Investire in Bitcoin: quello che serve sapere

Uno dei fenomeni degli ultimi anni è il bitcoin. Tutti sanno che è una moneta virtuale, ma oltre questa semplice affermazione si sa poco. Il motivo di ciò risiede nella complessità del sistema che regge questa “crittovaluta” e nella discreta quantità di rischi che sottintende al suo utilizzo – su cui i sostenitori tendono a soprassedere.

Il bitcoin è una moneta “libera”, apolide, priva di banca centrale, creata nel 2009. Il suo successo ha colpito l’immaginario di analisti e investitori.

Alcuni numeri testimoniano le sue peculiarità. Il suo valore, per esempio. Non solo è alto, ma è anche molto variabile. Durante il suo primo anno di vita, un bitcoin valeva meno di un dollaro. Poi, l’ascesa, fino a toccare il picco di 979 dollari a fine 2013. Attualmente, il suo valore si attesta intorno ai 349 dollari, ma a colpire è l’estrema volatilità. Nell’arco dello stesso gioco, si registrano svalutazioni del 15 o del 20%.

Molto variabile è anche la quantità di bitcoin presenti nel “sistema”. Questa affermazione non deve stupire: aggregato monetario e svalutazione-rivalutazione sono due concetti indissolubilmente legati. Se un anno fa in circolazione erano 11 milioni di bitcoin, oggi ce ne sono più di 13. Il loro valore, in dollari, è alto e mutevole proprio perché a essere mutevole è il tasso di cambio rispetto alla moneta americana (che viene presa come punto di riferimento). Attualmente, sul mercato sono presenti bitcoin per un valore di 5 miliardi di dollari.

Questi dati evidenziano una verità: investire nei bitcoin è rischioso. In breve tempo si potrebbe assistere a un vertiginoso aumento di capitale, come anche a una riduzione altrettanto clamorosa. La causa di ciò ha a che fare con le profonde differenza tra il bitcoin e le monete “normali”. Ecco una lista breve ma esauriente.

Il bitcoin non ha una banca centrale dietro. Anzi, non ha nessun tipo di organizzazione in grado di incidere sui suoi parametri. Non è regolato da una politica monetaria, quindi la massa in circolo non può essere in nessun modo controllata. Questo dà vita ai fenomeni di variabilità che sono stati descritti sopra. E’ tutto in mano al mercato.

Il bitcoin viene acquisito in modo anomalo. Il processo di acquisizione della moneta è un unicum nella storia “economica” dell’uomo. Ovviamente, è possibile acquistare bitcoin con altre valute, ma è anche possibile entrarne in possesso in modo del tutto gratuito. Nello specifico, con il processo di estrazione, o mining.

Il bitcoin non ha un’economia di riferimento. I destini del dollaro dipendono (anche) dall’economia americana. I destini dell’euro dall’economia dell’Ue. I destini dello yen dal Giappone e così via. Il bitcoin è apolide, dunque non si aggancia a nessuna economia. E’ difficilissimo produrre l’analisi fondamentale per questa crittovaluta. Da un certo punto di vista, però, il bitcoin è ancora più suscettibile di ciò che accade nell’economia reale. E’ un po’ come una banderuola, priva di un punto di riferimento. Questo, ovviamente, aumenta la volatilità.

Il bitcoin domani potrebbe scomparire. La crittovaluta non ha un profilo istituzionale. E’ semplicemente un asset, uno strumento di commercio. La sua esistenza non è vincolata a un organismo razionale e responsabile come può essere uno Stato o una banca centrale, ma alla sua utilità. Una volta che il suo valore dovesse scendere a zero (ed è teoricamente possibile) il bitcoin potrebbe scomparire semplicemente perché inutilizzato.

Il bitcoin è sicuro, o forse no. Persino sulla sua sicurezza non si può essere certi. Il rischio di frode e di clonazione è allontanato dal sistema crittografico. Ogni bitcoin possiede un codice, dunque quando una persona riceve un bitcoin di fatto riceve semplicemente un codice che ne attesta il possesso. Basterà? Fino a questo momento il metodo ha retto, ma il futuro è incerto.

Questi sono tutti motivi che rendono il bitcoin una “meta di investimento” rischiosa ma potenzialmente arricchente.

Lo è per ammissione dello stesso Barry Sillbert, fondatore del Bitcoin Investment Trust, organizzazione che supporta il commercio in bitcoin.

“E’ probabilmente l’investimento con il più alto rischio e con il più grande ritorno potenziale. Il bitcoin può diventare la valuta globale, la più importante piattaforma di pagamento, il sistema di pagamento preponderante nel globo, oppure niente di tutto questo”.

Dove trovare i bitcoin

Essendo una moneta diversa da quelle classiche, ai più potrebbe risultare difficile entrare in possesso dei bitcoin. In verità, è tutto più semplice di ciò che si può pensare. Esistono tre metodi.

Vendere merci. Molto semplice: vendete qualcosa a un possessore di bitcoin e quello vi pagherà in bitcoin.

Scambiare moneta. Ovviamente, non ci sono banche di mezzo. Non esiste nessuna “filiale del bitcoin”. Si fa tutto in rete, attraverso programmi dedicati. Paypal è, un po’ a sorpresa, uno di questi. Il processo è però un po’ lungo. In buona sostanza, si acquistano valute in modo indiretto. Il ruolo dell’intermediario è a sua volta ricoperto da un altro circuito di pagamento: WirWox, specializzato proprio nelle crittovalute. Su questa piattaforma è possibile acquistare bitcoin solo per mezzo di altre valute di questo tipo, come per esempio Second Life Lender (moneta in uso nell’omonimo social network). E’ possibile acquistare SLL attraverso Paypal e acquistare successivamente Bitcoin direttamente su WirWox.

Realizzare il mining. Il mining è il processo di estrazione del bitcoin. Per possedere la celebre crittovaluta, è sufficiente possederne il codice. Il codice però può essere “ricavato”. Insomma, se paradossalmente un utente riuscisse a indovinarlo, avrebbe il bitcoin. E’ necessario però possedere una incredibile capacità di calcolo, dunque hardware potenti. Da soli, “estrarre” è possibile, ma molto difficile. Per questo esistono gruppi di mining, ossia vere e proprie “squadre di estrazioni”, composte da persone che uniscono non solo le proprie competenze ma anche i loro hardware per ricavare un numero notevole di bitcoin.