Investire in Borsa: come calcolare il guadagno?

Come calcolare il guadagno di un investimento in Borsa? Sono tanti i trader che se lo chiedono, soprattutto prima di iniziare. Per capire se buttarsi su questa avventura convenga o meno.

Inutile dire che nel trading online si guadagna grazie alle plusvalenze. Vale a dire la cessione di un prodotto a un prezzo superiore di quello che aveva quando lo abbiamo acquistato.

Per capire come calcolare il guadagno di un investimento in borsa, bisogna tener presente più fattori. Oltre al mero calcolo della differenza di cui sopra. Infatti, sul nostro guadagno incideranno anche le eventuali commissioni prelevate dal Broker che utilizziamo per il trading. Lo spread che è un altro guadagno da parte della piattaforma di trading a cui ci siamo affidati per il nostro trading online.

E ancora, le tasse da pagare al Fisco italiano.

Dunque, entriamo nel vivo del discorso su come calcolare il guadagno di un investimento in Borsa.

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Calcolo guadagno in Borsa, cosa sono plusvalenze e minusvalenze

Cosa sono le plusvalenze? Cosa sono le minusvalenze?

Il primo caso si verifica quando il prezzo di chiusura di un’operazione è superiore al prezzo di apertura. Di contro, il secondo caso si verifica quando il prezzo di chiusura di un’operazione è inferiore al prezzo di apertura.

In caso di vendita allo scoperto o posizione short con CFD, Futures o Opzioni il discorso si inverte. Pertanto, avremo una plusvalenza quando il prezzo di chiusura di una posizione è inferiore al prezzo di apertura. Mentre, viceversa, una minusvalenza quando il prezzo di chiusura di una posizione è superiore al prezzo di apertura.

Mettiamo il caso di aver investito 10mila euro acquistando 5mila azioni di Apple a 2€ l’una. E di averle poi rivendute a 2,20€ ciascuna. Abbiamo quindi ottenuto un rendimento lordo del 10%. Pertanto, il nostro incasso sarà di mille euro.

Come calcolare guadagno in Borsa: cosa sono le commissioni

Passiamo invece al secondo capitolo di spesa: le commissioni. Se fate trading mediante la vostra banca, avrete il vantaggio che essa vi farà anche da sostituto d’imposta. Tuttavia, la Banca comunque vi applicherà delle commissioni sull’apertura e sulla chiusura di operazioni finanziarie.

Solitamente, le commissioni si aggirano intorno al 0,2%, sebbene questo numero non vada inteso come un parametro fisso. Infatti, qualsiasi istituto di credito ha la facoltà di decidere in maniera del tutto indipendente, le commissioni che vuole applicare. Le commissioni possono essere fisse o variabili in base all’importo.

A tal proposito, vi suggeriamo di leggere con estrema attenzione i termini e le condizioni che sono poste nel contratto. Spesso, non a caso, pure furbescamente con scritte molto piccole. Per sicurezza, comunque, chiedete anche a voce all’operatore della Banca stesso delucidazioni su questo aspetto. Di certo non di secondo conto, perché ne va della consistenza dei vostri profitti finali.

A titolo di esempio, comunque, mettiamo il caso che la commissione sia proprio dello 0,2% sull’apertura e sulla chiusura della nostra operazione. Mettiamo invece come investimento 10mila euro.

Quindi, lo 0,2% di 10.000€ sono 20€. Mentre lo 0,2% di 11.000€ sono 22€. In totale paghiamo 42€ di commissioni, che vanno quindi tolti dal profitto finale e arriviamo a 958€ (ovvero la differenza 1.000-42).

Se invece per il nostro tanto agognato trading online ci affidiamo ad un broker CFD, in genere non sono previste commissioni. Se però vi affidate ad un Broker rinomato, visto che quelli più importanti solitamente non li prevedono. Ma vi è il finanziamento overnight. Cosa significa ciò? Che per mantenere una posizione finanziaria con i CFD per più di un giorno (o meglio durante la notte) il broker vi chiederà un finanziamento.

Pertanto, utilizzando sempre le cifre a titolo di esempio, al profitto finale dovreste scalare i finanziamenti overnight che si susseguono ogni notte che la posizione finanziaria è rimasta aperta.

Se l’operazione di apertura e chiusura è avvenuta nell’arco della giornata, state eseguendo il cosiddetto trading intraday. Ciò esclude commissioni overnight da dover pagare al trading online.

Comunque, riteniamo al fine di semplificare il discorso, di operare con una banca. Pertanto, restiamo al nostro calcolo di 958€. Purtroppo per il trader, i costi non finiscono qui.

Come calcolare guadagno quando si investe in Borsa, la Tobin tax

Tra i tanti regali lasciatici in eredità dal Governo Monti, troviamo anche la Tobin Tax. Introdotta nel 2013, sebbene le sue origini risalgano a quarant’anni fa. La Tobin Tax è una tassa su tutti gli scambi di valuta attraverso i confini. La prima idea che potrebbe essere utile è venuta dall’economista James Tobin.

L’imposta è destinata a mettere una penalità sulla speculazione a breve termine in valute. L’aliquota fiscale proposta sarebbe bassa, compresa tra lo 0,1% e lo 0,25%. Il 15 agosto 1971, Richard Nixon disse che non sarebbe più possibile cambiare il dollaro USA in oro, così finì il sistema di Bretton Woods.

