Qual è investimento più redditizio nell’epoca dei tassi negativi?

Il panorama economico attuale presenta molte insidie e poche opportunità. La crescita è lenta, in Europa come negli Stati Uniti, i mercati emergenti arrancano, i tassi di inflazione sono o troppi alti o troppo bassi. Il problema più grave, per chi cerca un investimento decente, è però causato dalla necessaria quanto pericolosa politica monetaria delle banche centrali, che spingono verso un approccio ultra-espansivo. La questione è sentita soprattutto nel Vecchio Continente, dove la Bce ha praticamente azzerato i tassi o in alcuni casi li ha spostati in territorio negativo. L’impatto sul contesto creditizio è stato molto pesante, soprattutto sui rendimenti. Il tema coinvolge tutti, dai piccoli risparmiatori ai grandi investitori. Qual è l’investimento più redditizio oggi, in piena era di tassi negativi?

Investimento sicuro o redditizio? Una decisione dettata dal contesto

Appurato che un po’ dappertutto i rendimenti sono bassi, se non addirittura vicini allo zero, è utile spostare l’attenzione su un tipo di investimento magari meno sicuro ma in grado di risultare almeno minimamente proficuo. Una riflessione approfondita in questo senso, tuttavia, non può trascurare alcuni aspetti, tali da rafforzare il profilo di rischio di investimenti che fino a qualche tempo fa, pur non essendo giudicati sicurissimi, non esponevano a rischi eccessivi.

A livello prettamente continentale, si segnala una ripresa anemica, peggiorata da alcuni elementi strutturali, dunque di difficile modifica. La produttività scarsa, il carico fiscale sulle imprese, i costi sociali dovuti a una demografia sfavorevole, la debolezza delle banche… Sono tutti problemi che incidono e che aumentano il rischio relativo ad alcuni investimenti (es. quelli legate agli istituti di credito regionali).

A livello internazionale la situazione è, se possibile, ancora più complicata. I mercati emergenti sono a rischio bolla, crescono al di sotto delle aspettative perché il loro maggiore acquirente, la Cina, vive un momento di pesante incertezza. A rischio sono anche le grandi multinazionali del petrolio, che stanno soffrendo il calo del prezzo dell’oro nero e rischiano di crollare, trascinando con sé pezzi di paese. La Cina, poi, non riesce a sostenere la domanda globale come ha fatto durante l’ultima crisi.

L’investimento migliore

Il segreto è quindi riuscire a trovare un investimento che sia poco rischioso ma moderatamente redditizio. Il consiglio è rivolgersi a quei comparti che si distinguono per la “non ciclicità“, ossia che sono strutturalmente immuni al ciclo economico.

E’ logico: il periodo è incerto, dunque è bene mettersi al riparo da questa incertezza, anche al costo di avere tra le mani un rendimento scarno. L’importante è che non sia troppo scarno.

Nello specifico, è meglio rivolgersi alle azioni del comparto farmaceutico e degli alimentari. La case farmaceutiche, infatti, non soffrono cali di domanda. Le malattie, e quindi il bisogno di medicine, non guardano in faccia alle condizioni economiche. Allo stesso modo, le aziende alimentari offrono gli stessi benefici.

Sia chiaro, però, che da questo ragionamento sono escluse le aziende agricole, che soffrono fattori esterni in grado di causare una grande incertezza e imprevedibilità (es. il clima).

Un occhio di riguardo, comunque, va riservato anche ai fondi e alle azioni che in qualche modo fanno riferimento ai paesi in via di sviluppo, ossia ai “BRIS”, quindi escludendo la Cina. Tutto ruota comunque attorno al gigante asiatico: se si riprende, allora i mercati emergenti troveranno nuova linfa e si espanderanno oltre le previsioni.

Come facilmente intuibile, la prima opzioni propone rendimenti più bassi ma offre una maggiore sicurezza. La seconda, di contro, offre rendimenti più alti ma espone a maggiore rischi, anche perché è vincolata a un secondo avvenimento (la ripresa della Cina).