Investimenti petroliferi e minerari: i tagli danneggiano l’economia?

Il mercato delle commodity sta vivendo una fase strana. A scoppio ritardato, infatti, si sta verificando un deciso calo dei prezzi (iniziato non di recente) . Ciò sta generando conseguenze di varia natura, non per forza negative. Tra queste spicca il calo degli investimenti petroliferi e minerari. In buona sostanza, i grandi colossi, specie americani, estraggono sempre meno petrolio, gas, metalli preziosi. Il fenomeno coinvolge l’economia e la finanza praticamente a tutti i livelli, ponendo in essere dinamiche a volte imprevedibili ma foriere di opportunità. Ecco cosa sta succedendo nel complesso panorama dell’estrazione petrolifera e mineraria.

Investimenti Petroliferi

Investimenti 2016: un crollo annunciato

Il 2016 si preannuncia simile al 2015 e al 2014: un anno all’insegna di tagli. Le grandi compagnie avevano iniziato a stringere i cordoni della borsa quando, due anni fa, era risultato ormai evidente che la domanda non poteva tenere il passo dell’offerta. La crisi, soprattutto quella dei mercati emergenti, ha fatto crollare il consumo di petrolio e gas, vanificando di fatti gli sforzi estrattivi messi in programma negli anni precedenti. Non stupiscono, in quest’ottica, l’ondata di tagli agli investimenti che tutt’ora coinvolge il settore (e che secondo gli analisti lo coinvolgerà fino al 2018).

Secondo Ristard Energy, società di consulenza, il 2016 potrebbe essere il primo anno in cui la produzione frutto dei nuovi progetti risulterà inferiore alla produzione corrente, concretizzando ciò che gli analisti si aspettavano da tempo: un calo dell’offerta complessiva. Si parla di 3,3 milioni di barili “persi” a fronte di 3 milioni di barili estratti da giacimenti ex novo. Nei prossimi anni potremmo assistere addirittura a un aumento del gap.

D’altronde, è dal 2014 che i tagli agli investimenti si susseguono. Stando all’agenzia di rating Standard and Poor’s, gli investimenti nel comparto Oil and Gas sono scesi del 22% due anni e del 24% l’anno scorso. Nel 2016 la previsione è di un comunque fosco -15%. Stesso discorso per le società metallifere, con tagli rispettivamente del 22% del 20%, con un 11% in previsione per il 2017.

Taglio degli investimenti: i rischi per l’economia globale

Va specificato che il taglio e il parziale ritiro delle grandi compagnie da alcuni progetti particolarmente costosi sortirà un effetto a scoppio ritardato. Il motivo è semplice: la messa a regime di nuovi giacimenti richiede un tempo molto lungo, in media due anni, sicché in questo momento il mercato sta scontando le conseguenze dell’aperture di linee avvenuta ormai nel 2014, quando il comparto non era ancora in crisi. Un esempio è dato dalla costruzione di una piattaforma petrolifera nell’Artico da parte dell’Eni, allora ritenuta un investimento valido.

Ad ogni modo, il crollo degli investimenti porterà a una riduzione dell’offerta e a una conseguente quanto naturale risalita dei prezzi delle commodity. Se ciò da un punto di vista finanziario rappresenta una buona notizia, soprattutto per il mercato azionario, in un’ottica “più reale” pone in essere alcune problematiche. La ripresa di buona parte dei paesi occidentali (soprattutto l’Italia), infatti, si basa anche sulla riduzione dei prezzi delle commodity. Se questi dovessero nuovamente schizzare verso l’alto assisteremmo a un ulteriore rallentamento della crescita.