Intervista a Larry Williams, trader con 50 anni di esperienza

Tra i trader con più esperienza si può certamente annoverare il nome Larry Williams. Attivo da cinquant’anni, nel 1987 è riuscito a convertire 10.000 dollari in un 1,1 milioni (per questa impresa ha vinto il Robbins Trading Company World Championship). E’ anche un trader “resistente”, dal momento che ha provato nella sua vita qualcosa come 76 maratone di trading.

E’ stato intervistato lungamente dal mensile Trader. Nelle sue dichiarazioni, tantissimi consigli per tutti gli investitori, esperti o meno che siano.

Ebbene, il primo consiglio che Larry Williams si sente di dare è quello di non scoraggiarsi per gli errori che si commettono, soprattutto se si è all’inizio, e anzi farne tesoro: “Anche io ho fatto molti errori e ho perso una grande quantità di denaro. Ma c’è una maniera meravigliosa di usare questi errori: imparare dagli sbagli fatti. La chiave è esattamente questa: apprendere e migliorare”.

D’altronde, dopo una carriera d’oro e cinquant’anni passati a tradare, Williams ha la sensazione di poter ancora imparare qualcosa. “Imparo cose nuove e ripasso le conoscenze precedentemente acquisite. Il trading è dinamico. Smettere di imparare è equivalente a un ristagno. E il ristagno significa in definitiva la regressione o il peggioramento”.

Il riferimento è ovviamente a un’epoca molto lontana, in cui Williams muoveva i primi passi. Ma c’è anche un altro periodo che ricorda con molta nostalgia: quello in cui l’online semplicemente non esisteva e si tradava in modo del tutto diverso. “Per anni tutti i miei ordini sono stati controllati da un broker mio amico e il trading floor ha finito per favorire lo sviluppo di rapporti personali. Il trading elettronico ha cambiato tutto questo. E’ il singolo trader a essere responsabile del suo trader, non – anche se almeno in parte lo è – il broker. Ciò che mi manca, comunque, sono i contatti personali e le conversazioni, cioè tutta l’atmosfera.

Un’atmosfera che oggi non c’è più, men che meno nel forex, mercato che più degli altri ha beneficiato della rivoluzione digitale. A tal proposito, il suo parere non è poi così positivo. “Nel trading del forex le commissioni sono troppo alte e sento che il mercato è troppo confuso. Potrebbe sembrare strano, ma penso di poter fare meglio con i future dove i miei costi di compravendita sono meno di cinque dollari. Nel trading del forex pago almeno un pip dipendentemente dalla coppia di valute, ciò almeno due pip a compravendita. Inoltre, c’è il problema che nessuno può dire esattamente quale sia il vero prezzo”.

A questo punto sorge spontanea una domanda. Se il forex ha tutti questi difetti, perché è così apprezzato dai trader. La spiegazione di Larry Williams è questa: “Nel trading del Forex sono possobili le leve finanziarie più alte di tutte: 1:100 e più. Naturalmente, questo attrae molti trader privati e può essere quindi una opportunità di trading se lei ha un piccolo capitale iniziale. Ogni trader del Forex dovrebbe, certo, essere consapevole dei rischi associati al potenziale della leva finanziaria. Il margine è pericoloso, soprattutto perché il trading è un affare pericoloso già di suo”.

Larry Williams dimostra saggezza anche per quanto riguarda il rapporto con la matematica, e quindi – in un certo senso – con l’analisi tecnica. A dispetto delle credenze di intere generazione di trader, per lui occorre non fare troppo affidamento alla matematica. “Non credo che la matematica sia la risposta a tutto. Puoi essere anche un trader di successo in termini quantitativi, come dimostrato da alcuni hedge fund, ma per me questa non è una soluzione, perché i mercati sono troppo influenzati dai fattori casuali. Effetti ai quali i trader umani, con esperienza pertinente, sono in grado di rispondere. La matematica è una scelta pura ed esatta, ed è esattamente quello che i mercati non sono”.

Se la matematica dovrebbe essere presa con le pinze, lo stesso di potrebbe dire del trading automatico, nella cui prospettiva l’intelletto umano è – se si esclude la fase di strategia – totalmente soverchiato dall’abilità delle macchine. Eppure Williams non chiude totalmente la porta. “Non sono sono completamente scettico verso il trading automatico. Io per mio conto uso alcune strategie di trading meccaniche. Ma continuo fermamente a credere che il trading è fatto dalla persona. Fondamentalmente, tu dovresti tradare solo ciò che capisci e ciò sui cui puoi lavorare personalmente”.

Rinunciare al trading automatico o comunque utilizzarlo quanto basta, però, vuol dire adottare un approccio particolare allo stop. Ecco cosa ne pensa Williams. “Io uso degli stop duri. Questo significa che l’ordine è nel mercato e viene innescato quando è raggiunto lo stop. Da un punto di vista psicologico, è meglio uscire subito ed essere fuori dal trade”.

Ma cosa trada Larry Williams oggi? E’ interessante saperlo, anche perché, dopo cinquant’anni di carriera, non si è ancora fermato. “Il mio centro di interesse è oggi rappresentato dai future sulle commodity. Certo, le mie tecniche lavorano anche in altri mercati. Inoltre, ora sono attivo come fund manager nel trading delle azioni. E’ un lavoro interessante e ci sono alcuni amici che lavorano vicino a gente che gestisce miliardi di dollari di fondi”.

Il tutto, con la stessa filosofia di sempre, che lui stesso definisce “filosofia di trading fondamentale”. E’ una sorta di metodo induttivo. Si parte dal generale per arrivare al particolare: “Comincio da un’analisi generale di lungo periodo per poi trasferire la mia analisi a un intervallo di tempo più breve dove il mio trading può avere luogo. In questo modo cerco sempre di lavorare con ‘strumenti’ più o meno simili, adattando i loro settaggi a seconda della fase di mercato. La cosa più importante è il contesto in cui i trader valutano gli indicatori correnti”.