverse fasi della vita, ma si tratta sempre e comunque di una relazione da cui ci si aspetta qualcosa di positivo. Poi le vicende della vita cambiano le carte in tavola e non sempre si trova in un amico quel che si cercava”.

Con questa metafora – piuttosto suggestiva – Claudio Barberis, responsabile asset allocation di Moneyfarm.com, società di consulenza finanziaria online, descrive il rapporto tra investitori e banca centrale.

Un rapporto che ha visto anni migliori. Come quelli della crisi, caratterizzati dal panico generale ma anche dal contributo essenziale delle banche centrali. “I banchieri centrali hanno dato ai detentori di patrimoni quello che volevano: liquidità nei tempi di crisi e rivalutazioni nei momenti di ripresa”, afferma Claudio Barberis.

Oggi la situazione è cambiata. La banca centrale è diventato un amico scomodo, che rischia di causare più danni che altro. Non si tratta di cattiva fede, semplicemente è nella natura delle cose. Le banche centrali hanno un altro “amico” di cui occuparsi e un altro genere di doveri da compiere.

“La banca centrale forse non è più il miglior amico dell’investitore, ma del debitore. Sta svolgendo egregiamente il suo compito, di gestione dell’inflazione e di mantenimento della stabilità finanziaria, spostando il suo impegno da un vecchio amico ora in decente salute (i patrimoni di famiglie, fondi…) ad un amico che ha oggi maggior necessità”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I rendimenti si sono abbassati così tanto da rendere inutili alcuni investimenti, come quelli nei titoli di Stato – il caso più emblematico è rappresentato dai bund tedeschi.

Si affaccia quindi una nuova esigenza: staccare il cordone ombelicale che lega l’investitore alla banca centrale. Il contributo degli anni passati ha provocato un attaccamento morboso, che ha in qualche modo impigrito l’investitore, galvanizzato dalla salita costante dei mercati. L’investitore deve ricominciare a camminare sulle proprie gambe, puntando sull’ingegno e sul coraggio. La prudenza in questo caso è troppa. Il suggerimento di Carlo Barberis è molto pratico: “La ricerca del valore richiede uno stile proattivo che in questi anni si poteva trascurare mentre tutto saliva. I nuovi amici degli investitori non saranno più i banchieri centrali ma imprenditori in grado di sviluppare idee di valore, governi capaci di fare riforme strutturali e, per chi investe di mestiere, clienti che capiscono il concetto di rischio ed orizzonte temporale”.

Non è un cambio di approccio facile da innescare. A ostacolarlo sono alcuni “bias comportamentali” tipici di alcuni paesi, sicuramente rafforzati dal comportamento pro-investitori che le banche centrali hanno attuato durante gli anni della crisi.

In particolare è poco diffuso il concetto di diversificazione temporale, abbastanza lontano dalla diversificazione classica. Non si tratta di investire il proprio patrimonio in asset diversi per natura, dinamiche e rischi, ma di investirlo e disinvestirlo in base al ciclo economico. Molto banalmente, consiste nell’acquistare con prudenza e costanza nelle fasi di depressione e vendere con parsimonia e metodo in quelle di esaltazione.