Tobin ha suggerito un nuovo sistema per la stabilità valutaria internazionale e ha proposto che tale sistema includa una commissione sulle transazioni di cambio. Il professor Tobin in seguito ha ricevuto un premio Nobel per l’economia nel 1981.

L’idea è stata quasi dimenticata per più di 20 anni. Nel 1997 Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique, diede il via al dibattito sulla tassa Tobin con un editoriale intitolato “Disarmare i mercati”. Ramonet ha proposto di creare un’associazione per l’introduzione di questa tassa, che è stata denominata ATTAC (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie per l’aiuto dei cittadini).

La tassa è diventata quindi una questione del movimento antiglobalizzazione e una questione di discussione non solo dietro le istituzioni accademiche, ma anche nelle strade e nei parlamenti di tutto il mondo, come il Regno Unito e la Francia.

Dal momento che un paese che agisce da solo troverebbe molto difficile introdurre questa tassa, molti sostengono che sarebbe meglio farlo da un’istituzione internazionale. È stato proposto che il fatto che le Nazioni Unite gestiscano una Tobin Tax risolverebbe questo problema e darebbe al Regno Unito un’ampia fonte di finanziamento indipendente dalle donazioni degli Stati partecipanti. Tuttavia, ci sono state iniziative di dimensione nazionale sulla tassa. L’idea della Tobin Tax è stata oggetto di molte discussioni in Europa nell’estate del 2001.

Il 15 giugno 2004, la Commissione delle finanze e del bilancio del Parlamento federale belga ha approvato un proposta di legge che applica la tassa di Spahn (una versione della Tobin Tax proposta da Paul-Bernd Spahn).

Tornando all’Italia, la Tobin Tax si paga sull’apertura e sulla chiusura delle operazioni finanziarie relative ad un prodotto italiano o un derivato con sottostante un prodotto italiano.

In parole povere, è da pagare sul trading su azioni italiane e sull’indice FTSE MIB. La Tobin Tax non si applica sulle società con capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro, né sulle operazioni intraday.

Mettiamo il caso, a titolo di esempio, di aver svolto la nostra operazione per più di un giorno. La Tobin Tax sarà pari a 10€ per l’apertura dell’operazione e 10€ per la chiusura della stessa. In totale abbiamo quindi una spesa complessiva di 20€.

Ecco dunque che il nostro guadagno scende a 938€, dato che dobbiamo togliere 20€ dai 958€. Importo a cui eravamo rimasti.

Siete convinti che è finita qui? Vi sbagliate di grosso. In quanto, non solo la risposta è no, ma dovrete affrontare la spesa più consistente.

Calcolo guadagno trading: la tassa sulle rendite finanziarie

Veniamo alla quarta voce da sottrarre al nostro profitto: la tassa sulle rendite finanziarie, pari al 26%.

Si calcola così: il 26% su 938€, che corrisponde a 243,88€. Per effetto di ciò, il profitto netto del nostro esempio corrisponde a 694,12€. Frutto della sottrazione di 243,88€ a 938€.

Quindi, risalendo ai nostri 1.000€ lordi di profitto iniziale, arriviamo a 694,12€. Ossia, 305,88€ in meno. Oltre un terzo, circa il 30,59% per essere precisi. Ecco quindi che il nostro calcolo sul guadagno è compiuto. E il risultato finale non è certo del tutto confortante.

Ci teniamo comunque a precisare che il calcolo è approssimativo e va inteso a titolo di esempio per farvi fare una idea. Inoltre, il fisco italiano cambia spesso. Quindi non escludiamo che quando leggerete l’articolo, ci siano delle novità. Speriamo per voi ovviamente positive.

Occorre comunque chiarire che abbiamo parlato di un profitto su un titolo azionario. Le cose cambiano su altri prodotti finanziari. Con i CFD ci sono alcuni accorgimenti da tenere in considerazione. Mentre, per quanto concerne la Tobin Tax, sul Forex o sui CFD materie prime o CFD azioni/indici esteri non va pagata.

Come calcolare guadagno in Borsa: i Broker senza commissioni

Abbiamo detto che alcuni Broker, quelli rinomati, non prevedono commissioni. Il che porterà qualche spesa in meno sul vostro profitto finale. Ad esempio 24option(clicca qui per visitare il sito ufficiale) non applica alcun tipo di commissione. Ed in effetti viene scelto da tantissime persone anche per questo aspetto.

Va comunque detto che la scelta del Broker è delicata e non vi dovete far abbindolare da quelle piattaforme che non prevedono costi. E, al contempo, vi promettono pure lauti guadagni quotidiani senza il minimo sforzo.

Diffidate da questi Broker, in quanto non solo non vedrete i guadagni promessi, ma finirete pure per perdere quanto investito inizialmente.

Queste piattaforme hanno sede in Paradisi fiscali. Quindi è pure difficile recuperare i soldi persi. Anche dietro regolare denuncia, che comunque consigliamo di fare. Per far conoscere alle autorità competenti le malefatte di queste piattaforme.

Ecco alcuni Broker affidabili con le commissioni più basse:

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