L’insostenibile leggerezza dell’essere (Europei)

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Nel 1982 lo scrittore ceco Milan Kundera scrisse un romanzo destinato a fare la storia: “L’incredibile leggerezza dell’essere”. Le vicende, ambientate durante la Primavera di Praga del 1968, in realtà sono servite all’autore per raccontare una sua visione, alquanto nichilista, della vita: le scelte che prendiamo, le decisioni che adottiamo, non hanno in realtà significato alcuno perché il nostro destino è in qualche modo già scritto dal contesto, e ogni nostra azione si perde nell’infinito di una realtà che, lungi dall’essere mutabile, reinterpreta se stessa e chi la vive.

Ecco, l’Europa oggi appare come la proiezione, estesa su scala continentale, di quel concetto e di quel romanzo. I cittadini sono caratterizzati “dall’insostenibile leggerezza dell’essere”, nella fattispecie “dell’essere europei”. Leggerezza determinata dall’Ue e dalle altre autorità che esercitano una certa influenza sul Continente.

In estrema sintesi, non siamo noi a decidere. Viviamo in paesi liberi e democratici, sia chiaro, ma il pallino non è più in mano nostra. Il problema è che, per quanto possiamo desiderare di cambiare le cose, per quanto possiamo sforzarci a protestare, a far nascere e sostenere partiti politici, l’Italia – e con lei gli altri paesi membri dell’Ue – sono guidati da un pilota automatico.

Non è commiserazione e nemmeno pessimismo. Queste considerazioni procedono semplicemente dall’assetto che l’Europa ha assunto fin dalla nascita dell’euro. Di seguito, tutte le ragioni per cui la nostra capacità di incidere è insufficiente.

Non siamo sovrani

Molti tendono a scordarlo, alcuni non l’hanno mai saputo, ma l’intera architettura dell’Unione Europa si basa sulla cessione della sovranità. I paesi membri hanno ceduto – e stanno cedendo – pezzi della loro sovranità al livello comunitario. Quella monetaria, ad esempio, non ci compete più da tempo (non possiamo stampare l’euro). Da qualche periodo, poi, non è più cosa nostra nemmeno la sovranità fiscale. Un esempio è la Legge di Stabilità. Per giungere in Parlamento è dovuta passare da Bruxelles, dove i commissari Ue l’hanno studiata, analizzata e approvata.

Siamo sotto l’influenza della Germania

Possono sembrare due concetti distanti, ma in realtà il secondo è il corollario del primo. In un’Europa dove i membri, presi singolarmente, contano meno di quanto non contassero quindici anni fa, un paese che voglia fare i propri interessi è costretto a fare leva su elementi “non formali”, come la capacità di influenzare le scelte e il possesso di un certo potere contrattuale. E’ il caso della Germania. In teoria ha le stesse possibilità dell’Italia; nella pratica, ne ha molte di più. I tedeschi sono i più ricchi, i più importanti (proprio perché sono tra i pochi ad alzare le medie Ue). L’Europa, spiace dirlo, è a trazione tedesca. E’ per questo che non ci sono e non sono stati introdotti gli eurobond, e i PIIGS sono ancora costretti all’austerità (Il nostro debito, così come quello della Grecia e del Portogallo, è in mano alla Germania).

Siamo guidati dal pilota automatico

L’Unione Europea dà l’impressione di essere un aereo che si sta schiantando contro una montagna, con il solo pilota automatico a guidarlo. Nel Continente, tutti – tra gli addetti ai lavori – sanno che l’austerity porta alla recessione e che un crollo come quello attuale si cura con medicine che sono proprio l’esatto opposto di quanto è stato somministrato fino ad ora. Tutti sanno ma nessuno parla di cambiare (il 15 novembre il commissario Ue Olli Rehn richiamava ancora all’austerity). Come se non potesse fare nulla per modificare la rotta. Perché? Il motivo, forse, è che l’Europa si è ormai spinta troppo in là per cambiare natura. L’Ue si è cristallizzata in una forma ben precisa. Sembra un concetto strano ma è quanto emerge a più riprese dalle dichiarazioni dei vertici del Continente. Draghi, per esempio, all’indomani delle elezioni politiche italiane rassicurava così gli investitori impauriti dall’assenza di Governo: “L’Italia ha ormai il pilota automatica, proseguirà nel suo lavoro di riforme”.

Foto originale by Images Money