Intesa Sanpaolo chiude 2012 con risultato positivo

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Intesa Sanpaolo ha ufficialmente chiuso il bilancio d’esercizio 2012 con un utile pari a 1,6 miliardi di euro, in netta inversione di tendenza rispetto agli 8,2 miliardi di euro di perdite dell’anno precedente, quando tuttavia il risultato netto era stato indotto da svalutazioni di avviamenti in maniera molto considerevole. Alla luce di ciò, il consiglio di amministrazione propone un dividendo pari a 5 centesimi per azione, con pay-out del 52 per cento, e contro i 6 centesimi per azione dell’anno scorso.

Ad ogni modo, il 2012 – come era lecito attendersi – si è concluso con un perdita pari a 83 milioni di euro, contro un utile operativo di 2,197 miliardi di euro. La banca ha inoltre precisato di aver ottenuto – nel terzo trimestre dell’anno – un guadagno netto di 414 milioni di euro. Nell’ultima parte dello scorso 2012 hanno tuttavia inciso gli oneri di integrazione e di incentivazione all’esodo, per quasi 100 milioni di euro, oltre agli stanziamenti a fronte dei rischi creditizi che nel corso del 2012 sono saliti a quota 4,7 miliardi di euro, in incremento dell’11 per cento rispetto al 2011, e a fronte della copertura dei crediti deteriorati al 44,9 per cento, contro il 45,7 per cento del 2011, ma comunque ben al di là della media italiana pari al 31,8 per cento.

Considerate le attese da parte degli analisti, i risultati pubblicati da parte del top management dell’istituto di credito possono ben essere giudicati lievemente migliori rispetto agli auspici, che invece parlavano di una perdita trimestrale superiore ai 100 milioni di euro e di un utile operativo sotto i 2 miliardi di euro.

Il patrimonio della banca al 31 dicembre 2012 è cresciuto di 1,1 punti percentuali, con un Core tier 1 all’11,2 per cento, che risulta essere tra i più alti in Europa: “Intesa Sanpaolo è tra le poche banche al mondo che già oggi rispetta i criteri di Basilea 3 di liquidità e di patrimonializzazione”, riporta una nota dell’istituto di credito, come riportato dal quotidiano La Repubblica, per poi sottolineare come “l’’elevata liquidità e la forte capacità di funding”.

L’istituto di credito evidenzia infine che alla fine del 2012 esistevano attività liquide per 115 miliardi di euro, e disponibilità presso banche centrali per 67 miliardi di euro, poi ricondotti a 120 miliardi di euro per la liquidità e ai 90 miliardi di euro presso le banche centrali, al febbraio 2013.

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